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Festival francescano
San Petronio, 27 settembre 2015


1. Carissimi fedeli, una parola ritorna con frequenza nella pagina evangelica appena proclamata, la parola scandalo.

Essa nel vocabolario biblico non ha esattamente lo stesso significato che ha nel nostro linguaggio comune. Significa “inciampo”, “ostacolo”, “occasione di peccato”. Ora, tenendo presente questo, riascoltiamo nel cuore la parola evangelica.

Gesù parla di tre membra del nostro corpo, le quali, data la loro particolare preziosità, ci sono particolarmente care: la mano, il piede, l’occhio. Senza mano infatti non possiamo lavorare; senza piedi, camminare; senz’occhio vedere. Ora – ci dice Gesù –immaginiamo che una di queste membra sia di “scandalo”; cioè, sia di inciampo in ordine a possedere la vita eterna, di ostacolo ed occasione di peccato. Che cosa fare? Tagliare queste membra; togliere l’occhio.

Cerchiamo di capire bene che cosa vuole dirci Gesù. La sua intenzione non è evidentemente quella di raccomandare inutili mutilazioni per evitare il male. Egli ci vuole dire: la perdita di ciò che è più prezioso per una persona, come la mano, il piede, l’occhio, non è paragonabile al danno che le deriva dall’adesione al peccato. Quando si parla di peccato, entra in gioco la destinazione ultima della persona, cioè la scelta della vita piena con Gesù nel Regno di Dio o la rovina totale e definitiva. In sostanza Gesù intende rispondere alla domanda che ogni uomo si porta nel cuore: qual è il mio bene sommo? Qual è il male più grande che possa capitarmi? Non è – ci dice Gesù – una lesione grave del proprio corpo; è una lesione grave di ciò che ci costituisce persone: è il peccato.

Cari amici, il Vangelo ci disturba sempre; oggi in modo particolare questa pagina. Essa è di una sconvolgente radicalità, consentendoci di guarire da una grave malattia spirituale che poco o tanto ci colpisce tutti: l’oscurarsi del senso del peccato. Noi saremo legati alla persona di Gesù nella misura colla quale abbiamo coscienza di essere peccatori bisognosi di salvezza. Solo se ci rendiamo conto di ciò che è il peccato; solo se ci rendiamo conto della miseria che è voltare le spalle al Signore, allora, e solo allora, capiremmo che grande cosa è la salvezza che Dio ci dona, perdonando i nostri peccati. Vedremo veramente il volto della Sua Misericordia.

2. La parola di Dio non è generica, e nella seconda lettura ci dice quale è uno degli ostacoli che ci impedisce di seguire il Signore: l’avidità che porta l’uomo a desiderare un possesso senza limiti di beni materiali. Di quei beni che di volta in volta il mercato del mondo ci mostra come necessari.

Perché questa avidità è inciampo sulla via della salvezza? L’apostolo Giacomo nella seconda lettura risponde a questa domanda: perché chi vuole possedere tutto, finisce prima o poi a non pensare più a chi ha niente. A pensare solo a se stessi, e a non capire più che cosa è più importante e che cosa è meno importante. Si giunge perfino “ad uccidere il giusto senza che egli possa opporre resistenza”.

In una parola: Gesù ed il suo apostolo oggi ci invitano a correggere seriamente l’orientamento fondamentale della nostra vita, “perché camminando verso i beni che il Signore ci ha promesso diventiamo partecipi della felicità eterna”.