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XXXI DOMENICA PER ANNUM (C)
Cattedrale e Lippo, 30/31 ottobre 2010


1. Cari fratelli e sorelle, cari cresimandi, la narrazione ascoltata nel santo Vangelo ci commuove profondamente, poiché questa pagina è la luminosa rivelazione del vero volto di Dio. È il volto umano di Gesù, che ricerca chi è perduto.

Facciamo bene attenzione al primo personaggio del racconto: "un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco". Queste due qualifiche, capo dei funzionari del fisco e ricco, fanno di lui, in ordine alla salvezza secondo il comune sentire del tempo di Gesù, un caso disperato. La prima qualifica dice la sua appartenenza alla categoria dei ladri e dei peccatori; la seconda lo esponeva al gravissimo rischio della condanna eterna: "è più facile" aveva detto Gesù poc’anzi "a un cammello passare per la cruna di un ago che a un ricco entrare nel regno di Dio" [Lc 18,25].

Eppure questo uomo "cercava di vedere quale fosse Gesù": aveva nel cuore il desiderio di vedere Gesù. Ed allora escogita un sistema un po’ singolare: poiché era piccolo di statura "salì su un sicomoro". Zaccheo non fa nulla di più; non ha nei confronti di Gesù altri desideri che di vederlo.

Ed è a questo punto che accade l’imprevisto. Gesù decide di entrare nella vita di questa persona; di stabilire con lui un vero e proprio dialogo. E lo fa, Gesù, autoinvitandosi a casa sua. Cari fratelli e sorelle, cari cresimandi, riflettete attentamente.

Se uno chiede di venire a casa tua; di sedersi con te a tavola, vuol dire che vuole diventare tuo amico. Zaccheo poteva rifiutarsi. Non lo fece. Anzi: "in fretta scese e lo accolse pieno di gioia".

Ed accade l’evento più grande: la presenza di Gesù cambia radicalmente quell’uomo. Ladro come era, decide di dare la metà dei suoi beni ai poveri. Non solo, ma a chi aveva rubato restituirà quattro volte tanto. La presenza di Gesù ha rigenerato radicalmente l’umanità di Zaccheo, il suo modo di vivere. La presenza di Gesù, non altro.

Gesù poteva ricordare a Zaccheo il settimo comandamento "non rubare"; poteva rimproverarlo per il modo di vivere. Niente di tutto questo: non si cambia una persona dicendogli semplicemente che cosa deve/non deve fare. È la presenza di Gesù che opera il miracolo della conversione di Zaccheo: lo stare a tavola con Lui.

Ciò che è accaduto a Zaccheo può accadere a ciascuno di noi. Infatti Gesù dice che quanto è accaduto a questo uomo è il segno, potremmo dire l’esemplificazione di una "legge generale": "il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".

Ma come può accadere anche a noi quanto è accaduto a Zaccheo?

2. Cari cresimandi, fra poco riceverete il santo sacramento della Cresima. Come avete studiato a catechismo, attraverso il sacramento voi riceverete la persona divina dello Spirito Santo, e quindi Gesù stesso si farà presente nella vostra vita. Come andò in casa di Zaccheo.

Dunque, ora riceverete la Cresima; ma ogni domenica voi partecipate alla S. Messa e se siete ben preparati, ogni domenica potete ricevere in voi Gesù ricevendo l’Eucaristia. Come Zaccheo con Gesù.

In una parola: Gesù chiede di entrare nella vostra vita mediante i sacramenti della nostra fede.

Nel Vangelo avete constatato che Zaccheo non lascia passare invano Gesù in casa sua: egli compie un cambiamento radicale della propria vita. Da uomo che vuole tutto per sé non escludendo a tale scopo neppure il furto, diventa un uomo che dona: che sa amare.

Allora, cari cresimandi, non pensate che ricevendo la Cresima il vostro percorso sia finito. Al contrario. Gesù desidera essere presente nella vostra vita perché essa sia trasformata. Seguite dunque in parrocchia quanto i vostri educatori vi proporranno; ricevete santamente ogni domenica l’Eucaristia, accostandovi spesso alla Confessione. E Gesù potrà dire a ciascuno di voi: "oggi la salvezza è entrata in questa casa".