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III DOMENICA DI PASQUA
Molinella, 30 aprile 2006


1. Carissimi fedeli, celebrando con così intensa solennità i divini misteri a conclusione del vostro Congresso eucaristico decennale, siete aiutati a comprendere più profondamente ciò che fate quando ogni domenica vi riunite per celebrare l’Eucarestia.

Voi ogni domenica vivete la stessa esperienza vissuta dagli apostoli e narrata dalla pagina evangelica appena proclamata.

Essi vissero in primo luogo l’esperienza di un incontro reso possibile da una presenza: "Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: pace a voi". Carissimi fedeli, questo è lo stupendo avvenimento che accade in mezzo a noi ogni volta che nel giorno festivo celebriamo l’Eucarestia: Dio stesso, il Signore crocefisso risorto, si rende presente in mezzo a noi. Il Mistero di Dio cessa di vivere solamente in una distanza inaccessibile alle nostre forze e ai nostri desideri, e viene dentro alla nostra vita. Non si tratta di una presenza creata solo dalla nostra memoria: è una presenza reale. "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate: un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho".

La presenza del Signore in mezzo a noi ha come due dimensioni: è una presenza che si realizza nella forma di un convito; è una presenza durante la quale il Signore ci istruisce.

Il Signore si rende presente in mezzo a noi per nutrirci col suo Corpo e col suo Sangue; il Signore si rende presente in mezzo a noi per "aprire la nostra mente all’intelligenza delle Scritture". Fra il nutrimento che è il suo Corpo offerto ed il suo Sangue effuso e l’intelligenza delle Scritture esiste una rapporto molto profondo.

Avete sentito in che cosa consisteva la spiegazione che Gesù faceva delle Scritture, a che cosa mirava? consisteva nel far capire agli apostoli che esse parlavano di Lui. La sua spiegazione mirava a che gli apostoli fossero introdotti sempre più profondamente nel mistero della sua persona e della sua opera.

È ciò che accade, carissimi, ogni domenica quando celebrate l’Eucarestia. La predicazione della Chiesa che vi spiega le Scritture che leggete, mira a donarvi una degna intelligenza di quel divino sacrificio che celebrate, così che la vostra partecipazione ad esso sia più consapevole e fruttuosa.

2. La vita umana, carissimi, è distesa nel tempo. Nessuno di noi vive tutta la sua vita concentrata in un solo istante. La vita è come un racconto narrato lungo le settimane, i mesi, gli anni. Il fatto che ogni domenica voi vivete quell’avvenimento che ho appena descritto è carico di significato: è il Signore che entra nel vostro tempo, dentro lo scorrere delle vostre settimane. Che cosa grande che è questa! Per almeno due ragioni.

Lo scorrere dei nostri giorni non è un cammino privo di senso verso il nulla eterno. Esso è abitato dalla presenza fedele del Signore che ogni settimana visita la nostra vita. Abitato fedelmente dal Signore lo scorrere delle vostre giornate è un "camminare nella luce" di una Presenza che rende grande ogni istante della vostra giornata, che voi ci pensiate o meno. Il tempo è redento dal Signore. Non dimentichiamolo mai carissimi fedeli: il nostro tempo è il tempo del Signore.

L’apostolo Paolo ci dice: "tutto ciò che fate, fatelo nel nome del Signore". Certamente lo scorrere delle nostre giornate è occupato dal nostro lavoro, dalle nostre molte preoccupazioni e tribolazioni, ed anche da momenti di divertimento: il tempo "occupato" e il "tempo libero", come si suole dire. Carissimi, se ogni domenica il Signore viene dentro allo scorrere dei nostri giorni, cambia la qualità sia del tempo "occupato" che del tempo "libero". In che senso? Nel senso dettoci da S. Paolo: "tutto ciò che …". La domenica è il giorno del Signore perché le nostre giornate siano vissute per il Signore.

3. Carissimi giovani, consentitemi una parola rivolta in particolare a voi!

Voi vivete lo scorrere del tempo nella consapevolezza che in larga misura vi resta ancora da percorrere il tratto più lungo: guardate al futuro. Con quali occhi? con paura o con speranza?

Lasciate che la presenza di Cristo prenda dimora nella vostra vita: sia luce per la vostra intelligenza; sia la gioia della vostra libertà.

Chi sono i santi? Sono come tutti gli altri, nel senso che hanno vissuto una vita come la nostra, dall’alba al tramonto, istante per istante. Ma l’ordinaria quotidianità della vita si ingigantiva di momento in momento perché viveva nel rapporto con il Mistero, cioè della presenza di Cristo, la quale in forza della celebrazione eucaristica diventava sempre più consapevole e sempre più desiderata.