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FESTA DI SANTO STEFANO
Celebrazione coi diaconi permanenti
26 dicembre 2005


Carissimi diaconi, è con voi in modo particolare che la Chiesa di Dio in Bologna oggi gode. Celebrando nel gaudio natalizio la memoria del protodiacono Stefano, eleva azioni di grazie al suo Sposo per la vostra presenza, per il vostro servizio. Vorrei quindi intrattenermi brevemente con voi sulle pagine sante appena lette.

1. "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio". Carissimi diaconi, in queste parole scopriamo il segreto più profondo di Stefano: la contemplazione del mistero di Cristo risorto. È come un piccola "fessura" attraverso la quale ci è consentito di guardare dentro allo spirito, al cuore del santo diacono.

La vita cristiana, carissimi, trova la sua radice e il suo fondamento nella fede. E la fede non si limita ad aderire alle formule in cui è espressa, ma attraverso le formulazioni – gli articoli della fede – il credente attinge alla stessa realtà creduta. E la realtà è Cristo; ed in Cristo il volto del Padre, nello Spirito Santo.

La vita cristiana è sostenuta da questa relazione personale con Cristo che vive nella Chiesa. Dentro a questa relazione Cristo cessa di essere un "altro", una "terza persona": è una presenza che pervade sempre più la vita, fino a riprodurre se stesso in ciascuno di noi. La narrazione che Luca fa della morte di Stefano è costruita sulla narrazione della morte di Cristo: nella morte del discepolo è "riprodotta" la morte di Cristo, così come nella vita del discepolo è "riprodotta" la vita di Cristo. Non si tratta di una riproduzione dovuta solo all’obbedienza o allo sforzo di "copiare – imitare un modello". È un fatto che accade nella vita, nella propria persona.

Inscindibilmente connessa con questa dimensione contemplativa, in Stefano dimora la dimensione caritativa, propria del diacono. Nel protomartire essa raggiunse il suo vertice nel perdono dei suoi uccisori. Carissimi diaconi, la carità cristiana ha una sua inconfondibile originalità perché deriva da Dio stesso mediane il dono dello Spirito. Essa quindi va continuamente vivificata in una profonda vita di preghiera.

2. Avete il privilegio che il primo martire sia stato un diacono. È un privilegio che vi obbliga.

Il martirio è la suprema manifestazione dell’attaccamento a Cristo; è il modo più chiaro di dirgli che a Lui non vogliamo anteporgli nulla, neppure la nostra vita. È quindi la suprema testimonianza che Cristo ha ragione.

Oggi a noi nelle società occidentali non ci è chiesto di versare fisicamente il sangue per Cristo. Ma c’è un altro "martirio" che ci è chiesto: quello di essere normalmente giudicati come intolleranti, integralisti, anti-democratici semplicemente se diciamo che Cristo ha sempre ragione e chi pensa il contrario, ha sempre torto. E si sa che oggi l’idolo cui tutti debbono inginocchiarsi è il relativismo. Il martire è la persona più anti-relativista che esista, poiché ritiene che non valga più la pena di vivere, se il prezzo da pagare è tradire le ragioni per cui vale la pena di vivere.

Carissimi diaconi, la testimonianza della vostra fede e della vostra carità è il "martirio" cui il vostro patrono vi sprona.

La vostra vita dimora dentro un sublime ternario: martyría, leitourgía, diaconia. Non uscitene mai.