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Festa dei Santi martiri Innocenti
S. Messa con i membri della Comunità Giovanni XXIII in ricordo di don Oreste Benzi
Santuario di S. Luca, 28 dicembre 2007


1. "Erode … s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù".

Le parole ascoltate nel Santo Vangelo mettono insieme il mistero della nascita del divino Bambino ed il pericolo che Egli deve subito affrontare. Questo drammatico incontro di nascita e di minaccia, il fatto che l’annuncio della vita sia subito contrastato dalla insidia omicida, è carico di significato profetico.

Miei cari fratelli e sorelle, possiamo aiutarci a cogliere questo significato ricordando un testo del libro della Sapienza: "Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza … Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità: lo fece ad immagine della propria natura ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" [Sap 1,13-14; 2,23-24]. Dietro alla minaccia della vita dell’uomo c’è il potere di Satana; la "cultura della morte" è la sua cultura. Alla radice del comportamento di Erode come di ogni violenza contro il prossimo c’è un’obiettiva connivenza colla logica del maligno che "è stato omicida fin dall’inizio" [Gv 8,44].

In che forma, in che modo questa logica omicida si fa strada nel cuore dell’uomo? Guardiamo Erode: quel bambino lo sente estraneo e nemico. Pensiamo alla risposta che Caino, dopo aver ucciso il fratello, dà al Signore che gliene chiede conto: "Sono forse il guardiano di mio fratello?" [Gen 4,9]. Caino dice la più grande menzogna che si possa dire circa il sociale umano: nega che ciascuno sia responsabile di ciascuno.

Siamo come costretti a pensare in questo momento a quella deresponsabilizzazione dell’uomo verso l’uomo quale oggi si rivela nella mancanza di solidarietà verso i più deboli: anziani, ammalati, immigrati, donne rese schiave per la prostituzione, bambini già concepiti e non ancora nati.

E quando sono le leggi civili che – sicuramente contro l’intenzione del legislatore – educano di fatto a questa deresponsabilizzazione? Non è così colle leggi che legittimano l’aborto? Quando si consente che la persona già concepita e non ancora nata sia uccisa, si favorisce di fatto l’idea che ci siano persone estranee ad altre persone fino al punto da poter essere soppresse. La menzogna circa l’umano raggiunge il suo apice quando, come è il caso dell’aborto, l’estraneità è fra la madre e il figlio. Nessuno potrà negare che la logica delle legislazioni permissive dell’aborto è la logica del "non prendersi cura" dell’altro. Non stupisce dunque più di tanto che la logica deresponsabilizzante prema perché il tutto si compia semplicemente assumendo una pillola!

Miei cari amici, ci troviamo nel ricordo di don Oreste Benzi. Egli ha reso una testimonianza straordinaria alla verità circa i rapporti fra le persone: testimone della verità dell’amore, del "prendersi cura" di ogni persona piccola, debole, emarginata.

2. Un antico canto natalizio polacco dice: "Dio nasce, il potere trema". Miei cari amici, come è vero! E lo fu non solo nel caso di Erode, come abbiamo ascoltato nel Vangelo: è vero anche oggi, sempre.

Il potere trema forse perché Dio, come dice Gesù ai giudei che lo arrestavano, nasce attorniato da dodici legioni di angeli [cfr. Mt 26,53]? Nasce bambino, senza nessuna capacità di difendersi. Per metterlo in salvo, Maria e Giuseppe devono andare in esilio. Eppure anche noi, oggi, possiamo e dobbiamo dire: "Dio nasce, il potere trema". Perché quel bambino è la potenza dell’amore, che è la più forte di tutte. Perché a causa di quella nascita l’uomo, ogni uomo, ha acquisito una dignità che lo rende più grande di tutto l’universo intero. Perché attorno a quella culla si è formato lungo i secoli e continua a formarsi un esercito di testimoni della verità dell’uomo che, come don Oreste, scuotono le coscienze.

3. Miei cari amici, il racconto evangelico finisce ricordando il pianto di Rachele che "piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più".

Il profeta parla dell’esilio del popolo a Babilonia. Un evento che umanamente parlando congedava per sempre Israele dalla storia.

Siamo vigilanti! Quando si insidiano i fondamenti della società umana – e lo si fa quando si promulgano leggi che educano alla reciproca estraneità – il popolo rischia di andare in esilio, di rinunciare cioè alla sua umanità. Il Signore non ci faccia mai mancare le voci dei profeti, che come don Oreste, ci avvertono del pericolo.