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Solenne Te Deum di fine anno
Basilica di S. Petronio, 31 dicembre 2010


1. "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna". Cari amici, la sera di S. Silvestro e Capodanno coincidono ogni anno per noi credenti con l’ottava del Natale. E in essa la Chiesa pone il suo sguardo su Colei dalla quale il Verbo assunse la nostra natura umana.

La coincidenza di fine anno e Capodanno con la solennità della divina maternità di Maria non è priva di senso. Essa ci ricorda che ogni anno, l’anno che sta per finire e l’anno che sta per cominciare, ha il suo inizio nel parto di Maria, mediante il quale Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi. La datazione degli anni ha il suo principio da quel parto: a partu Virginis, come si scriveva negli antichi documenti.

Collegando lo scorrere del tempo e degli anni colla maternità di Maria, la Chiesa libera l’uomo dalla "maledizione del tempo" o, come dice un antico testo liturgico, dal "metus temporis" [dalla paura del tempo]. Maledizione e paura, perché – come scrive il poeta – "e l’uomo e le sue tombe/ e l’estreme sembianze e le reliquie/ della terra e del ciel traveste il tempo" [U. Foscolo, I sepolcri 20-22]. È la "paura del tempo" che come un tarlo insidia i nostri momenti di felicità, avendo timore che essa non duri. Ciascuno di noi porta scritta in sé l’invocazione all’istante: "fermati, sei bello".

In realtà la divina maternità di Maria che questa sera veneriamo, segna una svolta capitale nella storia spirituale dell’umanità, perché segna l’inizio della presenza in mezzo a noi del Verbo che si è fatto uomo. A causa di questa presenza, la Chiesa – comunità di coloro che credono all’evento di quella presenza – vive e trascorre il tempo in compagnia di Gesù, convinta perciò che nessuna disgrazia e nessun incidente sarà capace di eliminare quella compagnia. "Se dovessi camminare in una valle oscura" dice il Salmo "non temerei alcun male, perché tu sei con me".

Lo scorrere della nostra vita ha così assunto una nuova qualità, a causa del fatto che oggi la Chiesa ricorda: il parto della Vergine. Esso è accaduto dentro al tempo: non è un mito; è accaduto in un istante preciso. Ma venendo a vivere dentro al tempo, il Figlio di Dio lo ha redento dalla sua inconsistenza. Ciò che è accaduto allora permane per sempre, e noi possiamo goderne i frutti. La fede nel parto della Vergine ci fa superare il muro della temporalità, perché ci rende contemporanei all’Eterno.

Non stiamo infatti ricordando solamente il passato. Non è solo fine anno e Capodanno. Il mistero del Natale dura incessante e chiede di entrare nel volgere dei nostri giorni e trasformarli. È l’anno liturgico che qualifica l’anno civile.

2. Cari amici, mai come questa sera prendiamo coscienza del tempo e del suo trascorrere. Questa sera, tutti, ma soprattutto coloro che hanno responsabilità pubbliche di vario genere, sono portati a fare bilanci [non solo nell’ambito economico] consuntivi e preventivi.

L’anno appena trascorso non è stato certo un anno facile per la nostra città. C’è stata una grave crisi istituzionale. Le conseguenze del persistere delle difficoltà economiche non hanno cessato di colpire i più poveri e i più deboli, che sono in crescita continua, al punto che la nostra Chiesa, attraverso la sua Caritas, ha avuto difficoltà a farvi fronte. Sono grato a chi ha voluto sopperire ancora una volta a questa situazione, consentendoci di continuare a rispondere ai poveri.

Ma il dato più preoccupante è che il numero complessivo dei disoccupati inscritti alle liste del Centro per l’impiego, è aumentato. L’incremento ha colpito soprattutto i giovani. L’allarme che al riguardo avevo lanciato nell’Omelia di S. Petronio spero sia finalmente accolto in termini di investimenti educativi e formativi legati al tema del lavoro.

Ma sono sicuro che tutti noi questa sera vogliamo guardare con speranza all’anno nuovo. Lo stesso però abbiamo fatto lo scorso fine anno per l’anno che si chiude questa sera, e così all’indietro ogni fine anno e Capodanno. Ma allora il bisogno di sperare particolarmente forte questa sera, ed il bisogno di manifestarlo agli amici, è una necessaria illusione per evadere qualche ora dalle brutte faccende feriali? Potrebbe anche essere.

Ma la Chiesa, la Chiesa di Dio che è in Bologna, celebrando oggi la divina maternità di Maria semina ancora una volta nella coscienza di questa città e di ciascuno dei suoi abitanti, le ragioni più consistenti della speranza.

Il parto di Maria dà inizio alla presenza di Dio in mezzo a noi. Ed Egli è in mezzo a noi per dirci la verità circa la grandezza, la dignità dell’uomo. Per dirci che cosa significa essere una persona libera, essere una vera comunità civica e per aiutarci a vivere secondo la nostra dignità. Il Bambino nato da Maria accende la luce della bontà, e dà la forza di affrontare difficoltà di ogni genere.

Ed allora ogni bolognese, questa sera, deve chiedersi seriamente se questa città potrebbe custodire il diritto di sperare qualora si sradicasse da quell’evento che lungo i secoli ha formato l’ossatura della sua storia: l’evento cristiano. Ogni bolognese questa sera deve chiedersi se durante l’anno trascorso abbia custodito intatte le vere radici della nostra speranza, della nostra forza morale e spirituale, necessaria perché la nostra città non sia dominata dall’interesse privato più che dal bene comune, dal calcolo del potere più che dal servizio all’uomo.

Cari amici, lo scorrere del tempo nella nostra città, cioè la sua storia, è stato marcato dalla presenza dell’evento cristiano. Se vogliamo continuare a sperare, se vogliamo che l’augurio che ci scambieremo non sia un’usanza insignificante, partiamo da questa celebrazione coll’impegno di vigilare perché questa grande eredità non sia dilapidata, perché nessuno si permetta di disperderla.

"Salva il tuo popolo, Signore: questo popolo di Bologna generoso e nobile. E benedici la tua eredità: esso è tua eredità per sempre".