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CELEBRAZIONE DI RINGRAZIAMENTO
S. Petronio, 31 dicembre 2005

Siamo venuti questa sera in questo tempio, simbolo della nostra città, colla consapevolezza profonda dello scorrere del tempo. Siamo venuti davanti al Signore della storia per ringraziarlo dell’anno trascorso, per invocarne l’aiuto sul nuovo che sta per iniziare.

Lo scorrere del tempo è sempre stato vissuto come uno dei segni più inequivocabili della fragilità della nostra vita, ed ha sempre costretto ogni persona, pensosa del proprio destino e dei destini dell’umanità, ad interrogarsi sul significato che esso ha; sul significato della storia umana nel suo insieme.

Che siano ineludibili queste domande lo si capisce bene: è come se fossimo tutti imbarcati. Ed imbarcati su un mare sempre "mosso" da tanti venti raramente favorevoli, molto più spesso contrari, per cui sorge legittima la domanda: "che tempo farà domani?". Domanda ineludibile soprattutto da parte di chi ha una qualche responsabilità della nave.

Carissimi amici, la parola di Dio in questi giorni del Natale, mediante S. Paolo soprattutto, ci viene in aiuto, poiché essa ci illumina, sulla direzione da prendere, anzi indica alcuni momenti essenziali della nostra navigazione. Quali? vorrei attirare la vostra attenzione in una sera così particolare come questa almeno su due.

1. "Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna… perché ricevessimo l’adozione a figli" [Gal. 4,4]. Ecco indicata la prima meta cui tendeva l’intera storia umana, la meta fondamentale. Essa è indicata come "pienezza del tempo". Non è stato solo lo scadere di un termine prefissato. La "pienezza del tempo" significa che la storia umana, lo scorrere del tempo andava nella direzione, verso una progressiva maturazione fino a raggiungere una "pienezza" cui era orientata. E questa pienezza è costituita dal fatto che "Dio mandò il suo Figlio nato da donna". È resa visibile, questa pienezza, a Betlemme, con la nascita di Cristo e l’annuncio gioioso fatto dagli angeli: "non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" [Lc 2,10]. È questo avvenimento che, ponendosi dentro lo scorrere dei giorni, ha mostrato che il tempo degli uomini, la loro storia era interamente orientata verso quella nascita, verso la venuta di Cristo.

2. "Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi; l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che sarà entrata la pienezza delle nazioni" [Rom 11,25].

Queste parole di S. Paolo indicano la seconda meta cui tende oggi tutta la storia: la "plenitudo gentium", la "pienezza delle nazioni" che segue alla "pienezza dei tempi" coincisa colla nascita di Cristo. La storia si muove verso un avvenimento preciso: l’ingresso di tutti i popoli nella Chiesa di Cristo. La storia è questo movimento verso l’unità di tutti i popoli, unità che si costituirà in Cristo.

La storia umana non è priva di senso; essa è intimamente intelligibile. La parola dell’Apostolo individua con molta precisione la tappa verso cui cammina il tempo presente ed il tempo futuro, il porto verso cui la nave sulla quale siamo tutti imbarcati è diretta: l’ingresso di tutti i popoli e di tutte le nazioni nel mistero cristiano della grazia e della salvezza. Procede verso la "pienezza delle genti".

È Cristo che guida questo movimento ["Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)]; è la forza dello Spirito che provoca ed alimenta questo movimento di unificazione ["avrete forza dallo Spirito Santo … e mi sarete testimoni … fino agli estremi confini della terra" (At 1,8)], perché quanto accaduto a Betlemme nella "pienezza dei tempi" sia deposto come lievito nella pasta di tutte le nazioni, e la fermenti ed animi tutta. Lo scorrere del tempo, quello che sentiamo in modo particolare questa sera, ha questa direzione, volenti o nolenti.

Quando giunse la "pienezza del tempo" vi furono fatti che in un qualche modo la significavano visibilmente. "Toto orbe in pace composito", dice la liturgia natalizia per descrivere il contesto storico in cui nacque Cristo. Augusto aveva ridotto in pace il mondo delle nazioni e fra i suoi sudditi aveva censito anche Gesù Cristo.

Se consideriamo quindi i nostri tempi, vi sono in essi "segni visibili" di quella "pienezza delle nazioni" di cui parlavo? Stiamo andando verso la costituzione di una vera unità fra i popoli analoga a quella "composizione nella pace" in cui accadde la pienezza dei tempi? Non c’è dubbio che la storia dei nostri giorni è percorsa da due forze contrapposte: una forza interiore, spirituale che spinge verso la "pienezza delle nazioni"; ed una forza interiore, spirituale di segno opposto che spinge verso la "frammentazione delle nazioni". Ed ambedue le forze si esprimono oggettivamente, istituzionalmente, creando due culture e come due civiltà – della "comunione" e della "contrapposizione" – che si mescolano nel nostro vissuto quotidiano: personale, della nostra città, della nostra nazione, del mondo.

Della nostra città, ho detto. Anche dentro al suo vissuto le due forze si incrociano e si contrappongono. Due forme di convivenza di mescolano assieme: la città della comunione e del riconoscimento reciproco e la città della frammentazione e dell’egoismo. Forze che certamente assumono anche forme obiettive, ma prendono forza esclusivamente dalle scelte di ciascuno. Con quali di queste due forze la nostra città vuole allearsi? Vorrà o no inserirsi dentro al grande movimento che spinge la storia verso la "pienezza delle nazioni"? Perché questa è stata la sua grande vocazione, scolpita perfino nel suo disegno architettonico urbano.

Ed allora, carissimi, è logico che noi tutti imbarcati su questo mare, ci chiediamo: "e che tempo farà domani?". La fede cristiana risponde: bel tempo! Bel tempo, nonostante tutto: nonostante le tempeste più o meno gravi; nonostante le correnti più o meno forti. Sì, perché il fondo dell’oceano, il fondo della storia è già stato pacificato: "la misericordia divina ha radunato da ogni luogo i frammenti, li ha fusi, al fuoco della carità e ricostituito la loro unità infranta… È così che Dio ha rifatto ciò che aveva fatto, ha riformato ciò che aveva formato" [S. Agostino, In psal 58,10].