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Quarta Domenica per Annum
Cattedrale, 30 gennaio 2011


1. E’ a tutti voi ben noto, cari fedeli, che la nostra Chiesa sta trascorrendo un anno di intercessione perché il Padrone della messe mandi operai nella sua messe. La nostra intercessione è fatta oggi con "forti grida e lacrime", poiché in questa domenica celebriamo la giornata del Seminario.

Lo Spirito Santo ci fa oggi un grande dono: la pagina evangelica delle Beatitudini, da meditare e gustare. Cercherò ora di balbettarvi qualcosa su questa pagina, una delle più preziose della S. Scrittura.

Possiamo iniziare col ricordarci che nei Libri sacri ricorre spesso questo modo di dire: il libro dei Salmi per esempio inizia proprio nel modo seguente: "Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi…".

Di primo acchito, queste parole hanno un carattere di promessa condizionata da un comportamento. Come a dire: "se tu agirai, verrai in possesso di un grande bene, e sarai beato"; "se tu sarai puro di cuore, vedrai Dio, e sarai beato". Le beatitudini sono parole di promessa, che nello stesso tempo ci aiutano a discernere la via del bene, e quindi diventano parole-guida.

Ma questo non è tutto il significato delle Beatitudini: esse non sono solo promesse. Descrivono anche un evento di grazia che già ora accade in chi è povero di spirito, afflitto, mite, ha fame e sete di giustizia, è misericordioso, puro di cuore e operatore di pace: entrare già ora in possesso della vera beatitudine.

La cosa è paradossale: nessuno, a prima vista almeno, dice beati quelle persone. Ma il punto è proprio questo: la nostra vita va vista nella giusta prospettiva, ovvero dal punto di vista della scala dei valori di Dio, ben diversa da quella del mondo. Proprio coloro che dal punto di vista del mondo sono dei falliti, dal punto di vista di Dio sono i veri fortunati, coloro che hanno successo vero e possono godere.

Le beatitudini esprimono quindi il modo di vedere e di condurre la propria vita secondo quel "progetto di vita buona" che Gesù ha annunciato. Sono lo stile di vita proprio di Gesù e del suo discepolo; è in esso che il discepolo trova già ora vera beatitudine. Insomma, le beatitudini esprimono ciò che significa seguire Gesù: essere poveri in spirito, essere miti, puri di cuore, operatori di pace… e trovare in questa sequela la vera gioia.

E siamo così giunti al significato più profondo delle beatitudini. Esse esprimono il contenuto della sequela di Gesù, in quanto sono state vissute e realizzate da Gesù un modo esemplare. Esse sono lo stile di vita di Gesù. In altre parole, "nelle Beatitudini si manifesta il mistero di Cristo stesso, ed esse ci chiamano alla comunione con Lui" [Benedetto XVI].

2. Vi ho detto all’inizio che lo Spirito Santo ci fa il dono delle Beatitudini in questa domenica del Seminario, durante questo Anno di intercessione per le vocazioni sacerdotali.

Cari fedeli, alla luce della pagina evangelica ci appare in una luce nuova la necessità della presenza del Sacerdote fra gli uomini.

Egli è l’uomo delle Beatitudini, non solo, e non principalmente oserei dire, perché ogni sacerdote sempre le viva perfettamente. Egli è l’uomo delle Beatitudini perché è l’uomo chiamato a dirle, ad annunciarle in nome di Cristo stesso per suo mandato.

Pensate se nel mondo, se nella nostra città, si spegnesse questa voce e questo annuncio. Che cosa accadrebbe? un grande buio nella coscienza dei suoi abitanti, perché l’uomo verrebbe privato della possibilità di guardare se stesso e la società "dal punto di vista di Dio". Il "punto di vista di Dio" scomparirebbe. La conseguenza? l’esaltazione della ricchezza, la nobilitazione della violenza e della lussuria, la glorificazione di chi commette l’ingiustizia piuttosto che subirla. È questa la casa in cui vogliamo abitare: una città da cui siano assenti le Beatitudini?

Oh Signore Gesù, che questo non accada mai fra noi! Non abbandonarci a noi stessi, privandoci dei sacerdoti. Sia ogni giorno "dissipata la caligine" da chi annuncia le Beatitudini, e "non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia" [Is 8, 23]. Signore ascoltaci!