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Sesta Domenica di Pasqua
S. Messa concelebrata e funzione lourdiana in onore della Madonna di S. Luca
Cattedrale di S. Pietro, 27 aprile 2008


1. "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi sempre". Cari fratelli e sorelle, quando Gesù fa questa promessa, pensa al tempo in cui i suoi discepoli non potranno più godere della sua presenza visibile. Pensa alla condizione anche nostra, dunque. E ci promette che pregherà il Padre perché ci doni un Consolatore che supplisca al vuoto lasciato dalla sua partenza visibile.

È un Consolatore divino. Egli è infatti "lo Spirito di verità" che pertanto verrà a dimorare presso di noi; anzi "sarà in noi".

La parola di Dio non ci nasconde che la nostra vita di credenti è spesso tentata e messa alla prova da difficoltà di ogni genere. E non per caso la stessa parola ci esorta alla perseveranza; a non vacillare cioè nella nostra fede, a non cedere alla tentazione di indietreggiare, a resistere al tormento ed alla tentazione di dubbio.

Cari fratelli e sorelle infermi ed anziani, questa condizione di difficoltà e di sofferenza fisica e spirituale vi è ben nota. La promessa di Gesù è rivolta oggi particolarmente a voi. Egli prega il Padre per voi, perché vi doni un Consolatore che rimanga sempre con voi.

Abbiamo, avete bisogno di una consolazione divina. Certamente nelle nostre difficoltà la vicinanza di persona care e la cura che esse si prendono di noi, è di grande aiuto. Ma essa non ci basta. Sentiamo il bisogno di una consolazione divina. Perché?

Miei cari fratelli e sorelle: abbiamo bisogno nella sofferenza di essere consolati nel cuore; abbiamo bisogno che il Signore stesso ci faccia sentire profondamente che Lui comunque è con noi e che la nostra sofferenza non è priva di senso. Se la vicinanza piena di amore delle persone care allevia la nostra sofferenza, che cosa non produrrà nel nostro spirito la vicinanza del Signore col suo amore? Un Salmo dice: "Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti […] Se dico: "almeno l’oscurità mi copra", nemmeno le tenebre per te sono oscure, e la notte è chiara come il giorno; per te le tenebre sono come luce" [Sal 139 (138) 8-12].

Il Signore Gesù è sceso negli "inferi" per essere vicino a chi è colpito nella sofferenza e rischia di entrare nell’inferno della disperazione. Se anche si cammina nella notte oscura del dolore, per chi ha vicino il Signore anche "la notte è chiara come il giorno". Lo Spirito Santo viene ad abitare in noi per farci "sentire" questa vicinanza del Signore e la sua compassione. Lo Spirito Santo ci consola perché ci dona l’intima certezza che il Signore ci accompagna.

Scrivendo a cristiani in difficoltà l’apostolo Paolo dice: "E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna ed una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene" [2Tess 2,16-17]. Il "conforto del cuore" è opera dello Spirito Santo, che ci introduce in una conoscenza reale dell’amore di Dio per ciascuno di noi.

2. Consentitemi, infine, cari fratelli e sorelle infermi, di rivolgervi una esortazione finale.

Come avete sentito, nella seconda lettura l’apostolo Pietro parla del grande mistero della redenzione operata dalla sofferenza di Cristo: "Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti". La nostra sofferenza può essere unita alla passione di Gesù ed offerta per il bene della Chiesa. È ancora l’apostolo Paolo che lo insegna, quando scrive: "Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa" [Col 1,24].

Quando il dolore ci visita – sia quello fisico sia quello spirituale -, non priviamoci della forza che deriva in noi dalla certezza che con esso noi entriamo nella passione stessa di Cristo. Nella preghiera prendiamo coscienza di questo, e le nostre prove si trasformano in consolazione per la Chiesa: "quando siamo tribolati, è per la vostra salvezza e consolazione", dice l’Apostolo [2Cor 1,6a].

Il Signore accresca in noi l’efficacia delle celebrazioni pasquali, così che abbondi la nostra consolazione anche nella tribolazione.