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GIOVANNI PAOLO II e MARIA: primo tentativo di capire una presenza
Presentazione del volume Totus Tuus. Il magistero mariano negli scritti di Giovanni Paolo II
Istituto Veritatis Splendor, 14 giugno 2005


La presenza di Maria nel pontificato di Giovanni Paolo II può essere considerata da due punti di vista. Il primo più oggettivo e formale consiste nella considerazione dei contenuti del suo magistero mariologico. È l’approccio propriamente teologico che tiene conto di tutti i criteri interpretativi dei testi del magistero pontificio. Il secondo punto di vista è più soggettivo ed esistenziale. Esso considera la presenza mariana nella biografia spirituale di K. Woitila-Giovanni Paolo II. Presenza che non si riduce alla sua personale devozione mariana, ben nota a tutta la Chiesa, ma denota la collocazione che Maria ebbe nell’itinerarium mentis in Deum che fu proprio di K. Woitila-Giovanni Paolo II.

Questa sera avremo due apporti, dopo questa mia breve riflessione, che si muoveranno rispettivamente il primo dentro alla riflessione teologica, il secondo nella considerazione più soggettiva-esistenziale.

Da parte mia vorrei pormi alle … spalle di ambedue gli approcci: nel punto da cui si dipartono. Individuo e colloco questo punto di partenza nella risposta alla seguente domanda: come e perché la figura di Maria entra nella vita interiore di K. Woitila-Giovanni Paolo II?

La risposta a questa domanda è difficile perché è difficile la risposta ad una domanda ancora più profonda, da cui dipende: quale è la chiave interpretativa radicale della biografia spirituale di K. Woitila-Giovanni Paolo II? Proverò dunque ad abbozzare un cammino di questo genere, distribuendo questa mia breve riflessione in due punti. Nel primo tenterò una risposta alla seconda domanda; nel secondo cercherò di rispondere alla prima.

1. Giovanni Paolo II ha intitolato uno dei suoi scritti autobiografici nel modo seguente: "Alziamoci ed andiamo".

Queste sono le parole che Gesù, secondo l’evangelista Matteo, rivolge agli apostoli addormentati nel Getzemani, nel momento in cui Cristo, dopo una lotta interiore che lo porta fino a sudare sangue, entra nella sua passione redentrice dell'uomo [cfr. Mt 26,46]. Gli apostoli, anche Pietro, si erano addormentati. Predicando gli Esercizi Spirituali a Paolo VI, il card. K. Woitila aveva detto [citando quasi alla lettera Pascal]: "la preghiera nell’Orto degli ulivi continua" e quindi aveva esortato il successore di Pietro ad essere con Cristo, col Cristo "Redemptor hominis", nella sua passione per ri-creare l’uomo distrutto dal peccato. Non bisogna dormire; Pietro deve alzarsi ed andare con Cristo nel momento in cui Egli introduce il mistero della Redenzione nel mistero della Creazione e dice: "ecco io faccio nuove tutte le cose".

Nel dramma "Raggi di paternità", K. Woitila scriveva: "o umanità, che puoi essere realizzata fino al tuo limite più alto, o annientata fino a quello più basso! Quale distanza c’è fra questi due limiti? L’io e le metamorfosi di tanti uomini. È questo che ho sempre davanti" [in Tutte le opere letterarie, Bompiani ed., Milano 2001, pag. 889]. Il dramma dell’uomo è "recitato" fra questi due limiti. Giovanni Paolo II non vuole dormire. Vuole essere con Cristo vicino ad ogni uomo perché questi ritrovi se stesso nell’unico luogo dove può trovarsi: in Cristo.

La chiave interpretativa unitaria della biografia spirituale di Giovanni Paolo II è dunque la seguente? Collocarsi dentro all’atto redentivo di Cristo per essere con Lui e in Lui servo della redenzione dell’uomo? Se così fosse, Giovanni Paolo II si trova nella compagnia di tutti i grandi mistici del XX secolo, il secolo della vergogna e dell’omicidio perché fu il secolo del deicidio organizzato: Teresa del Bambino Gesù, Gemma Galgani, Silvano del Monte Athos, Padre Pio, Teresa Benedetta Stein, Faustina. Uomini e donne che hanno portato il peso della miseria umana perché hanno visto la misericordia di Dio: chiamati a "dimorare nell’inferno senza disperazione".

2. Ho cercato di abbozzare un’interpretazione della biografia spirituale di Giovanni Paolo II. È dentro a quest’esperienza profonda del mistero della Redenzione che la presenza Dio Maria diventa imprescindibile, direi inevitabile: "Maria è nella storia della salvezza fin dall’inizio e vi rimarrà fino alla fine" [K. Woitila, Segno di contraddizione, Gribaudi ed., Milano 2001, pag. 191].

Esiste un legame misterioso ma reale fra la persona di Maria e le origini dell’uomo, perché proprio all’origine del mistero della redenzione furono pronunciate in riferimento a Lei le parole riguardanti la donna [cfr. Gen 3,15]. "Redemptoris mater" essa è invocata perché la libertà dell’uomo che cade, possa risorgere: "succurre cadenti surgere qui curat populo". Maria è collocata nello spazio segnato dai due limiti di cui parlava "Raggi di paternità". Il Redentore dell’uomo non ha voluto introdurre il mistero della redenzione nel mistero della creazione senza la co-operazione della donna.

La vicinanza a Cristo è necessariamente vicinanza a Maria e la vicinanza a Maria introduce più profondamente nel mistero della redenzione. Nel suo cammino verso l’uomo; nel suo camminare sulla "via che è l’uomo", Giovanni Paolo II non poteva non essere con Maria, "Remptoris mater". Il suo Testamento spirituale, sguardo retrospettivo sulla sua vita, è scandito dal "totus tuus": un’appartenenza a Cristo per Mariam che genera un’appartenenza all’uomo, ad ogni uomo affidato sulla Croce alla maternità di Maria.