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"Maestro buono che cosa devo fare per avere la vita eterna?"
Processione e veglia delle Palme
Basilica di S. Petronio, 27 marzo 2010


I

La domanda che il giovane pone a Gesù - "Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?" - è una domanda che nasce dalle profondità del cuore, una domanda essenziale ed ineludibile per chi non vuole vivere invano. Essa riguarda infatti l’indicazione della via ["che cosa devo fare"] che porta ad una vita vera, ad una vita che sia piena di senso ["per avere la vita eterna"].

Carissimi giovani, anche ciascuno di voi questa sera, in questi giorni di Pasqua, deve rivolgere a Cristo questa domanda, poiché solo Lui è capace di darvi la risposta vera. Egli infatti è morto e risorto perché abbiate la vita vera; egli ha in sé la risposta alla vostra domanda, perché ha in sé la vera vita di cui vuole farvi dono. Egli è presente nella sua Chiesa.

Ascoltate che cosa dice uno dei più grandi poeti di tutti i tempi: "La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un’idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla" [Macbeth, Atto V, Scena V].

Volete forse dal più profondo del cuore che la vostra vita non sia altro che "un’ombra che cammina"? che "una favola raccontata da un’idiota …, che non significa nulla"? sicuramente no. Allora questa sera, durante questi giorni pasquali avvicinatevi a Cristo vivente nella sua Chiesa con la vostra inquietudine, con i vostri sogni e le vostre delusioni, anche con le vostre debolezze ed il vostro peccato. Dite a Lui: Signore, desidero vivere una vita vera, buona, bella. In una parola: eterna. Che cosa devo fare? E ponetevi in ascolto. Egli vi prenderà per mano, e vi donerà la risposta alla vostra domanda.

II

A chi fra voi ha chiesto a Gesù "Maestro, che cosa devo fare per vere la vita eterna?", Egli risponde: "Tu conosci i comandamenti: non uccidere …". Cioè: "la via che ti conduce a vivere una vita vera, è l’osservanza della legge del Signore. Se desideri che la tua vita non sia "una favola raccontata, da un idiota …, che non significa nulla", obbedisci alla legge del Signore".

Questa risposta a prima vista può forse deludervi: "ma come, Signore? Ti ho chiesto quale è la strada della vita, e tu mi rispondi che è l’obbedienza ai comandamenti!". Mi si risponde proponendomi di rinunciare alla mia libertà? Cari giovani, prestatemi molta attenzione.

Quando Gesù parla di comandamenti non intende parlare di ingiunzioni estrinseche alla vostra persona, che per se stesse non avrebbero nessuna ragione di essere imposte. I comandamenti di cui parla Gesù sono quelle esigenze inscritte nel vostro cuore, nella costituzione stessa della vostra persona, e che la vostra ragione se usata rettamente può scoprire.

Cari giovani, qui tocchiamo un aspetto fondamentale della vostra vita. Quando voi usate la vostra libertà, quando fate le vostre scelte, in una parola: quando progettate la vostra vita, vi siete o no confrontati con fondamentali esigenze? oppure la libertà è un assoluto? Provate a riflettere un momento.

A vostro giudizio, la vita di Hitler ha la stessa qualità della vita di Madre Teresa? Eppure ambedue hanno realizzato quel progetto di vita che ciascuno dei due si era dato liberamente. E se, come sono sicuro, nessuno di voi compie quell’equiparazione, è perché non sono necessari tanti ragionamenti per capire che il valore della vita non dipende esclusivamente dalla realizzazione del progetto che ciascuno liberamente si propone. Ma dipende dalla qualità del progetto stesso.

Mi spiego con un esempio. Se il progetto di un edificio è disegnato male; se i calcoli sono sbagliati, costruito l’edificio, esso crolla. Se il progetto che dai alla tua vita non è buono, la tua vita crolla nel non senso. Alla fine ti trovi in mano niente. Non è dunque solo un fatto di autodeterminazione. I comandamenti del Signore indicano le condizioni fondamentali che tu devi rispettare, se vuoi che la costruzione della tua vita sia solida.

Ora comprendete perché Gesù lega strettamente la vita eterna e l’obbedienza ai comandamenti: sono i comandamenti di Dio che indicano all’uomo la via della vita e ad essa conducono.

III

Cari giovani, questa è la parola più importante che Gesù vi dice questa sera. Egli vi ha chiamati in questa Basilica questa sera per dirvi: "se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi". Cioè: "se non ti accontenti di poco; se il tuo cuore desidera non un po’ di gioia, di libertà, di amore; ma desidera "essere perfetto", la perfezione, la pienezza della libertà, della gioia, dell’amore: Vieni e seguimi".

Vieni: Gesù ti invita ad una profonda intimità con Lui. Non vuole che gli sia estraneo. Desidera divenire tuo amico e ti chiede di esserlo per Lui. Forse fino ad ora non hai preso in considerazione questa possibilità, non hai mai ascoltato seriamente il suo invito. Pensa chi è colui che vuole essere tuo amico: è la luce del mondo, la luce della vita [Gv 8,12]; è la via, la verità, la vita [Gv 14,6]. Che non ti occorra ciò che capitò al giovane del Vangelo: se ne andò triste. Aveva perso l’appuntamento colla felicità.

E seguimi: continua a dire Gesù a ciascuno di voi. Non vuole dire in primo luogo cercare di imitarlo. È qualcosa di più profondo. Significa aderire alla sua persona stessa, condividere la sua vita stessa. Giovanni nel suo Vangelo riferisce una parola di Gesù che spiega che cosa significa "e seguimi". La parola è "rimanete in me, nel mio amore". "Rimanere: dove? nell’amor di Cristo, nell’essere amati e nell’amare il Signore" [Benedetto XVI]. Certamente, Gesù ti invita a seguirlo e a imitarlo prima di tutto nell’amore, nel dono di te stesso; e quindi ti chiede che tu rinunci a te stesso, a vivere per te stesso. Ma tutto questo viene dopo e di conseguenza. "Il primo è … "rimanere" … cioè che siamo uniti con Lui, che ci ha dato in anticipo se stesso, ci ha dato il suo amore" [Benedetto XVI].

Ma forse dirai: ma come faccio a seguire Gesù, a vivere come Lui, a seguire Lui? Non ci riesco: mi fanno male i piedi, e quindi non riesco a camminare dietro di Lui. E pensi che non ce la fai a vivere nella castità la tua sessualità; che non sopporti più i tuoi genitori; che stai consumando i tuoi giorni perché non ti impegni nel lavoro e nello studio; che non riesci a non avere rapporti sessuali colla tua ragazza/o.

Ascolta quanto scrisse uno che per anni avvertì queste stesse difficoltà, anche quando aveva capito che solo seguendo Gesù avrebbe trovato la vera gioia. Si tratta di S. Agostino, che dice: "forse tenti di camminare, e ti dolgono i piedi e ti dolgono perché … hai percorso duri sentieri. Ma il Verbo di Dio è venuto a guarire anche gli storpi. Ecco, dici, io ho i piedi sani, ma non riesco a vedere la via. Ebbene, egli ha illuminato anche i ciechi" [Comm. Al vangelo di Giov. 34,9; NBA XXIV, pag. 725].

Ascoltate questa sera l’invito che Gesù rivolge a ciascuno di voi: se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi.