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Domenica IV per Annum (B)
Giornata del Seminario
Cattedrale, 29 gennaio 2012


1. Cari fratelli e sorelle, la pagina del Vangelo appena proclamata dal diacono inizia la narrazione di una giornata-tipo di Gesù, fatta dall’evangelista Marco. Attraverso l’agire di Gesù, noi veniamo a conoscere ora la sua identità personale, chi Egli è veramente.

Ho detto "ora". Noi infatti ascoltiamo la proclamazione del Vangelo non semplicemente per soddisfare una nostra curiosità storica o religiosa, ma per nutrire la nostra fede. Conoscendo il suo agire, noi approfondiamo la fede nel nostro Redentore, e quindi la nostra comunione con Lui.

Come inizia, dunque, la giornata-tipo di Gesù? Nella sinagoga, e compiendo due azioni fra loro, come vedremo, strettamente connesse: "Gesù si mise ad insegnare"; Gesù libera dalla potenza di Satana.

L’insegnamento di Gesù suscita stupore, meraviglia. Per quale ragione? "perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi". Gli scribi, gli esperti cioè e gli interpreti della Legge scritta da Dio, legittimavano i loro insegnamenti in ragione della loro fedeltà allo Scritto Sacro e del fatto che la loro interpretazione era suffragata dai richiami ai grandi maestri del passato.

Quando Gesù insegna accade qualcosa di nuovo. Egli legittima il suo insegnamento ponendosi dalla parte di Colui che ha dato la Legge santa. Osa parlare con l’autorità stessa di Dio; si mette dalla parte di Dio medesimo. Non è un interprete, ma il Signore. Nel discorso sul monte Egli dice: "È stato detto … ma io vi dico …". Si compie la promessa che Dio aveva fatto a Mosè, e che abbiamo sentito nella prima lettura: "Il Signore tuo susciterà per te, in mezzo a te, fra i suoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto".

Nella parola di Gesù è Dio stesso che parla, che dialoga con l’uomo. È questa la grande novità che gli abitanti di Cafarnao avvertono, anche se ancora confusamente, nei discorsi di Gesù. Dio è entrato nel linguaggio umano, e ha cominciato a parlare all’uomo. È la stessa esperienza che farà scrivere ad un autore sacro: "Dio … in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio" [Eb 1, 1.2].

Ma Gesù non si limita ad "insegnare con autorità". Nello stesso momento in cui Egli annuncia con potenza il Regno di Dio; illumina e dona all’uomo la grazia della verità, si scontra immediatamente col Nemico di Dio e dell’uomo, la persona di Satana.

Cari fratelli e sorelle non c’è alcun dubbio che il male morale, il male cioè della persona umana come tale, è solo frutto della sua libertà. Tuttavia la S. Scrittura parla chiaramente della nefasta influenza di colui che Gesù definisce "omicida fin dall’inizio" [Gv 8, 44]. Una influenza nefasta che Satana ha perfino provato ad esercitare nei confronti di Gesù, nel deserto. Egli agisce contro il Regno di Dio, e il bene della Chiesa; e causa gravi danni all’uomo e alla società.

Ma Gesù vive la sua giornata terrena cacciando fuori Satana. "Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo" [1 Gv 3, 8]. E lo fa colla potenza della sua parola e della sua Croce.

2. Cari fratelli e sorelle, vi dicevo che l’evangelista Marco inizia colla pagina letta la narrazione di una giornata-tipo. Potremmo dire: della giornata terrena del Verbo incarnato. Egli è venuto a vivere la nostra vita per farci dono della "grazia della verità" colla sua Parola; e per reintegrarci nella santità della nostra prima origine, liberandoci dal potere di Satana.

In che modo la nostra giornata terrena, i nostri giorni tribolati possono "intercettare" la giornata terrena del Verbo incarnato?

Cari amici, questo mirabile trait-d’union fra le due giornate è il Sacerdote. Egli infatti è il sacramento vivente della presenza del Signore in mezzo a noi; della continuazione fra noi del dies Domini. Non solo gli abitanti di Cafarnao, ma anche noi possiamo inserire le nostre tribolate giornate nella giornata terrena del Verbo incarnato.

Oggi è la Giornata del Seminario. Abbiamo dedicato l’intero anno appena trascorso alla preghiera per le vocazioni sacerdotali. Oggi ci troviamo attorno all’altare del Signore per scongiurarlo di non lasciarci senza sacerdoti. Non è questa una "ipotesi peregrina". Il sacerdote è un dono. E i doni non sono un diritto; possono solo essere chiesti.

Senza sacerdoti viene a mancare l’insegnamento di una parola detta con autorità, perché veicolo della grazia della verità; viene a mancare l’atto che distrugge le opere del diavolo, la celebrazione di quel sacrificio che caccia fuori il principe di questo mondo.

Ascoltaci, o Signore! "Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurito il suo amore sviscerato; esse sono rinnovate ogni mattina; grande è la sua fedeltà" [Lam 3, 22-23].