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Solenne apertura dell’Anno Paolino
Solennità dei Santi Pietro e Paolo
Cattedrale di S. Pietro, 29 giugno 2008


1. La celebrazione dei divini Misteri è oggi particolarmente lode al Signore per aver associato in modo veramente unico l’apostolo Pietro all’opera della nostra redenzione.

Quando il Redentore chiama la comunità di coloro che credono in Lui "edificio", di esso fa di Pietro il fondamento. Quando paragona la sua opera redentiva ad una pesca mediante la quale l’uomo è tolto dalla salsedine della morte, fa di Pietro il pescatore: "d’ora in poi sarai pescatore di uomini" [Lc 5,10]. Se invece il Signore considera i suoi discepoli come un gregge, affida a Pietro il compito di esserne il pastore: "pasci i miei agnelli; pasci le mie pecorelle" [Gv 21,15].

Scopriamo in tutto questo una legge fondamentale della divina condotta, che il Concilio Vaticano Secondo ha enunciato nel modo seguente: "come accade per l’unica bontà divina che viene diffusa in modi diversi: così anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nella creatura una varia cooperazione, che è partecipazione dell’unica fonte" [Cost. dogm. Lumen gentium 62,2; EV 1/437]. Di questa cooperazione Maria e Pietro sono le realizzazioni eminenti. Non a caso, come vedete, i nostri padri hanno messo in un’unica visione l’Annunciazione a Maria e la consegna delle chiavi a Pietro.

L’atto redentivo di Cristo offre a Pietro la possibilità di inserirsi liberamente nell’economia della salvezza, ricevendo da Gesù il suo ultimo destino, la sua missione: "tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa".

In che modo avviene questo inserimento? Il Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato ci dice che avviene mediante la fede; il Vangelo di Giovanni ci dice che avviene mediante l’amore: "mi ami tu, più di costoro?". Non c’è opposizione fra le due risposte, ma complementarietà.

Mediante la fede Pietro riconosce per speciale rivelazione l’identità profonda di Gesù; mediante l’amore egli si pone alla sequela di Gesù, fino alla morte. È in forza di questo legame col Signore che Pietro diventa la roccia su cui viene edificata la Chiesa.

2. Carissimi fratelli e sorelle, il papa S. Leone Magno commentando la pagina evangelica appena proclamata, scrive: "In tutta la Chiesa Pietro dice ogni giorno: tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivo. E ogni lingua che professa la fede nel Signore è istruita dal magistero di questa voce". La riflessione del grande papa è profonda, e ci aiuta a celebrare questa solennità in tutto il suo significato.

Nella persona del Papa – di Benedetto XVI – è sempre attuale la confessione di Pietro; risuona ogni giorno nel suo Magistero la stessa professione di fede di Pietro. E la nostra fede è istruita dal Magistero del Papa, in cui continua a risuonare la voce di Pietro: "tu sei il Cristo".

Carissimi fratelli e sorelle, non vi sfugga un fatto importante. Ogni volta che noi celebriamo l’Eucaristia noi facciamo il nome del Papa attualmente vivente.

Se è l’Eucaristia che fa la Chiesa quale corpo di Cristo e tempio di Dio, essa è edificata su Pietro: non si può celebrare l’Eucarestia omettendo il nome del Papa. È la celebrazione dell’Eucarestia che rende presente il mistero della nostra redenzione; ma la celebrazione si fonda sulla successione apostolica che Pietro assicura.

Carissimi fedeli, celebriamo dunque questa solennità nella gioia di essere fondati sulla pietra della comunione col Papa. Mi piace concludere con una preghiera della liturgia bizantina di oggi.

"Lasciato il mare in cui pescavi, dal cielo hai ricevuto da parte del Padre la divina rivelazione dell’incarnazione del Verbo … Davvero degnamente sei dunque diventato pietra della fede e clavigero della grazia. Pietro, divino apostolo, intercedi presso Cristo Dio perché doni la remissione delle colpe a quanti festeggiano con amore la tua santa memoria"