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TERZA STAZIONE QUARESIMALE
1 marzo 1996 - S. MARIA NUOVA

1. “Se la vostra giustizia ...”. Carissimi, quando la S. Scrittura parla di giustizia, non intende solo parlare di quell’attitudine che deve regolare i rapporti fra le persone umane. Ciascuno di noi è chiamato ad essere giusto con Dio. La giustizia verso Dio consiste nella fedeltà, nella obbedienza alla volontà di Dio espressa nella Legge e nei Profeti, cioè nella sua Rivelazione.
 Il tempo quaresimale ci invita a meditare con profondità sulla nostra esistenza cristiana: questa sera il Signore ci ricorda con una forza straordinaria, che la nostra vita non può essere vissuta in maniera autonoma. Ciascuno di noi non è legge a se stesso. Ciascuno di noi risponderà di se stesso in relazione ai precetti della Legge e dei Profeti. Insomma, la nostra deve essere un’esistenza obbediente. Per quale ragione? quale è il fondamento di questa esigenza? “Non pensate che ...” . La ragione è che Cristo “non ha abolito, ma ampliato e completato i precetti naturali della legge, quei precetti per mezzo dei quali l’uomo è giustificato” (S. Ireneo). Cristo è la realizzazione perfetta della legge rivelata: in Lui essa si è perfettamente compiuta. Noi che siamo suoi discepoli, non possiamo non seguirlo in questa obbedienza.
E’ mediante questa obbedienza che la nostra libertà trova la sua vera e piena realizzazione: la legge di Dio, infatti, non attenua né tanto meno elimina la libertà dell’uomo. Al contrario la garantisce e la promuove.
Nella luce di questa parola di Dio, dobbiamo guardarci dal far proprie tutte quelle correnti culturali odierne che pongono al loro centro un presunto conflitto fra la libertà dell’uomo e la legge morale. L’autonomia della coscienza morale come fonte ultima, come creatrice dei valori, come istanza ultima del nostro agire, è da respingersi come contraria alla verità della nostra persona.
 La vera autonomia dell’uomo consiste nell’obbedienza alla Legge santa di Dio: questa ci libera da tutto ciò che ci rende schiavi. Libertà dell’uomo e legge di Dio si compenetrano reciprocamente: in questo sta la grandezza della nostra persona.
 Esistono tuttavia vari gradi di perfezione, vari modi di compiere la santa legge di Dio. Gesù ci ammonisce: “se la vostra giustizia ...”. Esiste un modo che non è sufficiente per entrare nel Regno dei cieli: quello degli scribi e dei farisei. La nostra obbedienza deve essere nel cuore, non solo nelle opere esterne: è il cuore della persona che deve essere giusto. La giustizia richiesta al discepolo sovrabbonda rispetto a quella dei farisei, perché è tutta la persona che viene conquistata dall’obbedienza al Signore.

2. Ascoltando questa pagina del Vangelo, possiamo essere presi da un certo senso di smarrimento, di fronte ad una richiesta tanto esigente. Da questo senso di smarrimento possono nascere due atteggiamenti ugualmente sbagliati.
 Il primo è di pensare che la legge della vita cristiana sia il compromesso e non, come è, la tensione verso la santità, cioè la perfezione della carità.
 Il secondo è di pensare che l’attuazione della legge di Dio sia affare nostro, dipenda fondamentalmente dalla nostra libertà e dalle forze, supposte più o meno intatte, della nostra volontà.
 I due atteggiamenti nascono dal dimenticare che chi opera in noi, non senza di noi, la giustizia, è lo Spirito Santo che ci è stato donato. (cfr. Rom. 8). Il Signore non ordina nulla senza averci già donato la capacità di compierlo. Il tempo della Quaresima è il tempo in cui ci è donato con più abbondanza la grazia e il dono dello Spirito, perché la nostra libertà sia liberata dalla sua incapacità di ubbidire alla Legge di Dio. Lo Spirito Santo “non solo insegna che cosa è necessario compiere illuminando l’intelletto sulle cose da fare, ma anche inclina ad agire con rettitudine”. Possiamo allora concludere con la preghiera di S. Agostino: “Dona, o Signore, ciò che comandi e comanda pure ciò che vuoi”.