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Santa Messa nel 70° dell’eccidio di Monte Sole
San Martino di Caprara, 28 settembre 2014


Questi luoghi, cari fedeli, portano scritto negli eventi qui verificatisi un significato ed un messaggio, che la Chiesa di Dio in Bologna ha il dovere di comprendere, di ascoltare, e di custodire di generazione in generazione. Quale significato e quale messaggio? Siamo aiutati dalla parola di Dio, che abbiamo or ora ascoltato, a rispondere a questa domanda.

1. "Egli muore per l’iniquità che ha commesso". L’iniquità di cui parla il profeta consiste nell’allontanarsi, dalla via della giustizia, nell’abbandonare la retta via indicataci dalla Santa Legge di Dio.

Il frutto dell’iniquità è la morte. Là dove non regna la giustizia, regna la morte; e la persona umana può scegliere l’una o l’altra. La vicenda personale di ciascuno pertanto, così come la vicenda storica nel suo complesso, è lo scontro fra il regno della giustizia ed il regno dell’iniquità.

Tuttavia, come ci ha or ora narrato l’apostolo Paolo nella seconda lettura, Dio è voluto entrare in questo drammatico scontro. E lo ha fatto senza paura di mettersi in gioco ["non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio"], fino in fondo: "fino alla morte e alla morte di croce". Al di sotto dunque della corrente turbinosa delle vicende umane esiste un dato di fatto permanente: "è la storia di un giocarsi di Dio per il suo mondo, di un cimento tra Dio e la sua creatura, e il senso e la salvezza di questa" [H.U. von Balthasar, Teodrammatica I, Jaca Book, Milano 1980, pag. 118].

Dopo questo fatto inaspettato, Dio come attore reale del dramma umano, le due possibilità ventilate dal profeta nella prima lettura sono divenute ben più drammatiche. La libertà può scegliere di percorrere la via della giustizia che è Gesù, di fare la verità che è Gesù; oppure di ostinarsi nella via dell’iniquità e dell’ingiustizia, fuori dalla grazia di Cristo.

Penso che questo sia il significato profondo di quanto accaduto in questi luoghi. Ci sono stati giorni durante i quali in questi luoghi il "fondo della storia" si è mostrato in tutta la sua tragica evidenza. Per quale ragione?

Perché il "mistero di iniquità" si era attribuito la dignità di essere l’unica, esclusiva istanza della vicenda storica, da una parte; dall’altra perché si è trovato di fronte solamente la carità dei pastori e la semplice fede degli umili e dei poveri. E’ la contesa allo stato puro ciò che si è visto in questi monti; la contesa fra il potere delle tenebre e l’apparente impotenza dell’umile, quotidiana sequela di Gesù; di coloro "che sono in possesso della testimonianza di Gesù" [cfr. Ap 12, 17]. E’ questo lo scontro che qui ha generato i martiri, il martirio dei pastori e delle comunità.

"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù". Queste parole dell’apostolo ci introducono in un’altra dimensione di quanto accaduto su questi monti.

L’atto redentivo di Cristo è di una tale potenza che esso genera nei suoi discepoli una vera partecipazione alla missione redentiva di Gesù. Egli dona loro la capacità di avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù e di portare avanti ciò che manca alla passione di Gesù [cfr. Col 1, 24]. Sono loro che, contro tutte le apparenze "hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio" [Ap 12, 11].

 

2. Se questo è quanto accaduto su questi monti, quale messaggio ci trasmette, messaggio che deve essere custodito nella Chiesa di Dio in Bologna e narrato di generazione in generazione?

Sbarazziamoci definitivamente del pensiero che Monte Sole sia per la Chiesa un messaggio politico. Dio ci guardi da una tale insidia, alla quale non tutti, non sempre, siamo stati indifferenti. Ci sono altre orecchie deputate a questo ascolto.

Monte Sole insegna a noi sacerdoti, a voi fedeli come rimanere dentro la drammatica vicenda storica dei nostri giorni. Non stiamo celebrando solamente un ricordo, ma desideriamo anche imparare come rimanere dentro la drammatica vicenda dei nostri giorni, nei quali sembra che i segni della vittoria di Cristo sul peccato siano scomparsi.

In essi dobbiamo rimanere, custodendo la testimonianza di Cristo: "per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità" [Gv 18, 37]. Quale verità? La verità di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito. E’ Dio stesso, che in Gesù "si è sporcato le mani" nella nostra miseria, a guidare le vicende nostre personali e la vicenda storica. E’ questa verità dell’Amore che dobbiamo custodire. Essa è priva di ogni potere, che non sia quello di dirsi a coloro che sono dalla verità. "Il giusto vivrà per la sua fede" [Ab 2, 4].

Cari fratelli e sorelle, su questi monti si mostrò come Dio in certi momenti sembra ritirarsi dalle faccende umane. Io sono sicuro, cari fedeli, che nella fatica del vostro vivere avete sperimentato questo "ritiro". "Dov’era Dio, questa notte", mi gridò una persona davanti alla sua casa distrutta dal terremoto. Il nascondimento di Dio è un’esperienza che, soprattutto oggi, accompagna l’uomo. E’ come una ferita del cuore, che non vuole rimarginarsi.

Ma Gesù ha condiviso anche questa notte quando, come diciamo del Credo, "è disceso agli inferi". Questa discesa, vero evento di grazia ci ha resi capaci di stare nel mondo odierno oscurato dall’assenza di Dio, dicendo col cuore le parole del salmo: "sei tu il Dio della mia salvezza; in te ho sempre sperato".

Se oggi noi siamo in questo luogo è perché vediamo non solo il buio del potere delle tenebre, ma anche la luce; non solo la transitoria vittoria dell’iniquità che genera morte, ma quella permanente dell’amore sull’odio, della vita sulla morte. Siate testimoni della verità, della speranza, dell’amore: questo è il messaggio che questa sera ascoltiamo su questi monti.