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Festa della Sacra Famiglia
Parrocchia della Sacra Famiglia, 28 dicembre 2014


Cari fratelli e sorelle, facendosi uomo Dio ha voluto, come ognuno di noi, nascere, crescere, ed essere educato dentro una famiglia. Da questo fatto la famiglia ha ricevuto la sua suprema elevazione e santificazione. E’ questa mistero che noi oggi celebriamo.

1. La pagina evangelica descrive con suggestiva semplicità la vita della S. Famiglia di Gesù, narrandone la crescita in una condizione di obbedienza.

La pagina sacra ci invita a fermarci su due particolari. Il primo è narrato nel modo seguente: «[Maria e Giuseppe] portano il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore».

La prima lettura ci aiuta, ci guida ad entrare profondamente in queste parole: «offrirlo al Signore». Abramo ebbe un figlio da sua moglie Sara, «nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato». I due testi comunicano la stessa verità: il figlio è dono di Dio. L’uomo, fin dal momento del suo concepimento, è formato e plasmato dalle mani di Dio. Fin da quando ha cominciato ad esistere nel grembo materno, l’uomo è il termine personalissimo dell’amore indicibile di Dio. Forse nessuno come il profeta Geremia ha avuto una coscienza così viva di questo fatto. Egli scrive: «mi fu rivolta la parola del Signore: prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni» [1, 4-5]. Gli fa eco il Salmista, che si rivolge al Signore colle seguenti parole: «su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei mio sostegno». [Sal 71 (70), 6].

Cari fratelli e sorelle: l’offerta che Giuseppe e Maria fanno del bambino al Signore nasce da questa profonda consapevolezza.

Non possiamo allora non chiederci: è ancora viva questa consapevolezza negli uomini e nelle donne di oggi? E se si sta spegnendo, che cosa rischiamo di perdere con essa?

Sembra di poter dire che oggi il figlio più che un dono atteso, sia un diritto da programmare. Quale oscuramento della coscienza morale comporta questa trasformazione culturale! Si dimentica che non si ha diritto ad una persona, ma solo alle cose. La persona umana non è un bene di cui posso disporre.

Per introdurre questa visione nel nostro modo di pensare, è stato necessario rendere il figlio funzionale al proprio progetto di felicità; al proprio benessere psicologico. “Ho bisogno di un figlio per la mia realizzazione”. A questo punto tutto diventa possibile, anche la negazione di fondamentali esigenze della persona del bambino: di avere un padre ed una madre. Il bambino diventa – come ha detto papa Francesco – una cavia su cui sperimentare la decisione di fargli intenzionalmente mancare una delle due fondamentali esigenze della sua crescita: la relazione alla madre – la relazione al padre.

La consapevolezza di questa duplice esigenza è stata così radicata nella coscienza dell’umanità che, quando per eventi indipendenti dalla volontà umana il bambino si è trovato privo di una famiglia, gli ordinamenti giuridici hanno costruito per il suo bene l’istituto dell’adozione. 


2. Cari fedeli, la parola di Dio parlando della crescita di Gesù, fa un’annotazione assai importante: [Gesù] «era sottomesso a loro» [a Giuseppe e Maria]. Non ci rimane più il tempo di riflettere su questo. Il rapporto educativo non è un rapporto fra uguali. L’educatore – in particolare: il genitore – gode di un’autorevolezza senza la quale il rapporto educativo crolla. Non aggiungo altro.

Cari fratelli, la Parola di Dio è più forte di ogni potere umano. Anche delle sentenze della Corte Costituzionale. Non lasciatevi rubare il coraggio di testimoniare la dignità di ogni bambino, pensando: “ma tanto il mondo ormai va in questa direzione!”. Questo fatalismo nasce dalla mancanza della certezza che il Signore ed il suo Vangelo sono più forti di ogni potere umano. E’ questo che noi, nella nostra povertà, siamo chiamati a dire.Vasi di creta, ma che hanno un tesoro inestimabile.