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ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
Ordinazione Diaconi
Ferrara, 25 marzo 2000

1. "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà". Lo Spirito Santo ha voluto rivelarci attraverso l’autore della lettera agli Ebrei il primo atto umano compiuto dal Verbo incarnato, nello stesso momento in cui veniva concepito da Maria nella nostra natura. Ed il primo atto umano è stato un atto di totale obbedienza al Padre: "ecco io vengo per fare, o Dio, la tua volontà".

Poiché la nostra natura umana non è solo spirituale, ma è fatta anche di carne ed ossa, è normale che quanto è stato deciso dalla nostra libertà nello spirito si esprima e si realizzi nel corpo ed attraverso il corpo. Con tutto il suo peso spirituale, la nostra libertà tende a questa espressione corporea delle sue scelte. L’atto di obbedienza al Padre, che sta all’inizio della vita umana del Verbo incarnato, si esprime nel corpo: nell’offerta che egli fa di se stesso nel suo corpo. "Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: "tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato"". Il primo atto umano compiuto dal Verbo incarnato è stato un atto di obbedienza al Padre, che si esprime nell’offerta del suo corpo.

Ma la Parola di Dio, carissimi fratelli e sorelle, ci fa una rivelazione ancora più sconvolgente. Riascoltiamo: "è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre". Qui è racchiusa tutta la sconfinata verità del mistero della nostra redenzione! L’atto di offerta che Cristo ha fatto di Se stesso nel suo corpo, non ha riguardato solo Lui. Quell’atto ha cambiato radicalmente la nostra condizione umana, non solo perché è stato compiuto in nostro favore, ma anche e soprattutto perché lo ha compiuto in una misteriosa e reale identificazione con ciascuno di noi. Ciascuno di noi era con ed in Cristo nel momento in cui Egli disse: "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà". Ciascuno di noi in Lui ha detto: "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà". "Con la sua incarnazione, infatti, il Figlio stesso di Dio si è unito in certo modo a ogni uomo" (Cost. past. Gaudium et Spes 22; EV 1/1386).

Queste parole ci fanno capire quale è la vera posizione della persona umana, di ciascuno di noi, dentro alla storia; quale sia la sfida vera con cui la nostra libertà deve fare ogni giorno i conti. L’uomo è posto fra due solidarietà fra loro contrarie, e la sua libertà è continuamente sfidata a scegliere l’una o l’altra. Mi spiego.

La persona umana, quando viene concepita, non appartiene solo a Cristo, in virtù della incarnazione redentrice; essa appartiene, in forza della generazione umana che l’ha fatta essere, anche ad Adamo, a colui che si è opposto al progetto di Dio. La nostra vita si svolge dentro a questa doppia solidarietà: col vecchio Adamo nel peccato, col nuovo Adamo nel cammino della redenzione. L’una e l’altra appartenenza si presentano alla nostra libertà, perché scelga personalmente fra le due possibilità di esistenza. Più precisamente. Nel momento in cui ciascuno di noi giunge all’uso della ragione, già battezzato e quindi già inserito in Cristo, deve fare sua questa comunione con Cristo, consentendo che la vita di Cristo pervada sempre più la propria. Ma può anche decidere di ricadere nella solidarietà del male e dell’egoismo: di rifiutarsi all’amore del Padre. La nostra libertà è sempre provocata da questa sfida.

2. "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". Queste parole di Maria sono l’eco delle parole del Verbo che dopo qualche istante avrebbe preso da lei la nostra natura umana. Esse esprimono il primo atto di fede cristiana, in assoluto, ed è attraverso esse che Maria viene introdotta nel mistero (della redenzione) di Cristo.

Quando, infatti, turbata dal saluto dell’angelo chiede spiegazioni, Gabriele le dice: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la Sua ombra l’Altissimo; colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio". L’annunciazione, pertanto, è la rivelazione del mistero dell’incarnazione e della redenzione, all’inizio stesso del suo compimento. Maria, dicendo "Eccomi, sono la serva del Signore", rende possibile questo mistero e quindi ella viene collocata proprio al centro stesso di quello scontro fra due solidarietà di cui parlavo prima.

Subito dopo il peccato, l’inizio della perdizione umana, il Signore Iddio aveva detto: "io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe" (Gen 3,15). Maria è nella lotta perché l’uomo sia liberato dalla sua solidarietà col Satana: non sia più della sua stirpe. E ciò viene confermato nell’ultimo libro della S. Scrittura, l’Apocalisse, dove nello scontro fra le due appartenenze e solidarietà, torna di nuovo il segno della "donna" e la sua discendenza, "quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù" (Ap 12,17b).

3. Carissimi Saverio ed Alessio, ciò che attraverso l’imposizione delle mie mani lo Spirito Santo compirà in voi, si inscrive nel grande mistero della Redenzione. Questa sera voi sarete inseriti per sempre dentro a questo mistero in un modo unico, perché la vostra persona sarà veramente configurata a Cristo redentore dell’uomo: posti anche voi al centro stesso delle due opposte solidarietà che configurano drammaticamente la storia umana.

Attraverso l’esercizio del ministero ordinato, voi rendete possibile l’unione di Cristo con l’uomo e dell’uomo con Cristo, e così salvate l’uomo. Questo incontro infatti è l’unica possibilità per l’uomo di ritrovare se stesso, e la Chiesa non ha altra ragione d’essere che rendere possibile ad ogni uomo questo impatto fra il mistero di Cristo e la realtà dell’uomo. Perché questi esca dalla solidarietà del male, fatta oggi di paura, di relativismo scettico, di insignificanza e di noia. E non c’è via di uscita, se non nella unione con Cristo. Solo Lui ci rivela il significato dell’esistenza nello sconfinato mistero dell’universo, nel vortice imprevedibile della storia.

Che cosa vi è chiesto, questa sera? Di dire con Maria: "eccomi, sono la serva [il servo] del Signore". E di dirlo: "una volta per sempre", nel santo voto della definitiva consacrazione verginale, per essere servi della redenzione con cuore indiviso.

Consentitemi di chiudere con una parola ai giovani. Carissimi ragazzi e ragazze: vedete a quali grandezze la vostra persona è chiamata, da quali sfide la vostra libertà è provocata? Saverio ed Alessio hanno accolto queste sfide supreme. Non dilapidate la vostra ricchezza più grande: il vostro cuore. Esso è bisogno sconfinato, è capacità di dono. Che ciascuno di voi dica: "Eccomi, sono la tua serva, Signore: dimmi ciò che vuoi che io faccia e dammi la forza di compierlo". Amen.