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Terza Domenica di Quaresima (Anno A)
Cattedrale, 27 marzo 2011


Entriamo oggi nella terza tappa del nostro cammino quaresimale verso la Pasqua. In ciascuna delle tre domeniche che ci condurranno alla Settimana Santa, la Chiesa ci fa come pregustare già qualcosa di quel dono inestimabile che riceveremo, noi fedeli e voi catecumeni, mediante i sacramenti pasquali.

Questa pregustazione oggi ci viene offerta attraverso il riferimento ad un elemento senza del quale la vita è semplicemente impossibile: l’acqua. Noi a Pasqua riceveremo come dono l’acqua vera. Che cosa significa tutto questo? Riascoltiamo docilmente la parola di Dio.

1. Nella prima lettura ci è narrato un episodio del cammino del popolo ebreo attraverso il deserto verso la terra promessa. "Il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua". Mosè percuote, per ordine del Signore una roccia; essa si spacca, e ne esce acqua in abbondanza.

Molto tempo dopo, S. Paolo dà ai cristiani di Corinto una spiegazione assai profonda di questo fatto. Riferendosi appunto agli ebrei assetati, dice: "tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo" [1Cor 10, 4]. E aggiunge che quanto accadde agli ebrei nel deserto, "avvenne come esempio per noi" [ib. 6]. Era prefigurato quanto accade nella Pasqua a noi cristiani.

È Cristo la roccia che, percossa, fa sgorgare l’acqua che dona la vita. Infatti nel Vangelo secondo Giovanni si narra che i soldati "venuti da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua" [Gv 19, 33-34].

Gesù aveva già in qualche modo suggerito che questo evento sarebbe accaduto. Durante la grande festa delle capanne, una delle più importanti per gli ebrei, il popolo faceva preghiere perché in un paese così esposto alla siccità come la Palestina, non venisse a mancare l’acqua, sorgente di ogni vita. Durante quella festa, "Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: "chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno". Questo Egli disse riferendosi allo Spirito Santo che avrebbero ricevuto i credenti in Lui" [Gv 7, 37-39].

Tenendo conto di tutto questo, riprendiamo ora in mano il Santo Vangelo.

Esso narra l’incontro di Gesù con una donna samaritana, che avviene presso un pozzo. E il dialogo riguarda l’acqua. La parola centrale che Gesù dice alla donna è la seguente promessa: "chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna".

Non Mosè dunque ha donato la vera acqua, quella che spegne per sempre la sete, ma Gesù dona l’acqua che fa fiorire in ciascuno di noi la vita eterna, la stessa vita incorruttibile di Dio.

Finalmente, fuori da ogni immagine, l’acqua viva di cui parla Gesù è la progressiva rivelazione che Gesù fa di se stesso, resa possibile perché ci fa dono del suo Spirito Santo. Lo Spirito ci introduce sempre più profondamente nella conoscenza di Gesù, e ci rende suoi amici.

L’apostolo Paolo ce l’ha detto nella seconda lettura. L’amore che Dio ha per noi – per ciascuno di noi – è come riversato nel nostro cuore per mezzo dello Spirito Santo: Egli ci fa "sentire" nel profondo del nostro cuore che Dio ci ama.

Cari fedeli, cari catecumeni, non è forse questo di cui abbiamo bisogno? non è forse questa l’acqua di cui abbiamo sete? vedere in Gesù che Dio ci ama; conoscere questo per esperienza e non per sentito dire. È questo che ci sarà donato – a voi catecumeni per la prima volta, e a noi fedeli – mediante i sacramenti pasquali. Potremo accostare le nostre labbra assetate al costato di Cristo, vera sorgente da cui sgorga l’acqua che dona la vita eterna.

E vi dico con Sant'Agostino: "dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto … ed egli capirà ciò che dico" [Comm. Al Vang. di Giov. 26, 4; NBA XXIV, 599].

2. Il dono che Gesù farà a voi catecumeni per la prima volta, e rinnoverà per noi fedeli, ha anche una conseguenza troppo importante per non accennarvi, almeno.

La Samaritana chiede dove bisogna adorare il Signore. Gesù risponde che ora i "veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità". Poiché ci è fatto il dono della rivelazione di Gesù nello Spirito Santo, noi siamo resi capaci della vera adorazione del Padre: in Gesù, con Gesù, per mezzo dello Spirito Santo che ci muove interiormente. È ancora San Paolo che lo dice: "giustificati per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo".

Cari catecumeni, sarete tentati di continuare ad abbeverarvi ad altre sorgenti, non a Gesù. Fra poco compirò su di voi il rito dell’esorcismo. È la forza dello Spirito che vi è donata, perché iniziate una lotta che non avrà fine se non nella vita eterna: la lotta contro il satana. "Quello che noi facciamo su di voi, scongiurando il nome del vostro Redentore, voi completatelo con lo scrutinio e il pentimento del vostro cuore. Noi con le suppliche e con gli esorcismi facciamo fronte agli inganni di quel nemico inveterato; voi resistete con le aspirazioni e con la contrizione del cuore" [S. Agostino, Discorso 216, 6; NBA XXXII.1, 255-257]. Solo così non preferirete mai l’acqua che non spegne la vostra sete di felicità, all’acqua che Gesù vi dona e sazia ogni vostro desiderio.