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V DOMENICA DI QUARESIMA
Casa Santa Marcellina
28 marzo 2004

1. "Fratelli, tutto io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore". Carissimi, il racconto autobiografico di Paolo ascoltato nella seconda lettura ci fa comprendere che cosa accade nella vita di una persona quando diventa cristiana. Irrompe la presenza di una persona che diventa l’unico referente assoluto di tutta la vita: la persona di Cristo. Che cosa significa "unico referente assoluto di tutta la vita"? se noi leggiamo e meditiamo attentamente la pagina paolina troviamo la risposta.

Significa in primo luogo che nel confronto fra la "conoscenza di Cristo Gesù" e tutto il resto, tutto il resto esce soccombente: al confronto è "una perdita", anzi è "una spazzatura". Conoscenza di Cristo Gesù significa un rapporto della mia persona colla persona di Cristo che da veramente intero senso alla vita. Ebbene, l’apostolo dice che in confronto a ciò che è questo rapporto, a ciò che si prova e si vive all’interno di questo rapporto con Cristo, tutto il resto è "come spazzatura".

Questo incontro ha generato in Paolo un nuovo io; da questo incontro egli è stato come concepito di nuovo perché ha cambiato il progetto secondo il quale fino ad allora egli aveva pensato e voluto vivere. Egli cercava una sua giustizia derivante dall’osservanza della legge; ora cerca "quella che deriva dalla fede in Cristo". Non più una vita costruita prima di tutto sul proprio sforzo, ma un abbandono a Cristo, un appoggiarsi su di Lui, sempre.

L’incontro con Cristo è la vera novità che accade nella vita. È ciò che ci ha detto il profeta nella prima lettura: "non ricordare più le cose passate, non pensare più alle cose antiche. Ecco, faccio una cosa nuova". Infatti S. Paolo sempre narrando la sua esperienza dice: "dimentico del passato e proteso verso il futuro". È per questo che l’incontro con Cristo ci immunizza dalla più grave malattia spirituale di oggi: la noia. Con Cristo non ci si annoia mai. La noia nasce dalla convinzione che tutto è sempre uguale, che è stoltezza pensare e sperare che possa accadere un imprevedibile. La noia estingue la gioia di vivere ed il gusto della libertà. L’apostolo, come avete sentito, descrive la sua vita ormai come una corsa "verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù". La vita allora diventa un cammino fatto nella compagnia di Cristo: "non però che io abbia conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo".

La presenza di Cristo è un avvenimento che accade ogni giorno, e chiede di invadere sempre più profondamente la nostra persona: la nostra intelligenza, la nostra affettività, la nostra libertà, i rapporti cogli altri. Tutto.

2. Ma che cosa è concretamente questo incontro di Cristo con ciascuno di noi? Come potremmo raffigurarlo e pensarlo? La risposta è nella pagina del Vangelo: è perdono! È atto di misericordia! Ed è questo che dà origine a tutto: è come un secondo atto creativo. Perché bisogna essere semplicemente stupidi per non rimanere sconvolti di fronte al male, al male morale: rinnegare colla scelta libera la verità sul bene conosciuta colla propria ragione! È l’auto-distruzione dell’uomo.

Che cosa avviene quando un uomo – Paolo, l’adultera – incontrano Cristo? Viene perdonato. Non rovinate questa parola immensa degna solo di Dio, pensando alla povertà spirituale in cui viviamo. Cristo non dice alla donna che in fondo non esiste una differenza sostanziale fra adulterio ed infedeltà; non dice alla donna che in fondo ella non è responsabile di ciò che ha fatto, ma lo è la società in cui vive. Il male è male e la donna è distrutta nella sua umanità, ma si sente dire: "neanche io ti condanno; va e non peccare più". Qui appare il vero volto del Mistero: rigenerare l’uomo peccatore attraverso il perdono.

Come reagisce l’uomo? "quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare". È uno stupore senza fine da cui nasce il desiderio di corrispondere, il desiderio di essere più veri e più liberi. Ma soprattutto il desiderio che il mondo sappia: nasce nel cuore la missione.

Carissimi, la vostra lingua si sciolga perché si dica fra i popoli: "il Signore ha fatto grandi cose".