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MERCOLEDI’ VII SETTIMANA DI PASQUA
Cattedrale: 26 maggio 2004


1."Consacrali nella verità. La tua parola è verità". Carissimi, mentre raccomandiamo alla misericordia del Padre il nostro fratello Enzo, risuona alle nostre orecchie e nel nostro cuore questa parola di Cristo, la preghiera che Cristo rivolge al Padre perché siamo consacrati nella verità.

Questa preghiera indica in primo luogo la dimora in cui il discepolo deve vivere la sua esistenza: la verità. La verità di cui si parla non è il risultato di una sia pur nobile ricerca umana. È lo stesso Cristo Gesù nel quale viene rivelato il Mistero, il Padre, e quindi l’uomo e la sua altissima vocazione. È questa la dimora del discepolo di Gesù: questa rivelazione che Cristo fa del Padre. Questa verità, che è la rivelazione del Nome del Padre in Gesù e quindi della vita figliale di Gesù stesso, diventa lo spazio spirituale nel quale il discepolo vive e si muove.

Dentro lo "spazio della verità", il discepolo è consacrato; accade un cambiamento nella sua condizione umana indicato come consacrazione. L’uomo che accoglie la rivelazione di Cristo appartiene al Padre, entra in una comunione di vita con Lui, in un indicibile prossimità al Mistero. L’uomo esce da quell’esperienza di sradicamento in cui lo pone il peccato; l’uomo che pecca è un uomo privo di radici, non ha più un ubi consistam, un fondamento. "Consacrali nella verità" ha pregato il Signore: dentro alla rivelazione di Cristo l’uomo ritrova il suo fondamento nella relazione figliale col Padre.

In questo contesto Gesù pone la missione del discepolo nel mondo. Egli cioè pone in rapporto consacrazione nella verità e missione nel mondo, così come poco prima aveva posto un legame fra l’unità dei discepoli e la conversione del mondo alla fede cristiana. Perché esiste questo rapporto? perché la consacrazione nella verità è la condizione di base, il presupposto della missione nel mondo. Il discepolo è mandato a testimoniare quella trasformazione della condizione umana di cui egli è stato fatto oggetto.

2.Mentre eleviamo la nostra preghiera di suffragio e facciamo memoria del nostro fratello Enzo, questa parola di Dio illumina il nostro cammino, perché non dimentichiamo la sua testimonianza.

L’apostolo Paolo nella prima lettura ci descrive come deve essere la testimonianza del discepolo. Voglia Enzo contraccambiare la nostra preghiera di suffragio coll’ottenerci dal Signore di sperimentare nella nostra vita la gioia del donare: del donare ciò che in Cristo e da Cristo abbiamo ricevuto.