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Comitato "Cardinale Carlo Caffarra"


Inizio dell’Anno Accademico dell’Università degli Studi di Bologna
Basilica di S. Petronio, 29 ottobre 2008


1. "Un tale gli chiese: Signore, sono pochi quelli che si salvano?". Carissimi giovani, illustri docenti, la pagina evangelica inizia oggi colla domanda circa la salvezza.

Viene subito da chiederci: e l’uomo oggi ha ancora nel cuore questa domanda? Sicuramente, dal momento che ognuno di noi ha la consapevolezza che la sua propria umanità, ciò che costituisce la sua dignità regale, è a rischio. Chi non si rende conto di questo rischio non è ancora diventato un io; non si è ancora svegliato alla vita dello spirito.

Ma la domanda evangelica ci spinge questa sera ad andare oltre a questa non difficile costatazione, poiché ciò che è possibile oggi, ed anche facile, è di impoverire il contenuto di questa domanda, e quindi la ricerca dei mezzi della salvezza. È possibile censurare la domanda della salvezza nella sua dimensione più drammatica.

Riascoltiamo una Parola proclamata nella prima lettura: "ciascuno … riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene", ed ancora: "c’è un solo Signore nel cielo e … non v’è preferenza di persona presso di lui". Questa Parola ci dice che la nostra vita, alla fine, sarà giudicata, e che il giudice di noi stessi non saremo noi stessi, non saranno gli altri, ancor meno la storia: sarà il Signore Iddio. L’istanza ultima del giudizio circa la nostra vita non sarà la coscienza di ciascuno, ma il Signore stesso.

Che cosa allora deduciamo da questo? Che l’esercizio della nostra libertà, il modo con cui esercitiamo la nostra libertà è un "caso serio". È un "caso serio" perché vedendoci perdenti, non potremo cambiare le regole del gioco, dal momento che non siamo noi a costituirle. Fuori da ogni metafora. Esiste "qualcosa" che precede la nostra libertà e ne misura e giudica la qualità delle scelte: il "qualcosa" è la verità circa l’uomo. Esiste cioè una verità circa il bene dell’uomo, che precede l’esercizio della libertà e ne giudica la qualità delle scelte: "ciascuno … riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene".

Ne deriva che la costruzione della propria vita è un impegno quotidiano serio: "sforzatevi di entrare per la porta stretta", ci ha detto Gesù nel Vangelo. È la "porta stretta" di chi non erige a criterio delle sue scelte solo l’utile e/o il piacevole, ma il bene ed il giusto, è la "porta stretta" di chi sa che la sua libertà è un bene che deve essere condiviso colla libertà dell’altro, e non esercitata per affermare se stesso prescindendo o a spese dell’altro. Ma soprattutto è la "porta stretta" della sequela di Cristo, attraverso la quale solamente l’uomo giunge "a sedersi a mensa nel Regno di Dio". La vita vera non è a buon mercato.

Nel testo evangelico poi si dice: "Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta … ". La prova della vita non è ripetibile, e sbagliando una volta nella costruzione di essa, si sbaglia per sempre. Cari giovani, liberatevi da una delle più pericolose menzogne con cui il "politicamente corretto" vi sta ingannando, che cioè tutto possa essere ad esperimento, che esista solo il provvisorio; che la vita sia come la tela di Penelope che si tesse e ritesse senza fine. C’è una definitività per cui l’attimo che vivete, una volta passato non ritornerà più: si vive solo una volta.

2. Carissimi giovani, la frequenza all’Università è uno dei momenti fondamentali della vostra vita. Sono sicuro che ne siete consapevoli.

Non solo per le informazioni di cui venire in possesso in ordine al vostro lavoro futuro. Ma anche per la formazione della vostra persona.

Vorrei che continuasse a risuonare nel vostro cuore l’acclamazione con cui abbiamo accolto il Vangelo: "Dio ci ha chiamati alla fede con il Vangelo, per il possesso della gloria del Signore Gesù".

Il nostro destino non è il nulla eterno: è il possesso della gloria, della vita del Signore Gesù. Rispondete, aprite il cuore alla chiamata che vi è fatta dalla Chiesa. Non abbiate paura della "porta stretta": attraverso essa entrerete nella vera vita. Il segno della grandezza della nostra libertà è la nostra capacità di trascendere ciò che è finito e limitato, per fissarci nell’Assoluto. E l’Assoluto è venuto ad abitare in mezzo a noi. Le nostre scelte sono fatte dentro al tempo, ma costruiscono il nostro destino eterno.