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Festa di san Michele Arcangelo, Santo Patrono della Polizia di Stato
Chiesa dei Santi Gregorio e Siro, 29 settembre 2007


1. La Parola di Dio parla più di una volta del vostro santo Patrono. Uno dei luoghi in cui si parla di S. Michele lo abbiamo ascoltato nella prima lettura.

Mettendo a confronto tutte quelle pagine della Scrittura, ne abbiamo una immagine abbastanza precisa.

Michele è colui che difende l’onore di Dio [il suo nome significa: chi è come Dio?], ed impedisce che l’uomo e l’intera creazione terrestre e celeste sia deturpata dall’idolatria e dalla falsità circa Dio e l’uomo.

Se mi è consentito, potrei dire che Michele è il "capo della Polizia divina", nel senso che egli combatte perché nell’universo sia custodito l’ordine della sapienza divina e l’uomo sia difeso dalle seduzioni ingannatrici del Satana.

Quando l’ordine della sapienza divina è turbato? Ascoltate che cosa l’apostolo Paolo divinamente ispirato scrive ai Romani: "… ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa" [Rom 1,19-21].

Il disordine si introduce nel mondo quando l’uomo comincia a "vaneggiare nei suoi ragionamenti": quando cioè non adegua più la sua mente alla realtà, riconoscendola secondo la misura del suo obiettivo valore. E la più radicale ingiustizia verso la realtà è di non riconoscere più Dio come Dio. Se neghi Dio, ogni altra realtà viene falsificata.

2. Amo pensare che quando vi è stato assegnato come patrono S. Michele, lo si è fatto sullo sfondo delle riflessioni fatte sopra. Nel senso seguente.

L’ordine pubblico, le condizioni cioè di una pacifica convivenza, è uno dei beni umani più preziosi. "Conserva l’ordine" ha scritto S. Agostino "e l’ordine conserverà te". È solo nell’ordine che la persona umana, ogni persona umana, può realizzarsi nella pienezza della sua umanità.

Certamente l’ordine di cui ora stiamo parlando non raggiunge, non deve raggiungere, l’interiorità della persona: "de internis non judicat praetor" dicevano già i romani. Ma esso è pur sempre il risultato dell’esercizio della virtù della giustizia; ed ogni turbamento dell’ordine pubblico è sempre un atto di ingiustizia. Normalmente del più forte contro il più debole.

In questo sta la grandezza del vostro servizio e la dignità della divisa che portate: difendere la giustizia propria dell’ordine pubblico.

Abbiate sempre viva nella vostra coscienza la percezione di questo grande valore. Considerate sempre vostro onore difendere chi è più debole; vostra grandezza servire il bene comune; vostra ricchezza la testimonianza di una buona coscienza.