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SANTA FAMIGLIA
Parrocchia Sacra Famiglia, 27 dicembre 2009


1. Cari fratelli e sorelle, celebrando oggi la Santa Famiglia di Nazareth la parola di Dio ci invita a meditare sulla comunità famigliare considerata nel suo rapporto col mistero di Dio. La prima lettura ed il santo Vangelo narrano fatti accaduti in un tempio.

"Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele. "Perché – diceva - dal Signore l’ho impetrato"". È espressa un’esperienza ed una verità profonda in queste parole che Anna dice circa la sua maternità. La vita che sboccia nel grembo della donna ha la sua origine in Dio, e all’inizio di essa sta un atto creatore di Dio. "Dono del Signore sono i figli; è sua grazia il frutto del grembo", recita un Salmo [127 (126), 3]. Le parole dette da Dio medesimo al profeta Geremia confermano questa verità fondamentale: "prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato" [Ger. 1,5]: la vita di ogni persona è il termine di un atto creativo di Dio.

Anna compie il più alto riconoscimento di questo fatto, quando, per così dire, restituisce il figlio avuto: "perciò anch’io lo do in cambio al Signore: per tutti i giorni della sua vita egli è ceduto al Signore".

L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Efeso, insegna che dal Padre celeste "ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome".

La paternità e la maternità dunque non sono radicate solo nei processi biologici, ma sono radicate allo stesso tempo nel mistero di Dio creatore. È questo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, che dice: "Lo stesso Dio che disse: "non è bene che l’uomo sia solo" [Ger 2,18] e che "creò all’inizio l’uomo maschio e femmina" [Mt 19,4], volendo comunicare all’uomo una vera speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l’uomo e la donna, dicendo loro: "crescete e moltiplicatevi" [Gen 1,28]" [Cost. past. Gaudium et spes 50].

Queste parole rivelano il senso intimo della generazione del figlio: essa è un evento umano e divino al contempo, poiché coinvolge e i due coniugi che diventano "una sola carne" [Gen 2,24] e Dio stesso che in questa unione si fa presente col suo atto creativo.

Cari fratelli e sorelle, sposi o non, genitori o non, vedete quanta venerazione meriti l’istituto famigliare, dal momento che nel suo atto costitutivo – la generazione del figlio – è in opera Dio medesimo.

2. La più grande conseguenza della verità circa la generazione della persona umana è narrata nella pagina evangelica. Questa pagina evangelica può essere ritenuta la magna charta dell’educazione.

Al suo centro sta la parola di Gesù [la prima di cui abbiamo notizia nei Vangeli]: "Non sapete che io devo occuparmi delle cose del Padre mio". È la rivelazione che Gesù fa della sua identità e della sua missione, rivelando il suo rapporto unico col Padre. È questo rapporto che diventa il principio guida delle sue scelte. Queste parole preludono già a quanto dirà poi parlando della sua missione in rapporto al progetto del Padre [cfr. Lc 9,22.44; 24,26].

Cari fratelli e sorelle, uno dei più profondi insegnamenti del Concilio sull’uomo è dato quando esso dice che l’uomo "in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa" [Cost. past. Gaudium et spes 24]. Ogni persona non è finalizzata a nessuno e a niente altro: Dio la vuole per se stessa. "I genitori, davanti ad un nuovo essere umano, hanno, o dovrebbero avere, piena consapevolezza del fatto che Dio vuole quest’uomo per se stesso" [Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie (12 febbraio 1994) 9,4].

L’opera educativa consiste nell’aiutare la persona del figlio a crescere nella sua umanità, secondo la sua propria vocazione. È una difficile e sofferta dialettica che dimora nel rapporto educativo genitori-figlio. Gli sposi desiderano di "avere" il figlio, ed in esso vedono la perfezione del loro amore e della loro unità. Da questo punto di vista, lo desiderano per sé.

Tuttavia questo desiderio deve essere sempre ispirato ed eventualmente anche corretto dalla verità sulla persona umana, secondo la quale essa "in terra è la sola creatura che Iddio ha voluto per se stessa". Il desiderio del figlio non deve mai diventare possesso.

L’educazione è educazione alla libertà vera della persona; l’educazione genera persone libere, in quanto i genitori armonizzano la loro volontà alla volontà di Dio che vuole la persona del figlio "per se stessa".

"Partì dunque col loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso". La consapevolezza che Gesù ha della sua identità e missione non lo esime dalla sua piena condivisione della nostra condizione umana.

Nessuna educazione è possibile se non è salvata l’autorità dell’educatore: la paternità-maternità è anche autorità. È il senso profondo del quarto comandamento: "onora tuo padre e tua madre".

Cari fratelli e sorelle, la pagina evangelica è sintesi profonda di vera dottrina pedagogica.

Che la santa famiglia di Nazareth, modello di ogni famiglia, ottenga alle nostre famiglie di riprodurre in se stesse la sua comunione di vita. Maria, fedele custode del disegno del Padre, e Giuseppe, il custode del Redentore, accompagnino colla loro intercessione ogni nostra famiglia, specialmente quelle che per ragioni materiali e spirituali vivono nella sofferenza.