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MEDITAZIONE SULLO SPIRITO SANTO
Veglia di Pentecoste
07-06-03

Questa veglia, la più santa dopo quella pasquale, nasce ed è come nutrita da una certezza di fede: lo Spirito Santo è il Dono. È questo il nome appropriato dello Spirito Santo: Dono perché procede dal Padre e dal Figlio come Amore; Dono perché, in quanto Amore, è "ciò che" viene donato all’uomo.

L’attitudine fondamentale quindi deve essere quella dell’attesa umile, non della pretesa arrogante: Egli deve essere invocato, perché non può a nessun titolo essere esigito.

Che cosa deve muoverci a questa invocazione? Perché ci è chiesto di attendere questo dono? Per una duplice serie di motivi, svelatici dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato.

1. La persona dello Spirito Santo è l’unica persona divina di cui non conosciamo il nome proprio. Egli non muove l’attenzione del credente su di Sé: si rende presente in vista di un Altro. È come l’occhio con cui noi possiamo guardare e gustare la realtà, ma che non è mai esso stesso guardato.

Lo Spirito Santo è Colui che ci fa "guardare a Cristo": che ci introduce nel mistero di Cristo. Attraverso la conoscenza del mistero di Cristo ci introduce nella conoscenza del Padre; ci dona la conoscenza della realtà nella sua intera verità e nel suo vero significato. Ci fa uscire dalla nostra cecità; ci dona la conoscenza di quel tutto entro il quale ogni nostra verità frammentaria si inserisce e si compone. Come abbiamo appena ascoltato, i cieli si aprirono alla discesa dello Spirito: l’uomo diventa capace di uno sguardo nuovo sulla realtà perché lo Spirito gli ha rivelato il mistero di Cristo.

Ma di che natura è questa conoscenza? Essa consiste in un contatto reale colla cosa conosciuta. Non conosciamo più "per sentito dire"; ma di ciò di cui la Chiesa leggendo e spiegando la Scrittura ci parla, lo Spirito Santo ci dona una esperienza diretta. È quel "sensus fidei" che costituisce la dotazione più preziosa di ogni fedele.

Questa conoscenza donataci dallo Spirito è una conoscenza profondamente unitaria, perché ci fa vedere tutte le cose ricapitolate in Gesù, il Signore crocefisso e risorto. Agli sposi fa comprendere il loro amore coniugale come partecipazione all’amore stesso di Cristo; a noi sacerdoti fa comprendere il nostro ministero pastorale come opera che compiamo "in persona Christi"; ai sofferenti fa comprendere che la loro passione è il compimento della passione di Cristo nelle loro carni; ai morenti che la loro morte è morire in Cristo.

Attendiamo ed invochiamo il Dono che è lo Spirito Santo, perché abbiamo bisogno di conoscere realmente, non solo per sentito dire, Gesù il Signore Risorto; di conoscere la sua opera redentiva; di conoscere ogni realtà in Cristo e per mezzo di Cristo.

2. La parola di Dio che abbiamo ascoltato ci rivela anche un altra ragione del bisogno che abbiamo di ricevere questo Dono, e dunque di chiederlo con insistenza.

"Fratelli", ci ha appena detto l’Apostolo "noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne…".

Questa parola ci introduce nel mistero più intimo della nostra persona: l’uomo, ciascuno di noi è soggetto a due fondamentali ed opposte tendenze; a seconda di quella seguita, egli entra nella via della vita o nella via della morte. E fino a questo livello di comprensione della nostra vicenda esistenziale possiamo giungere anche da soli, facendo solo un po’ di attenzione a ciò che accade in ciascuno di noi. L’Apostolo ci rivela però una verità molto più profonda: quella duplice tendenza è la tendenza della carne e la tendenza dello Spirito. Alla persona battezzata e cresimata è stato fatto il dono dello Spirito perché sia Egli a muovere l’uomo, ad ispirare la sua libertà, poiché "quelli … che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio".

Qui noi ci troviamo nel cuore del dramma umano. Siamo sempre in bilico. Nella nostra persona si scontrano due opposte tendenze: una che ha origine dalla nostra dipendenza originaria dal Satana, dovuta al peccato; l’altra che ha origine dalla divina persona dello Spirito Santo che dimora in noi. La nostra liberazione dalla prima può venire solo dalla forza dello Spirito Santo, da una sua presenza quindi sempre più intima nella nostra persona. L’Apostolo ci ha insegnato questa sera la verità centrale sulla vita cristiana: la vita cristiana è semplicemente la nostra libertà esercitata solo in dipendenza dallo Spirito Santo. Egli è l’unica legge del cristiano. Siamo sempre tentati di contrattare col Cristo uno spazio di autonomo esercizio della nostra libertà: in realtà è un ricadere nella schiavitù. Ciò che costituisce la libertà cristiana è la dipendenza dallo Spirito Santo.

Ma a che cosa ci spinge la mozione dello Spirito Santo dentro di noi? L’Apostolo Paolo ce lo insegna in modo sintetico: "perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito". Ci spinge al compimento della "giustizia della legge". Anche Gesù nel discorso del mondo parla di un "compimento perfetto della Legge". Essa è Cristo stesso, e lo Spirito che ci inserisce in Lui, ci spinge a vivere come Lui. "Essere mossi dallo Spirito Santo vuol dire per noi essere figli. Siamo figli solo nella misura in cui siamo docili alla sua azione divina. L’opera dello Spirito Santo è precisamente il farci a immagine di Gesù, il trasformarci nel Cristo" [D. Barsotti, in Divus Thomas 34,1/2003, pag. 142]. Ed in questo si compie l’opera dello Spirito Santo: formare Cristo in noi e noi in Cristo.

Quest’opera è la Chiesa: la perfezione di tutto l’universo ed il suo supremo compimento. Essa è il "Christus totus": Cristo nella totale compiutezza del suo essere, formato dallo Spirito Santo.

L’invocazione che ci sia donato lo Spirito Santo è invocazione che si costituisca fra noi, da noi, in noi la Chiesa di Cristo: sempre più profondamente. Essa è la patria e la dimora eterna in cui lo Spirito Santo ci colloca: "O umiltà, o sublimità; … abitazione terrena e palazzo celeste; casa di fango e aula regale; corpo di morte e tempio di luce; oggetto di disprezzo da parte dei superbi e sposa di Cristo" [S. Bernardo, Sermoni sul Cantico dei Cantici 27,14].