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Quaresima: tempo di silenzio e di libertà
Intervista a cura di Massimo Manservigi apparsa sul settimanale diocesano "la Voce di Ferrara-Comacchio"
1 marzo 2003

Incontro con Mons. Caffarra, che alle soglie della Quaresima ne chiarisce alcuni punti fondamentali per permetterci di viverla fino in fondo con coerenza e consapevolezza cristiana.

D. Siamo all’inizio di marzo e la Quaresima è ormai alle porte: qual è il senso di questo tempo liturgico all’interno del cammino di vita cristiana?

Come sappiamo la Quaresima è il tempo che ci prepara alla celebrazione della Pasqua. Questa non è solo una connotazione cronologica, ma esprime davvero il suo senso fondamentale. Attraverso le settimane di preparazione alla Resurrezione di Gesù, il battezzato rivive la sua iniziazione cristiana, il suo inserimento nel mistero di Cristo, la rigenerazione della sua umanità. In questa prospettiva si comprendono le prerogative fondamentali della Quaresima e ciò a cui la Chiesa sempre invita i cristiani in questo periodo, la preghiera cioè, il digiuno e l’elemosina. Tutte e tre queste indicazioni sono sintetizzate in una sola cifra, quella della nostra conversione.

D. Il 5 marzo, mercoledì delle Ceneri, il Papa ha invitato al digiuno per la Pace.

Non è un fatto che faccia violenza al senso profondo della Quaresima, anzi direi che ne esprime in modo eminente la logica più profonda. La Quaresima, come dicevo prima, è il tempo della conversione. Conversione significa lasciare quella falsità di se stessi e su se stessi che genera un esercizio della libertà di tutti contro tutti, perché è un esercizio governato dalla logica della prepotenza e dell’egoismo.

Si comprende allora come la vera radice della Pace sia dentro al cuore dell’uomo, senza naturalmente disprezzare i necessari tentativi a livello istituzionale sia statale che internazionale per ottenerla.

Il fatto che il Santo Padre ci chieda di intenzionare il nostro cammino di Quaresima alla Pace, è quindi un richiamo molto forte all’esigenza della conversione dei nostri cuori, perché solo da un cuore rinnovato può nascere una vera Pace tra le persone.

D. La Pace parte dal cuore dell’uomo. Ciò significa che la sola valorizzazione di tutti gli sforzi istituzionali non basta, perché non c’è nessuno sforzo che possa avere un qualche esito se non parte dall’eliminazione della guerra che c’è dentro di noi. Da questo punto di vista esiste un piccolo paradosso: da una parte si cerca di fare la Pace, ma per noi cristiani questa è un dono che va richiesto. La Pace è un dono.

Come ci sta dicendo il Santo Padre in questi mesi, proprio perché la Pace è un dono, sappiamo che non ci è dovuto.

Per definizione, infatti, nessuno ha diritto ad avere un dono. Non c’è che una modalità per ottenerlo: chiederlo.

Purtroppo i grandi mezzi di comunicazione sociale dimenticano e censurano questo aspetto dell’impegno del Papa e della Chiesa Cattolica per la Pace.

Quasi ogni giorno egli ci invita a prendere in mano il Rosario e pregare Maria: la Pace è nelle mani della Madonna. Viene sottolineato solo il lato istituzionale, quello più facilmente rilevabile o impressionante, ma la cosa più importante è invece proprio la preghiera.

La Pace è un dono di Dio e i mezzi attraverso cui il Cristianesimo ha chiesto umilmente un dono al Signore sono stati sempre fondamentalmente tre: la preghiera unita al digiuno e una grande attenzione a chi è più povero.

E così, ritroviamo le tre grandi opere dell’esercizio quaresimale: preghiera, digiuno, elemosina, unite tra di loro da una logica interna molto profonda.

Senza questa logica profondamente umana e cristiana, perché è generata da una coscienza vera dell’uomo e della sua dignità, si rischia — come è stato giustamente scritto — di riempire le piazze di odio, non di pace.

D. La Quaresima è una prassi liturgica di vita cristiana, ma ha anche plasmato culturalmente la nostra società e il nostro modo di vivere. Qual è il messaggio della Quaresima per il mondo?

Definirei enorme la rilevanza culturale del periodo che ci apprestiamo a vivere ed è un’importanza che oggi difficilmente potremmo sottovalutare per diverse ragioni.

Prima di tutto, la Quaresima richiama tutta la società occidentale ad uno stile di vita fatto di un’austerità di cui avvertiamo sempre più il bisogno.

Non si può impostare continuamente l’esistenza umana sul consumo di beni la cui produzione non ha alcuna ragion d’essere che quella di venire consumati il prima possibile.

In secondo luogo, questo stile di austerità insegna alla cultura di oggi che dobbiamo ripensare seriamente il nostro modo di concepire e di vivere l’esperienza della nostra libertà.

La Quaresima ci educa ad una libertà che è dipendenza dalla verità, capace quindi di affrontare ciò che è arduo nella vita come ciò che è più necessario per la vita stessa.

La Quaresima pertanto richiama l’Occidente a ripensare al suo modo di essere libero.

Il terzo punto su cui vorrei richiamare l’attenzione è il seguente: la Quaresima nell’esperienza della vita cristiana è un momento in cui siamo chiamati a riflettere sull’importanza del silenzio, del raccoglimento.

Pensiamo oggi al bisogno — anche psicofisico — che l’uomo dell’Occidente ha di avere spazi di silenzio, momenti in cui stare solo con se stesso.

La gamma del digiuno va al di là dell’astinenza dai cibi e dalle bevande, ma è astinenza dall’uso dei mezzi televisivi: è un dare più spazio alla meditazione personale.

È insomma una rieducazione della nostra umanità.

Mi limito a sottolineare solo queste tre dimensioni di quello che definisco l’impatto culturale della Quaresima celebrata seriamente dalla comunità cristiana.