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PRECETTO PASQUALE INTERFORZE REGIONALI
Basilica di S. Francesco
16 marzo 2005


1. La pagina santa che nella prima lettura della liturgia ci è stata proposta, è di singolare attualità, carissimi fratelli.

La narrazione sacra si regge interamente sulla contrapposizione fra l’umile coerenza di tre giovani e la forza di un re, contrapposizione che ha per oggetto la libertà religiosa. "È vero" dice il re ai tre giovani "che voi non servite i miei dei e non adorate la statua d’oro che io ho fatto innalzare?"; e la risposta dei tre giovani: "sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dei e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto".

Il contrasto ha come esito l’apparente vittoria del più forte sul più debole: "ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito [il re] comandò di legare Sadrach, Mesach e Abdenego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso" con la sfida lanciata dal potere a Dio stesso: "qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano".

L’autore che scriveva questa straordinaria pagina non lo fece per comporre un libro di storia. Egli si rivolgeva al suo popolo, il popolo ebreo, che stava vivendo precisamente nella situazione narrata. Il re Antioco IV Epifane voleva imporre colla forza la propria cultura e religione, quella ellenistica, alla nazione giudaica. I giudei erano nella condizione di dover scegliere fra una sottomissione che avrebbe distrutto la propria identità e fede oppure la fedeltà alla propria religione con conseguente persecuzione e morte.

L’Apostolo Paolo ci dice: "Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi" [1Cor 10,11]. Quale ammonimento ci viene dato da questa pagina?

Un primo ammonimento, quello più grave, da far continuamente risuonare nelle nostre coscienze perché si eviti la devastazione della dignità dell’umanità dell’uomo, è l’affermazione che la persona umana, ogni persona umana, sporge nei confronti di qualsiasi altra realtà, di qualsiasi organizzazione sociale, economica, politica. Ad essa appartiene la sovranità, e una così forte indisponibilità da non consentire a nessuno di farne uso.

Ma la pagina biblica ci invita anche e soprattutto a considerare il fondamento ultimo di questa sovrana indisponibilità della persona: il suo rapporto con Dio; l’essere essa direttamente e immediatamente finalizzata a Dio come a suo fine ultimo. Lo scontro alla fine avviene sempre a questa profondità: può l’uomo, ogni uomo – dal concepito non ancora nato al malato in coma irreversibile – essere affermato nella sua sovrana dignità, se non si riconosce in Lui l’immagine di Dio? O la storia, la storia del tragico ventesimo secolo soprattutto, non dimostra che quando non si riconosce più la verità secondo la quale "homo homini res sacra" si finisce coll’accettare "homo homini lupus"?

Un altro ammonimento ci viene dalla pagina appena letta. È fuori dubbio che molti sono gli aspetti civili e politici, sociali ed istituzionali, della nostra società europea che dimostrano come il riconoscimento della dignità della persona dimori stabilmente nella coscienza dei singoli e nell’ethos dei popoli. Ma non posiamo chiudere gli occhi di fronte a certi tentativi di emarginare la presenza pubblica dei cristiani, interpretando la separazione fra la Chiesa e lo Stato nel senso di una totale ed esclusiva appartenenza del mondo allo Stato, ed assegnando alla Chiesa un ambito fuori dei confini del mondo. Alla fine fuori della vita quotidiana degli uomini.

2. Carissimi fratelli e sorelle, il Signore ha donato alla vostra meditazione questa straordinaria pagina evangelica: a voi che secondo una bella tradizione volete vivere una particolare celebrazione pasquale.

Sono sicuro che l’ammonimento biblico ha risuonato nelle vostre coscienze con particolare intensità, accompagnati come siete – ne sono sicuro – dal ricordo dei vostri morti: dei morti che appartengono ai vostri Corpi.

In un certo senso la pagina biblica che stiamo meditando, illumina in modo singolare la vostra missione ed afferma la singolare dignità del vostro servizio. Esso infatti si caratterizza, nel modo proprio a ciascun Corpo, come servizio al bene comune della nazione e della comunità fra le nazioni. E che cosa è il bene comune se non l’insieme delle condizioni che consentono ad ogni persona di realizzarsi nella sua umanità? Il servizio al bene comune è il servizio alla giustizia, quindi. Per impedire – come è narrato nella pagina biblica – che si affermi la giustizia della forza, voi siete impegnati perché si realizzi la forza della giustizia. La pagina biblica odierna vi offre il quadro fondamentale di riferimento.

Celebrando la Pasqua del Signore, noi celebriamo l’avvenimento della ricostruzione dell’umanità distrutta dal peccato, della reintegrazione dell’uomo nella sua dignità degradata dal peccato. Non a caso, fu un ufficiale dell’esercito romano il primo pagano a ricevere nella fede l’annuncio pasquale. Avvenga in ciascuno di voi ciò che è accaduto in Cornelio, centurione romano.