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S. Messa in preparazione alla Pasqua per gli studenti, i docenti ed il personale non docente dell’Università di Bologna
Cattedrale di S. Pietro, 14 marzo 2008


1. "In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù". La pagina evangelica, come avete sentito, inizia col narrare il tentativo da parte dei Giudei di lapidare Gesù.

La lapidazione era la pena capitale di chi bestemmiava, in base alla legge mosaica che voleva in questo modo proteggere il popolo contro l’idolatria. E che Gesù dovesse essere ritenuto tale, cioè idolatra – bestemmiatore, era chiaro dal momento che, gli dicono, "tu, che sei uomo, ti fai Dio".

Miei cari giovani, prestate molta attenzione a questa pagina evangelica. Gesù accetta questa sfida, e cerca di condurre i suoi interlocutori su due tipi di argomentazione.

La prima è enunciata nel modo seguente: "Non è forse scritto nella vostra Legge: io ho detto: voi siete dei?". Cioè: ci sono alcuni uomini che la Scrittura stessa chiama dio. Ora se la Scrittura dà un tale appellativo ad uomini ai quali semplicemente Dio aveva rivolto la sua parola, che cosa dovrebbe dire – argomenta Gesù – di colui che non solo ha ricevuto la parola di Dio "ma che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo"? Gesù ovviamente non puntualizza ulteriormente. Vuole solo invitare il suo interlocutore ad una lettura più attenta della S. Scrittura.

La seconda argomentazione a cui ricorre Gesù, è più semplice: "Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi, ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere". Prova della verità delle sue dichiarazioni sono le opere che Gesù compie. Gesù cioè dona al suo interlocutore un’altra possibilità di incontrarlo. Concede che per un momento si metta come fra parentesi la sua persona e si considerino le sue opere. Da queste si può risalire alla sua identità più profonda: "perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre".

Né l’una né l’altra possibilità di incontro viene accolta. E ancora "cercavano … di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani".

2. Cari giovani, questa pagina deve essere meditata molto attentamente. Essa infatti ci svela la vera difficoltà che il cuore dell’uomo può opporre alla rivelazione che Gesù fa di Se stesso, e la radice ultima di questa difficoltà.

Prima però di parlare, sia pure brevemente, e dell’una e dell’altra, dobbiamo avere ben chiaro un punto fermo nel nostro approccio al cristianesimo.

Gesù non lo incontra colui che lo inserisce dentro una categoria comune: è un profeta; è un maestro di morale; è un fondatore di religione; e così via. O lo riconosci come un "caso storico" assolutamente unico, incomparabilmente singolare o non lo incontrerai mai realmente: di questo i Giudei della pagina evangelica avevano esemplare coscienza. "Il cristianesimo non è una teoria della verità o un’interpretazione della vita. È anche questo, ma non è questo il suo nucleo essenziale. Esso è costituito da Gesù di Nazareth, dalla sua concreta esistenza, dalla sua opera, dal suo destino, cioè da una personalità storica" [R. Guardini]. Il cristianesimo è Gesù Cristo, Figlio di Dio fattosi uomo.

Quale è la difficoltà che i Giudei della pagina evangelica provarono nel percorrere le strade che Gesù indica loro per incontrarlo? Quale è la difficoltà che potete incontrare voi, oggi? Cari giovani, vogliate prestarmi attenzione perché stiamo facendo un discorso decisivo per il vostro destino di felicità o infelicità.

Sono sempre più convinto che la difficoltà principale non si colloca a livello di intelligenza, ma di volontà. Il problema non è di conoscenza della verità, ma di volontà di conoscere la medesima.

La nostra ragione, miei cari, contrariamente a quanto possono avervi insegnato, ha un’apertura infinita non limitata. Essa si apre alla realtà tutta, non solo ad una regione della realtà, quella, per intenderci, percorribile col metodo scientifico. La ragione pone domande che sono sensate, anche se la scienza ad esse non è capace di rispondere. Ma ciò non significa che queste risposte non ci siano: e risposte vere.

I Giudei del Vangelo sono invitati da Gesù a verificare le sue affermazioni. Si rifiutano di farlo, perché giudicate già in linea di principio impossibili.

Ecco: abbiamo toccato il "punto centrale". La vostra libertà può decidere di attribuirsi un potere devastante: quello di decidere in anticipo che cosa è possibile e che cosa non è possibile. Si toglie la gioia dello stupore di fronte all’imprevisto. Non è possibile che sia vero che un uomo, Gesù di Nazareth, sia Dio. Chi dice questo o è un idolatra o è uno stolto.

Miei cari giovani amici, aprite il cuore; non restringete le capacità della vostra ragione; non precludetevi la gioia di un incontro imprevedibile: incontrare Dio stesso nella carne umana. Da questa decisione dipende la vostra felicità.