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Domenica Trentesima per Annum (B)
Cattedrale di Fidenza, 28 ottobre 2012


Cari fratelli e sorelle, il Signore ci ha convocati a celebrare l’Eucaristia per ringraziare il Padre di ogni dono per la centenaria presenza in questa città e in questa Chiesa delle Figlie della Carità (canossiane). La parola di Dio appena ascoltata ci aiuta ad avere una comprensione più profonda dell’evento che oggi celebriamo.

1. Iniziamo dalla prima lettura. Il profeta si fa portatore di una parola che Dio dice ad un popolo distrutto. Esso infatti vive in esilio: ha perso tutto, la sua terra, le sue istituzioni politiche, il suo tempio; in una parola: la sua libertà. Non solo, ma non ci sono ragioni per sperare che la situazione possa cambiare. Che cosa dice il Signore a questo popolo?

"Innalzate canti di gioia per Giacobbe", e quel popolo distrutto è chiamato "la prima delle nazioni". Perché questo invito? "perché" dice il Signore "io sono un padre per Israele". Dio non ha dimenticato il suo popolo. Dio, il quale sembrava essersi ritirato e come appartato dalle tragiche vicende di Israele, si fa risentire e si fa presente. E Dio ha potere, Dio dà gioia, apre le porte dell’esilio; dopo la lunga notte di assenza e di silenzio, la luce di Dio appare e dà la possibilità del ritorno al suo popolo, rinnova la storia del bene, la storia del suo amore.

Cari fratelli e sorelle, tutto quanto Dio dice al suo popolo è una parola che vale solo per un passato ormai trascorso? La storia del bene, la storia dell’amore di Dio può essere narrata solo con forme verbali al passato? Dio ha parlato al suo popolo, lo ha consolato, si è fatto risentire. Oppure ciò che è accaduto nel passato, accade anche ora? In una parola: la S. Scrittura custodisce solo una memoria, o narra anche l’evento di una presenza?

Cari amici, noi oggi vogliamo celebrare nella gioia precisamente una presenza. Certamente la presenza delle Figlie della Carità (canossiane), ma perché in essa Dio medesimo si è fatto presente come un Dio che si prende cura della persona umana. La verginità consacrata è il segno più splendido della presenza di Dio dentro alle nostre tribolate vicende. E vorrei soprattutto ricordare in questo momento due modalità di questa presenza.

È piantato incancellabilmente nella memoria di questa nobile città di Fidenza che cosa è stata la presenza delle Canossiane nel momento più tragico della sua storia, quando cioè venne rasa al suolo dai bombardamenti. Elle rimasero in mezzo a quello smisurato dolore, facendo anche del loro convento luogo di rifugio, seguendo l’esempio splendido del servo di Dio il Vescovo Giberti.

Ma ci fu pure un’altra attività, segno della presenza di un Dio che si prende cura dell’uomo. Le Figlie della Carità accoglievano bambine e ragazze, orfane o non, offrendo se ci fosse stato bisogno, anche la casa, per educarle attraverso l’apprendimento di un lavoro dignitoso.

Ma anche per narrare la presenza delle Figlie della Carità siamo costretti ad usare solo il tempo passato dei verbi? Riprendiamo in mano, prima di rispondere, la pagina evangelica.

2. Essa, come avete sentito, narra la guarigione di un cieco. Vorrei attirare la vostra attenzione su alcuni particolari del racconto.

In primo luogo, per ben due volte il cieco riconosce e grida la vera identità di Gesù: lo chiama "Figlio di Davide". È un titolo messianico. Gesù dunque è riconosciuto come il vero messia, cioè colui che ha il potere di salvare l’uomo

Il secondo particolare è l’incontro fra il cieco e Gesù che è realizzato mediante terzi, gli apostoli probabilmente: "Allora Gesù si fermò e disse: chiamatelo! E chiamarono il cieco dicendogli: coraggio! alzati, ti chiama".

Il terzo particolare è che il cieco guarito non rimane a casa: "prese a seguirlo per la strada".

Questa pagina evangelica narra la presenza delle Figlie della Carità, oggi. Esteriormente è una presenza impegnata eminentemente nell’educazione, attraverso la scuola. Il racconto evangelico costituisce il modello educativo cristiano che ispira le Figlie della Carità: condurre la persona umana all’incontro con Gesù, perché solo questo incontro introduce la persona dentro la realtà. La libera dalla cecità: non vedere ciò che è reale e scambiarlo con l’effimero.

Il grido a Gesù del cieco nasce da un bisogno; ogni bambino, ogni ragazzo porta dentro di sé il bisogno di vedere, di conoscere ciò che è vero, ciò che è buono, ciò che è bello. L’educatore in fondo dice: "coraggio! non credere a chi ti dice che non esiste verità; che il tuo desiderio di felicità è vano. Alzati! Lui ti chiama: Lui che è la verità, il bene sommo. Ti accompagno io". È questo che oggi le Figlie della Carità (canossiane) fanno: donano la possibilità alle giovani generazioni di far rifiorire la loro umanità. È l’opera più urgente, oggi.

Carissime sorelle canossiane, un secolo di presenza è un periodo non breve. Lo avete vissuto nella fedeltà al vostro carisma, e quindi le modalità della vostra presenza sono cambiate durante il secolare percorso. Questa è la logica della vostra presenza: vivere nella più assoluta fedeltà al vostro carisma rinnovandovi continuamente. Ed il vostro carisma si regge su tre colonne: Dio solo, Gesù crocifisso, La Carità.