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"Veglia per la vita nascente" in comunione con S.S. Benedetto XVI
Chiesa di Santa Maria della Vita, 27 novembre 2010


1. Cari fratelli e sorelle, non a caso per celebrare la solenne veglia per la vita abbiamo scelto questo luogo santo dedicato a S. Maria della Vita.

Acconsentendo a concepire nella nostra natura umana il Verbo, Maria accoglie la Vita a nome di tutti e a vantaggio di tutti. E’ mediante il consenso dato da essa all’angelo, che Maria si colloca alla sorgente stessa della Vita che Cristo è venuto a donare. "Generando la vita" scrive un monaco medioevale "ha come rigenerato coloro che di questa vita dovevano vivere" [Guerrico d’Igny, Disc. I nell’Assunzione di Maria, 2; PL 185, 188].

In forza di questa sua collocazione nel mistero della salvezza, Maria è posta al centro del grande scontro fra la vita e la morte, fra il potere che distrugge ed il potere che vivifica. La pagina biblica appena proclamata ci invita proprio a considerare questo scontro. Per meglio comprenderla è utile confrontarla e come leggerla assieme ad un’altra pagina della Sacra Scrittura: Ap 12,1-6.

Esiste una opposizione, un’inimicizia fra il "serpente" e la "donna" in quanto sorgente della vita. Nella pagina dell’Apocalisse il "serpente" è raffigurato come un enorme drago rosso [12,3] che raffigura Satana, potenza personale malefica, e insieme tutte le forze del male che operano nella storia umana.

E’ degno di molta attenzione il fatto che l’opposizione fra il Satana e la Vita, in maniera implicita nel testo che abbiamo letto e in maniera esplicita nell’Apocalisse, è presentata come opposizione al parto della donna: alla Vita nel suo sorgere. Alla fine il testo sacro sembra suggerire: il bambino che Maria – la donna vestita di sole – partorisce, il Figlio di Dio fattosi uomo, è anche la figura di ogni uomo, di ogni persona già concepita e non ancora nata minacciata nella sua stessa vita. Infatti "con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" [Cost. Past. Gaudium et spes, 22]. Il rifiuto di ogni vita umana è realmente il rifiuto di Cristo.

Il cantico che abbiamo or ora cantato a Cristo ci ha istruito circa l’esito finale dell’inimicizia fra il "serpente" e la "donna": "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra, e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre". Facendo eco a questo cantico, un inno liturgico dice: "morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa" [Messale Romano, Sequenza della Domenica di Pasqua].

L’Agnello immolato domina ogni potere e gli eventi della storia, e afferma nel tempo ed oltre il tempo, il potere della vita sulla morte.

2. Illuminati da questa Parola e forti della speranza fondata sulla vittoria di Cristo, possiamo gettare uno sguardo, sia pure fugace, sulle potenze che Cristo definitivamente sconfigge.

La potenza che contrasta maggiormente la vita, la cultura della vita, è quella che, soprattutto mediante alcuni grandi mezzi della comunicazione, cerca di introdurre l’uomo dentro ad un mondo privo di ogni consistenza reale, iniziando col privare il linguaggio di ogni significato obiettivo. L’aborto non deve essere chiamato ciò che è, un abominevole delitto [Gaudium et spes], ma un mezzo per la salute riproduttiva. L’eutanasia non deve essere chiamata ciò che è, l’omicidio di un ammalato grave, ma una morte degna. La castità non deve essere chiamata ciò che è, una virtù, ma il segno di psicosi.

Ma anche la potenza di questi mezzi dovrà piegarsi al Signore. Della vittoria o quanto meno del depotenziamento dei signori di questo mondo è segno visibile il luogo dove ci troviamo: in esso la Chiesa ha affermato la dignità della persona inferma e povera.

E così è stato, così è ogni giorno anche nella nostra città. La corrente che, come un fiume, vuole spegnere nell’uomo la luce delle evidenze originarie, è come assorbita dalla fede che opera attraverso la carità: la carità verso ogni povero. E’ questa la forza che fa trionfare la vita sulla morte, la civiltà dell’amore sulla civiltà dell’egoismo.