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Festa della Sacra Famiglia
Parrocchia S. Famiglia, 31 dicembre 2006


1. Cari fratelli e sorelle, se confrontiamo attentamente la prima lettura ed il S. Vangelo, vediamo che al centro stanno due ragazzi: Samuele e Gesù adolescente di dodici anni. Ambedue poi ci sono presentati appartenenti al Signore. "Per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore", dice Anna, la madre di Samuele, nel momento in cui lo dona definitivamente al servizio di Dio. "Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" dice Gesù a sua Madre Maria, svelando per la prima volta la consapevolezza di una missione da compiere, ricevuta dal Padre.

Attorno poi ai due ragazzi, Samuele e Gesù, si muovono i genitori: Elkana e Anna, genitori di Samuele; Giuseppe e Maria, genitori di Gesù. Nel primo caso, la S. Scrittura non annota difficoltà particolari nel rapporto genitori-figlio. Nel secondo caso, il Vangelo sottolinea con forza sia una difficoltà di comprensione ("ma essi non compresero le sue parole") sia uno sforzo di passare, da parte dei genitori di Gesù, dal semplice rimprovero ("figlio, perché hai fatto così?") allo sforzo di capire ("sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore").

Vedete che sono due stupendi quadri di vita familiare che mettono al centro la persona del figlio come persona che non appartiene ai genitori, ma che appartiene al Signore. Nel loro insieme queste pagine contengono un messaggio di grande attualità. Cerchiamo di comprenderlo.

2. La parola di Dio attribuisce all’epoca messianica il dono della "conversione del cuore dei padri verso i figli e del cuore dei figli verso i padri" [cfr. Mal 3,23; Sir 48,10; Lc 1,17]. Anzi, la parola profetica aggiunge che questa reciproca conversione è la condizione perché il Signore venendo "non colpisca il paese con lo sterminio".

Questa parola divina ci insegna dunque che il sereno rapporto fra genitori e figli è un bene preziosissimo. Esso è compiuto dall’atto educativo. La "conversione del cuore dei padri verso i figli e del cuore dei figli verso i padri" avviene nel rapporto educativo.

Questa definizione dell’atto educativo è assai suggestiva. Quando il genitore educa il figlio converte il suo cuore al cuore del figlio. È infatti un atto di amore, poiché fa crescere la persona del figlio nella sua intelligenza e nella sua libertà: lo genera nella sua umanità. Quando il figlio consente docilmente ad essere educato, converte il suo cuore al cuore dei genitori poiché compie il più profondo atto di fiducia: ritenere vera e buona l’interpretazione e la proposta di vita testimoniate dal genitore. È una reciproca "conversione del cuore" che accade nel rapporto educativo, poiché l’educazione pone in essere una reciproca comunione fra genitori e figli carica di profondi significati. Essa infatti è elargizione di umanità da parte di ambedue i genitori, e corrispondenza di libera novità e freschezza da parte del figlio. Maestri di umanità, i genitori, in un certo senso essi anche la apprendono dal figlio. È appunto una mirabile "conversione del cuore dei padri verso i figli e del cuore dei figli verso i padri".

3. Ma, carissimi genitori, non possiamo nasconderci la minaccia che grava su un paese quando questa conversione non accade: "non colpisca il paese collo sterminio". Non voglio oggi fermarmi a riflettere su questo aspetto della vicenda educativa. Solo due o tre telegrafiche considerazioni.

Un paese è sterminato quando il rapporto educativo genitori-figli non si realizza. Il profeta non parla di sterminio ecologico o bellico. È sterminio che devasta l’umanità delle persone, dei piccoli, dei ragazzi, dei giovani impedendone di fatto la completa fioritura. È lo sterminio che dilapida la ricchezza di una tradizione, edificata da secoli di fatica e di lavoro dei padri.

Forse stiamo ponendo le premesse – o le abbiamo già poste – per cui diventa impossibile la "conversione del cuore dei padri verso i figli o del cuore dei figli verso i padri". Possiamo noi cristiani rassegnarci a questa situazione? O la fede nel Dio che fattosi uomo diventa membro di una famiglia, non ci spinge ad assumere sulle nostre spalle la risposta alla grande "catastrofe educativa" cui rischiamo di assistere?

Dio ci conceda quanto chiederemo alla fine di questa celebrazione: "di seguire gli esempi della santa Famiglia".