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XXX DOMENICA PER ANNUM (C)
Pietracolora, 28 ottobre 2007


1. Miei cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica vuole insegnare la più importante verità a riguardo della nostra vita: come dobbiamo stare alla presenza di Dio; come deve essere il nostro rapporto con Dio stesso.

Gesù ci dona questo insegnamento descrivendo e narrando come due uomini – un fariseo ed un pubblicano – pregano: "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano". Cerchiamo ora di considerare attentamente come ciascuno dei due si comporta.

Il fariseo espone al Signore tutti gli atti di giustizia che compie regolarmente. Egli in fondo è davanti al Signore, ma posa il suo sguardo esclusivamente su se stesso. Il fariseo non chiede nulla perché non ha bisogno di nulla. Fa tutto da se stesso: evita il male; fa il bene. Che bisogno c’è di Dio? Basta essere onesti.

Il pubblicano non ha nulla da esibire al Signore. Egli si vede nella luce del Signore, e quindi si vede bisognoso solo di misericordia. Non avendo nulla da esibire a sua lode, può solo riconoscere di avere bisogno di tutto.

Dobbiamo notare un particolare molto importante. In verità Gesù non intende con questa parabola insegnarci solo come si sta alla presenza di Dio, ma anche insegnarci come devono essere i nostri rapporti con gli altri. La parabola è raccontata perché "alcuni" non solo "presumevano di essere giusti davanti" a Dio, ma anche "disprezzavano gli altri". Ed infatti possiamo costatare nel fariseo un profondo disprezzo degli altri: "non sono come gli altri uomini, ladri …". Il pubblicano non dice nulla degli altri; non li giudica.

Miei cari fratelli e sorelle, qui c’è un insegnamento molto profondo al quale vi prego di prestare molta attenzione. Il pubblicano ha la coscienza viva di avere bisogno del dono di Dio, del suo amore, e quindi imparerà lui stesso ad amare ogni altro. Vedendo il comportamento di Dio nei suoi confronti, egli cercherà di "riprodurlo" nei confronti del suo prossimo: "siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso". La grazia ricevuta lo rende capace di fare il bene.

Il fariseo, nella convinzione che la sua onestà è dovuta solo a se stesso, non potrà avere che disprezzo per chi viene da lui giudicato disonesto.

Siamo così arrivati, miei cari, al "cuore" dell’insegnamento evangelico: la rettitudine del comportamento è il frutto della grazia di Dio. "Io mi glorio nel Signore" abbiamo pregato col Salmo "ascoltino gli umili e si rallegrino".

2. La pagina evangelica è di straordinaria attualità, e ci aiuta a capire la condizione spirituale in cui viviamo.

L’atteggiamento del fariseo è largamente presente nella mentalità in cui siamo quotidianamente immersi. È l’atteggiamento di chi pensa che non c’è bisogno di Dio nel costruire una buona vita umana sia propria che associata. L’uomo è capace di edificare la propria dimora spirituale col solo suo impegno. Anzi, si è ormai fatto anche il passo successivo.

Mentre il fariseo sente ancora il bisogno di "salire al tempio", molti oggi dal vivere "come se Dio non ci fosse" sono arrivati alla negazione di Dio, semplicemente.

Miei cari fedeli, siate vigilanti. Non è raro che sui grandi mezzi di comunicazione si cerchi di far passare l’idea che senza la fede cristiana si vive una vita migliore; che la religione è causa di intolleranza. È il vero "nodo" della questione di oggi: possiamo essere vere persone umane senza Dio?

Miei cari fedeli, so bene quale è la vostra risposta. Rimanete dunque radicati e fondati nella fede cristiana che i vostri padri vi hanno trasmesso, e a vostra volta trasmettetela ai vostri figli. E la pace, la benedizione di Dio e la consolazione di Cristo rimangano sempre fra voi.