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Solennità dei Santi Pietro e Paolo e ordinazione diaconale
Basilica di San Paolo Maggiore, 29 giugno 2014


Carissimi fratelli e sorelle, carissimi diaconandi, celebriamo la festa dei SS. Apostoli che hanno reso testimonianza a Cristo colla parola e col sangue. Ognuno dei due ha ricevuto dal Signore Risorto una missione particolare, la quale getta una luce particolare sul sacramento del Diaconato che state per ricevere.

1. L’apostolo Paolo ci svela il senso della sua vita e la sua missione colle seguenti parole: "perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili".

Cari fratelli: questo è Paolo. Egli è la sua missione: proclamare il messaggio. Nel testo greco: il Kerygma. Egli non ha voluto fare altro, non ha voluto neppure battezzare. Il Signore lo aveva mandato a predicare. Che cosa? Che Gesù è morto per i nostri peccati, ed è risuscitato per la nostra giustificazione.

L’Apostolo si identifica colla sua missione. Non la considerava semplicemente un dovere da compiere. La sentiva come un’esigenza del suo essere. La coscienza che egli aveva di se stesso era semplicemente la coscienza di essere "servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunciare il Vangelo di Dio" [Rm 1,1].

Giunto alla fine della sua vita, al momento di "sciogliere le vele", e pur consapevole di aver compiuto la sua missione, egli è consapevole che tutto questo gli è stato possibile perché "il Signore gli è stato vicino e gli ha dato forza".

Cari diaconandi, il rito esplicativo più significativo della vostra ordinazione è la consegna del Vangelo. Il Vangelo è messo nelle vostre mani. Quale profondità mistica ha questo gesto liturgico! Avete nelle mani il Vangelo: non abbiate mai altro. Non abbiate denaro al suo posto. Non abbiate potere al suo posto. Non cada mai il Vangelo dalle vostre mani: sia la vostra lettura preferita; sia la vostra quotidiana lettura. "Perché per vostro mezzo si compia la predicazione del Vangelo e possano sentirlo tutte le genti".

2. La missione di Pietro è più misteriosa. Gli viene assegnata da Gesù tre volte, ed in condizioni diverse.

La prima volta è narrata nella pagina evangelica appena proclamata. E la missione viene significata da tre immagini: la roccia che diventa pietra di fondamenta; le chiavi che aprono e chiudono; e il legare e sciogliere.

Più che fermarmi analiticamente su ciascuna delle tre immagini, mi piace piuttosto richiamare la vostra attenzione sul luogo in cui Gesù consegna la missione a Pietro, ed il momento.

La scena avviene alle sorgenti del Giordano, sul confine col mondo pagano. E subito dopo Gesù rivela che andrà a Gerusalemme per esservi crocifisso.

Ecco cari amici, il mistero della Chiesa: essa deve sempre stare sui confini, non al sicuro dentro al proprio terreno. Nelle periferie, ama dire il S. Padre. Ma nello stesso tempo non abbandona mai, non cessa mai di essere umiliata e crocifissa. Ciò accade in maniera emblematica in Pietro. Egli è la roccia che dà solidità alla Chiesa, ma perché – come egli dirà di se stesso nella sua prima lettura – è "testimone delle sofferenze di Cristo" [1Pt 5,1].

E così si capisce la seconda consegna della missione a Pietro. E’ un momento drammatico. Siamo nel Cenacolo, durante l’ultima cena. Gesù ha fatto di Sé un dono totale.

Egli rivela a Pietro che il diavolo ha chiesto al Padre di mettere alla prova gli apostoli. Ma c’è un limite, direi un contro-potere al potere di Satana: la preghiera di Gesù. "Io ho pregato che non venga meno la tua fede" [Lc 22,32].

Su questo sfondo drammatico si staglia la missione di Pietro: "e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli".

La fede di Pietro è custodita perché lo sia anche quella della Chiesa; perché questa non ceda mai alle suggestioni del mondo, misurando il Vangelo sulle aspettative della maggioranza. La missione di Pietro è ancorata alla preghiera di Gesù.

Cari diaconandi, abbiate sempre coscienza che da questo momento in poi entrate dentro una condizione drammatica: lo scontro fra il mondo "che giace tutto sotto il potere del diavolo" ed il Vangelo di Gesù. Non cercate compromessi: se piacerete agli uomini, non sarete servi di Cristo.

"Il Signore…mi è stato vicino e mi ha dato forza", ci ha confidato Paolo. "Ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede", dice Gesù a Pietro. Ancoratevi a Pietro e sarete ancorati alla preghiera di Cristo. In nessun momento il Signore si allontanerà. Il Vangelo è la nostra gloria e la nostra fede.