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Domenica XXII per Annum [A]
Villa San Giacomo, 31 agosto 2014


La pagina evangelica appena proclamata segue immediatamente la pagina proclamata domenica scorsa. In questa è narrata la grande professione di fede in Gesù fatta da Pietro, e la conseguente decisione del Signore di edificare su Pietro la sua Chiesa.

Nella pagina odierna l’apostolo viene aspramente rimproverato, perché ha parlato come Satana lo ispirava. Come è stato possibile che la stessa persona passi dalla luce del Padre che gli rivela il mistero del Figlio alle tenebre di Satana? Come si spiega un tale "crollo spirituale"?

 

1. La risposta la troviamo nelle parole di Gesù: "non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". Potremmo tradurre questa risposta nel modo seguente: "chi può consigliarmi quale strada prendere per la mia missione? Chi vuole mettersi davanti a me ed io dietro. Ma io cammino davanti a te; non sei tu che devi camminare dietro di me. Sempre".

Cari fratelli diaconi, siamo nel "cuore" del dramma della fede. Non basta professarla in maniera retta, come Pietro aveva appena fatto. È necessario che la Divina Rivelazione, accolta mediante la retta fede, penetri nel nostro cuore; converta il nostro modo di pensare al modo di pensare di Dio, quale ci è rivelato in Gesù.

È come se Gesù dicesse: "devi accettare che la legge della tua vita, del tuo pensare, del tuo modo di essere libero sia io, non tu". Nell’uomo concreto e nella sua storia concreta le facoltà naturali dell’uomo – la sua intelligenza e la sua volontà – devono, prima o poi, entrare in collisione con il potere della grazia della verità dataci da Gesù. È ciò che tutti i grandi maestri dello spirito chiamano la purificazione della fede, fino a quando la nostra persona è interamente trascinata dall’amore crocefisso di Gesù. Gesù il Signore davanti, ed io dietro a Lui: sempre, costi ciò che costi.

Quando dimoriamo in questa attitudine fondamentale, comincia a generarsi in noi l’uomo nuovo – di cui parla Paolo – e noi non ragioniamo più secondo il criteri umani, ma secondo i criteri di Cristo. Egli è diventato nel cuore la legge del nostro pensare, del nostro amare, del nostro agire. Se non accade questo, anche il Vangelo resta una legge esteriore, che si esperimenta come una limitazione della nostra libertà.

 

2. Vorrei ora fare alcune brevi considerazioni sulla prima lettura. Il profeta Geremia ha ricevuto dal Signore un compito molto difficile: dire cose spiacevoli al popolo, anzi molto spiacevoli. "Quando parlo, devo gridare, devo proclamare: Violenza, oppressione. Così la Parola del Signore è diventata per me motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno".

Quale decisione allora prende il profeta? La decisione di tacere. "Mi dicevo: non penserò più a Lui; non parlerò più in suo nome".

Cari fratelli diaconi, quale nitida fotografia della situazione odierna è questa pagina profetica! Anche a noi è chiesto, non raramente, di dire oggi cose che non piacciono. Viviamo infatti in un contesto culturale completamente scristianizzato. Risulta sempre più vero ciò che dice l’Apostolo: "se piacessi agli uomini, non sarei servo di Cristo". Pensate, per fare un solo esempio, che cosa significa oggi annunciare il Vangelo del matrimonio.

Siamo allora tentati come il profeta Geremia: mantenere un costante silenzio su certi temi che possono essere contrari al "politicamente corretto"; oppure sposare senz’altro idee correnti, ma contrarie al Vangelo; S. Paolo dice: adulterare la Parola di Dio.

Il profeta ha superato la tentazione. Perché e come? "nel mio cuore c’era come un fuoco ardente… mi sforzavo di contenerlo, ma non ci riuscivo".

Ritorniamo a quanto vi dicevo poc’anzi. Lasciarci possedere dal pensiero di Cristo, fino al punto che dissimularlo o tacerlo coinciderebbe col tradire se stessi.