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SS. MO CORPO E SANGUE DI CRISTO
Bologna, Piazza Maggiore
26 maggio 2005


1. "Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile". Carissimi fratelli sorelle, la memoria costituisce la nostra persona, e la sua perdita ci impedisce di vivere degnamente. Avviene così anche quando parliamo; se ci capita di dimenticare ciò che stiamo dicendo, il nostro discorso si interrompe.

"Non dimenticare il Signore tuo Dio", ci ammonisce questa sera la parola di Dio. La disgrazia più grande per l’uomo è dimenticarsi del Signore suo Dio, poiché ciò equivale a vivere senza ricordarsi più da dove veniamo e a quale fine siamo destinati. Dimenticandosi di Dio, l’uomo cade nell’ignoranza di se stesso.

Ma il Dio che la sua Parola questa sera ci ammonisce di non dimenticare, non è un Dio lontano e separato dall’uomo, disinteressato alla sua vicenda: "ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile". È un Dio che cambia la condizione umana.

Carissimi fratelli e sorelle, per noi, noi credenti discepoli di Cristo, queste parole sante hanno un significato nuovo. Dio ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile perché eravamo schiavi del nostro egoismo, incapaci di costruire veri rapporti di fraternità, destinati alla morte non solo fisica. Egli, il Padre, ha compiuto questo cambiamento della nostra condizione umana quando ha donato il suo Figlio unigenito. Questi morendo ha distrutto la nostra morte, e risorgendo ci ha resi partecipi della stessa vita divina. Nell’incarnazione del Verbo, nella sua morte e risurrezione è accaduto che Dio "ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile". E questa sera, la sua Parola ci ammonisce: "non dimenticare", perché se tu dimenticassi quanto il Signore tuo Dio ha fatto per te, saresti perduto.

A questo scopo, perché noi custodissimo la memoria e non divenissimo degli smemorati, Cristo ha istituito l’Eucarestia, nella quale – come abbiamo detto nella preghiera iniziale – ci ha lasciato il memoriale della sua Pasqua. È per non dimenticare mai il Signore nostro Dio che ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto e dalla condizione servile, che noi celebriamo l’Eucarestia.

Che cosa accade quando celebriamo l’Eucarestia? Un doppio miracolo simultaneo in forza del quale l’Eucarestia è istituita come il sacrificio di Cristo e come il sacramento di Cristo. Attraverso la celebrazione dell’Eucarestia siamo resi presenti al sacrificio di Cristo sulla Croce: noi che viviamo ora. È il primo miracolo: il tempo che ci separa dall’avvenimento della Croce è abolito e noi siamo resi presenti ad esso come lo furono Maria e Giovanni. Attraverso la celebrazione dell’Eucarestia poi il Corpo ed il Sangue gloriosi di Cristo e quindi Cristo stesso è reso presente in questo luogo nel quale ci troviamo. È il secondo miracolo: è abolita la distanza, e Cristo è in mezzo a noi.

Voi comprendete quindi perché è la celebrazione dell’Eucarestia che ci impedisce di dimenticare il Signore nostro Dio. Nel significato più forte. Non dimentichiamo, perché siamo presenti all’avvenimento che ci ha fatto uscire dalla nostra condizione servile, dal momento che nell’Eucarestia è "veramente, realmente, sostanzialmente" presente il Corpo di Cristo offerto ed il Sangue effuso per la remissione dei peccati.

2. Carissimi fratelli e sorelle, stiamo celebrando l’Eucarestia nel centro della nostra città. Quale è l’apporto più importante, più grande che la Chiesa può offrire ad essa? Quale il suo principale contributo? La celebrazione dell’Eucarestia.

È nella e a causa della celebrazione dell’Eucarestia che il mondo è salvo. Senza di essa il mondo intero ed in esso la nostra città sarebbero già crollati. Niente è più necessario ad essa di quanto stiamo facendo ora, poiché niente è più necessario alla nostra città che la presenza in essa del sacrificio di Cristo, che la possibilità data agli uomini e alle donne che vivono in essa, di partecipare al Corpo di Cristo e costruire così una vera comunione fraterna.

Siamo venuti qui questa sera, nel centro della nostra città, a proclamare la nostra fede nell’Eucarestia. Per dire alla nostra città che ciò di cui non può far senza, ci ascolti o non, è la presenza di Cristo. Una presenza che non può essere chiusa nel tempio, ma che attraverso noi suoi discepoli diventa costruttiva di una vera comunità.