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Candidature al Presbiterato
Cattedrale, 28 aprile 2007


1. "I miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti". È da questa esperienza straordinaria che è nata la vocazione profetica di Isaia: ha visto la gloria di Dio e sentito il desiderio divino di renderne partecipe il suo popolo ["Chi manderò e chi andrà per me?"].

Lo stesso avvenimento è accaduto nella vita e nella coscienza di Paolo, come abbiamo sentito nella seconda lettura. L’Apostolo lo narra sinteticamente nel modo seguente: "anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo". È accaduta una presa di possesso della persona di Paolo da parte di Cristo, che ha causato un totale capovolgimento nella valutazione della realtà: "quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo".

Carissimi candidati al sacerdozio, voi questa sera esprimete pubblicamente alla Chiesa il desiderio di essere preparati da essa al sacerdozio, e da questa sera la Chiesa vi promette di esservi vicina e di percorrere con voi la via verso il sacerdozio. Stiamo dunque celebrando la stipulazione di un patto educativo fra la vostra persona e la Chiesa. Che cosa spinge un giovane a stipulare questo piano? È in fondo la stessa esperienza vissuta da Isaia e da Paolo. È l’incontro col Signore, che suscita nel cuore il desiderio di porre se stessi al suo servizio: "Ed io risposi: eccomi, manda me".

Di fronte a questo fatto – al fatto di uomini incontrati dal Signore e da Lui sequestrati per il suo servizio – non possiamo non dire col salmo: "che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?". L’uomo dal confronto coll’immensità dell’universo sembra uscire sconfitto: "se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo?".Ma l’uomo riceve in consegna l’opera delle mani divine: diviene cooperatore di Dio nell’opera della redenzione, della ricostruzione della creazione. È questa la vera chiave interpretativa del sacerdozio cristiano; è questa la ragione vera della sua incomparabile grandezza: servo di Cristo per la redenzione dell’uomo.

2. "E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento". Nella casa c’è Cristo; al banchetto siede il risuscitato: è una suggestiva metafora della Chiesa. La casa si riempie di profumo perché Maria ha compiuto lo "spreco" di versare interamente sui piedi di Gesù il suo profumo assai prezioso.

Miei cari candidati, carissimi giovani presenti, riempite la nostra Chiesa col profumo dello "spreco" che voi fare di voi stessi, del dono assolutamente gratuito della vostra persona a Gesù. Non lasciatevi mai prendere dalla logica di Giuda, la logica di chi calcola costi e benefici: riempireste la Chiesa del fetore della morte. Chi ama non fa calcoli, e la Chiesa oggi ha bisogno di essere riempita del profumo della vostra donazione. Il vostro cuore contiene "vero nardo, assai prezioso": è la capacità di donarvi definitivamente. Non prestate attenzione a chi vi inganna dicendovi che la definitività è la negazione della libertà: chi ama sa ciò che dico.

Rompete il vaso del vostro cuore e cospargete Cristo del nardo assai prezioso del vostro amore.

"In che modo saremo belli?" si chiede Agostino. "Amando lui, che è sempre bello. Quanto più cresce in te l’amore, tanto più cresce la bellezza. Perché è la carità la bellezza dell’anima".

Cari candidati, questa sera avete chiesto alla Chiesa di insegnarvi l’unica scienza veramente necessaria: la scienza dell’amore.