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TERZA DOMENICA DI QUARESIMA (A)
Cattedrale, 27 febbraio 2005

1. "Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete". Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica appena proclamata è la narrazione di un incontro: l’incontro fra una donna samaritana e Gesù.

Ciascuno di noi, se non è devastato da una tale superficialità da vivere sempre fuori di se stesso, si riconosce nella richiesta fatta dalla donna a Cristo: il dono di un’acqua che sia capace di estinguere per sempre la sete.

Non è difficile comprendere che la sete di cui parla la donna, la sete cui noi pensiamo ora, non è quella fisica. È la sete di beatitudine che dimora nel cuore di ogni uomo; è l’illimitato desiderio di una pienezza di senso, che agita la nostra vita. Gesù ha fatto alla donna samaritana, fa ad ogni uomo ed ogni donna umana una rivelazione: Egli è in possesso di un’acqua che può saziare ogni desiderio del cuore. Chi ne beve, non ha più bisogno di andare ad attingere altrove.

Il dialogo fra la donna e Gesù possiede una grande intensità perché ci fa entrare nel cuore del dramma umano: quel dramma che ogni persona inizia a vivere ogni mattina quando si alza. Esso consiste nel fatto che sembra costretto o a non rinunciare al suo desiderio ma senza trovare possibilità di realizzarlo, o ad accontentarsi di beni limitati ma diminuendo la misura del proprio desiderio. E questa era precisamente la condizione della donna samaritana. Da una parte, ella ha ed esprime a Gesù un vivo desiderio di sazietà: "dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete"; dall’altra, ella ha cercato di trovare appagamento in un bene limitato, nell’esercizio disordinato della sua sessualità: "hai avuto cinque mariti, e quello che hai ora non è tuo marito". La legge ebraica consentiva solo due divorzi e tre mariti.

Il dramma dell’uomo consiste nel fatto che egli per saziare la sua sete beve ai beni limitati che l’esistenza gli offre, ma non vi trova appagamento. Essi sono come acqua salata: più ne bevi più aumenta la sete. Dobbiamo allora concludere che l’uomo è una passione inutile? Oppure che non potendo avere ciò che desideriamo, dobbiamo limitarci a desiderare ciò che possiamo avere? Questa sera Gesù ci dice: né l’uomo nel suo illimitato desiderio è una passione inutile né deve diminuire la misura del suo desiderio, perché esiste un "acqua" capace di donargli piena sazietà. "Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete".

Carissimi fratelli e sorelle, è l’incontro con Cristo vivente nella sua Chiesa che è l’unica soluzione adeguata del dramma della nostra vita, poiché è Cristo la risposta pienamente corrispondente a ciò che il cuore umano desidera. Senza questo incontro, il dramma della vita o si trasforma in farsa o in tragedia. All’uomo non basta se non Dio stesso che si dona a lui in Cristo; accontentarsi di meno significa rinunciare a se stessi. Desiderare una beatitudine piena non è il segno di un’immaturità giovanile che la vita poi si incarica di correggere, dal momento che esiste una realtà che corrisponde a questo desiderio: la persona di Cristo vivente nella sua Chiesa. Alla fine la donna samaritana ha capito questo ed abbandona la brocca: non ne ha più bisogno. Ma quando noi riduciamo il nostro desiderio di beatitudine a quello che siamo in grado di raggiungere colle nostre forze, Cristo diventa inutile ed insignificante.

2. Carissimi fratelli e sorelle, noi oggi celebriamo i divini misteri profondamente uniti alla parrocchia di Usokami e alla Chiesa di Dio che è in Iringa.

Che cosa fa la donna samaritana quando ha vissuto l’esperienza dell’incontro con Cristo? Corre in città a narrare a tutti la sua esperienza. Questa è la vera coscienza missionaria! Ognuno di noi è cristiano perché rivive nei modi propri a ciascuno ciò che è accaduto alla samaritana: ha incontrato Cristo. Non può tenere per sé la gioia di questo incontro: la dice agli altri. Noi oggi celebriamo questa giornata per riscoprire il senso della testimonianza: la samaritana diventa testimone. È la testimonianza di un dono ricevuto che viene condiviso coll’annuncio del Vangelo della grazia, che poi prende corpo nella carità.

È questa la grazia che chiederemo al Padre alla fine di questa celebrazione: manifestare nelle nostre opere la realtà presente nel sacramento che stiamo celebrando. E la realtà presente è Cristo acqua viva che sazia ogni desiderio.