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DOMENICA XIII PER ANNUM (B)
Parrocchia Sacro Cuore, 27 giugno 2009


1. Cari fratelli e sorelle, la parola di Dio ascoltata nella prima lettura ci invita a prendere coscienza che c’è “qualcuno” – un estraneo, uno straniero – che bussa alla porta della nostra vita: la morte. Anzi chiede di entrare nella realtà come tale.

La morte è uno di casa? La risposta della divina Parola è la seguente: «Dio non ha creato la morte … Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte».

Viene affermata senza ombra di dubbio la positività della realtà, dal momento che essa tutta trae origine da una volontà buona. I principi originari non sono due, uno buono ed uno cattivo, che mescolandosi nella loro attività, danno origine ad un mondo originariamente ambiguo, positivo e negativo al contempo. «Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane».

Ma circa l’uomo la Parola di Dio dice anche qualcosa di più profondo: «Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità: lo fece ad immagine della propria natura». È questa la più grande affermazione circa l’uomo. Egli nell’universo è l’unica creatura che Dio abbia fatto a sua immagine, e l’essere ad immagine di Dio significa per l’uomo essere partecipe della stessa vita ed immortalità divina.

Ma, allora, attraverso quali “crepe” della realtà la morte può entrare e diventare ospite della dimora dell’uomo? Ascoltiamo ancora la divina Parola: «… la giustizia è immortale».

Cari fratelli e sorelle, quante volte abbiamo pensato che non la giustizia – l’obbedienza alla legge di Dio – ci fa vivere veramente, ma l’esercizio autonomo della nostra libertà. Abbiamo pensato che solo chi compie il male, se la goda e viva. «La giustizia è immortale» ci dice la Parola.

Morte-vita acquistano ora un significato molto profondo. Non si tratta di fatti biologici. C’è una vita umana che denota un modo di esistere vero, bello, giusto, buono: questa vita è immortale; c’è un modo di vivere falso, ingiusto, cattivo: questa è vita mortale.

Allora, cari fedeli, è la nostra libertà che può aprire la porta della morte; che può deturpare la positività del reale; che può introdurre “veleno di morte” nelle creature uscite sane dalla mano di Dio.

2. La pagina evangelica, alla luce di questa divina parola, diventa drammatica: essa narra l’incontro del Dio della vita colla morte. È uno scontro vero e proprio.

L’uomo dichiara la sua resa incondizionata alla morte: «tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».

Ma Cristo colla sua potenza riconduce alla vita: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Cari fedeli, dona materia di riflessione che nell’originale greco, i due verbi corrispondenti a “alzati” e “si alzò” appartengono al vocabolario cristiano della risurrezione del Signore.

Il miracolo del Signore ha dunque anche valore di segno. Egli avrebbe affrontato la morte in modo decisivo nella sua morte sulla croce, e ne avrebbe riportato vittoria nella sua risurrezione. Mentre infatti la vittoria di cui parla il Vangelo di oggi è provvisoria: la figlia di Giairo è comunque poi morta, colla risurrezione del Signore la nostra umanità entra in possesso della vita divina immortale.

La ragione di questa vittoria definitiva è perché l’uomo dalla morte e risurrezione di Gesù è stato giustificato, e «la giustizia è immortale».

3. Carissimo Roberto, mediante l’imposizione delle mie mani fra poco sarai inserito per sempre in Cristo, perché in Lui e con Lui tu estenda ad ogni uomo la sua vittoria sulla morte, donando all’uomo la liberazione dal peccato e la vera giustizia.

Come infatti ci insegna l’apostolo, “Dio ti fa partecipare da oggi in poi al suo trionfo sulla morte in Cristo e per mezzo tuo diffonderà il profumo della sua conoscenza: profumo di vita per la vita” [cfr. 2Cor 2,14-15].

Partecipe come sei del carisma salesiano, Cristo ti invia a ricostruire la vita nei piccoli e nei giovani, e tu sai bene quali “veleni di morte” oggi li insidiano. Sappi mutare il loro lamento in danza. Come per la bambina di Giairo, prendili per mano e nel nome di Gesù, dì loro: “alzatevi!”.

Il tuo ministero testimoni la verità della parola di Dio: «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi».