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SOLENNITÀ DI CRISTO RE
S. Teresa del Bambino Gesù, 26 novembre 2006


1. "Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re". Concludendo il suo anno liturgico, la Chiesa ci invita oggi a contemplare la regalità di Cristo, il suo "potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno [che] è tale che non sarà mai distrutto".

Se avete fatto attenzione, avrete notato che Gesù si dichiara re nel contesto di un dialogo serrato con Pilato, che rappresentava il regno dell’imperatore romano. E ciò che Cristo vuole subito chiarire è che la sua regalità, l’esercizio del suo potere "non è di questo mondo": non si pone sulla stessa linea, non è della stessa natura di quel potere che esercita ogni autorità politica. Questa è caratterizzata dall’uso della forza, della coazione: "se il mio regno fosse di questo mondo…". Chiarito questo punto fondamentale, la parola di Gesù ci introduce nella vera natura della sua regalità: "… rendere testimonianza alla verità". La sua regalità consiste nella testimonianza alla verità. Carissimi fratelli e sorelle, ascoltando queste parole abbiamo ascoltato una delle affermazioni più importanti della rivelazione cristiana.

La regalità di Cristo non consiste in una co-azione esercitata sull’uomo, ma nella libera sottomissione dell’uomo alla testimonianza che Egli rende alla Verità. Il fondamento della sua regalità è il fatto che in Gesù Cristo, nella sua persona-vita-opere, Dio si è pienamente rivelato: Dio ha detto nell’uomo l’intera e definitiva Verità su Se stesso e sull’uomo. "Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità".

Ci troviamo nel cuore del cristianesimo: tutto il potere di Gesù, tutta la sua dignità regale consiste semplicemente nel fatto che Egli ci rivela l’intera verità su Dio e sull’uomo. Lo strumento del potere regale di Cristo e l’unica forza del suo Regno è quindi la Verità. E pertanto la sua regalità può concretamente realizzarsi solo attraverso l’ascolto della sua voce da parte di chi è dalla verità.

2. Carissimi fratelli e sorelle, la dichiarazione che Cristo fa della sua regalità, nel senso ora spiegato, avviene nel contesto di un processo durante il quale Egli è condannato come impostore. Avviene così anche oggi, anche in mezzo a noi.

La proclamazione della regalità di Cristo e la sua effettiva realizzazione accade sempre dentro ad un’opposizione fra luce e tenebre, dal momento che "la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta" [Gv 1,5]. Cristo viene processato perché l’uomo rifiuta di vedere se stesso, di capire se stesso secondo la verità rivelata da Cristo. Misura se stesso secondo altri criteri. Alla radice della tragedia dell’uomo sta la menzogna come radicale rifiuto della rivelazione che è Cristo.

Si costruisce così una cultura della menzogna che genera la schiavitù dell’uomo e la sua morte: la cultura della morte deriva sempre dalla cultura della menzogna. Non si è forse creata e realizzata una società di mera coesistenza di opposti egoismi, generata dalla menzogna che è possibile raggiungere il proprio bene prescindendo dal bene dell’altro o perfino contro il bene dell’altro?

Si sta continuamente celebrando il processo nel quale si cerca di condannare Cristo. La sua regalità è puramente e semplicemente il dominio della verità; ogni volta che si impone la menzogna, si condanna a morte Cristo.

3. Cari fedeli, stiamo celebrando i Santi Misteri avendo in mezzo a noi il corpo santo della vostra patrona, S. Teresa del B. Gesù. Ella ci insegna a rimanere nel mondo come testimoni di Gesù, e come rimanervi.

L’ultima parte della sua vita Teresa la visse nella più profonda condivisione spirituale dell’incredulità in cui stava ormai precipitando l’Occidente. Non nel senso ovviamente che ne condividesse l’ateismo! Teresa vuole rimanere "seduta alla tavola dei peccatori".

Come ha testimoniato in favore di Gesù? attraverso la testimonianza di un vero amore. Ella vuole essere nel nostro mondo la testimone che Dio ama l’uomo, fino alla morte.

Accostatevi a lei, miei cari fedeli, perché vi ottenga questa grazia suprema: credere veramente all’amore che Dio ha per ciascuno di noi.