home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


FESTA DELLA S. FAMIGLIA
26 dicembre 2004


1. "Voi mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore".

La semplicità di queste esortazioni apostoliche non deve impedirci di coglierne il profondo significato. Esse sono certamente un vero e proprio codice di condotta nel matrimonio e nella famiglia: due regole riguardano il rapporto moglie-marito, e due regole riguardano il rapporto genitori-figli. Più che sul loro contenuto, per altro assai chiaro, vorrei richiamare la vostra attenzione sulla ragione, sulla motivazione di questi precetti: "come si conviene nel Signore", e "ciò è gradito al Signore". Dunque, la vita matrimoniale e la vita familiare non è un’esperienza umana estranea al rapporto della persona col Signore. Essa infatti può essere vissuta o "come si conviene nel Signore" e come "è gradito al Signore", oppure in modo non gradito al Signore.

Queste semplici riflessioni ci guidano ad una conclusione che è di straordinaria importanza sia in se stessa sia in rapporto alla società in cui viviamo. E la conclusione è questa: il Signore ha un progetto riguardo al matrimonio e alla famiglia; vivendo conformemente ad esso gli sposi e i genitori vivono la loro esperienza matrimoniale e famigliare "come si conviene al Signore"; vivendo fuori di esso, vivono in modo non gradito al Signore. Esiste una divina architettura che ogni matrimonio e famiglia è chiamata a realizzare.

Richiamo brevemente le linee fondamentali di questo "disegno architettonico".

Il matrimonio è stato pensato e creato da Dio nel momento stesso in cui venne creata la persona umana. Essa infatti è stata creata uomo-donna. La S. Scrittura dice con mirabile e solenne semplicità: "Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò". E subito dopo la creazione della persona umana come maschio e femmina, il Creatore aggiunge: "siate fecondi e moltiplicatevi". Dunque, vedete che la verità del matrimonio è connessa alla verità della persona umana creata come uomo o donna, e destinata ad entrare nel pieno possesso della propria umanità attraverso la comunione reciproca del dono proprio dell’amore coniugale.

Essendo così profondamente connessi, persona umana e matrimonio procedono sempre congiunti nel riconoscimento e nella stima della loro dignità, così come nelle insidie e negli attacchi alla loro unità. Laddove il matrimonio non è stimato, ivi è la stima della persona umana ad essere insidiata; quando il riconoscimento della dignità della persona - dignità presente nella reciproca diversità uomo-donna - è in pericolo, lo è anche la dignità del matrimonio. Una delle ragioni per cui si sta mettendo in atto una strategia per equiparare matrimonio e convivenze omosessuali è che spesso non si percepisce più la ricchezza propria e specifica dell’essere-uomo, dell’essere-donna: soprattutto il mistero della femminilità è deturpato e violato nella sua ricchezza umana specifica.

E qui noi tocchiamo una seconda struttura fondamentale dell’architettura divina del matrimonio e della famiglia. Che è la seguente: esiste, nel disegno divino, una connessione inscindibile fra matrimonio e famiglia. L’unico modo degno e giusto di dare origine alla vita umana, il luogo originario per educare la persona umana è la comunità coniugale posta in essere fra l’uomo e la donna dal matrimonio. Solo l’atto dell’amore coniugale che fa degli sposi una sola carne, è degno di dare origine ad una nuova persona umana; il diritto di educare compete in modo originario ai genitori. "Il Signore … ha stabilito il diritto della madre sulla prole".

Sono questi i due fondamentali pilastri su cui si regge l’architettura divina del matrimonio e della famiglia: il matrimonio è comunione di amore costituita dal dono dell’uomo e della donna, chiamati a questo dalla loro reciproca costituzione maschile-femminile; l’amore coniugale, così inteso, è intimamente orientato al dono della vita. E pertanto due sono le fondamentali attitudini etiche richieste all’uomo e alla donna che si sposano: amore e responsabilità.

2. "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre … perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo".

È un fatto, questo, carico di immenso significato profetico: l’annuncio della vita, che si compie colla nascita del Verbo nella nostra natura umana, si scontra subito colla minaccia alla vita. Nel bambino Gesù minacciato di morte si realizza per la prima volta e in un certo senso si concentra quella grande lotta fra la vita e la morte, fra la civiltà della vita e dell’amore e la civiltà della morte e dell’odio. Il bambino Gesù minacciato nella sua vita è figura di ogni bambino, di ogni persona, debole, povera ed indifesa e perciò insidiata nella sua dignità, poiché "con la sua incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo" [GS 22 ].

È indubbio che per certi aspetti oggi si ha una grande attenzione alla dignità del bambino, ma non è meno vero che essa oggi è gravemente insidiata.

In primo luogo perché non è più affermato il diritto assoluto alla vita fin dal momento del suo concepimento: si è chiamato "diritto" ciò che moralmente è un omicidio.

Ma è pure grave l’attitudine sempre più condivisa nei confronti del concepimento di una nuova persona umana prima ancora che venga all’esistenza. O esso (concepimento) è visto come un male da evitare perché impedisce la propria soggettiva realizzazione; o esso è visto come un bene di cui si ha bisogno per la propria felicità. Nell’un caso come nell’altro, la persona prima ancora di essere concepita, è vista già in rapporto ed in ordine alla propria autorealizzazione: è strumentalizzata.

La celebrazione della santa Famiglia di Nazareth aiuti tutti noi, sposi e genitori in primo luogo, a crescere nella stima del matrimonio e della famiglia; ad essere costruttori di quella civiltà della verità e dell’amore che ha la sua prima sorgente nella comunità famigliare.