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S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti
Istituto Veritatis Splendor, 26 gennaio 2008


1. "Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno".

Con queste parole l’evangelista Matteo, che accompagnerà il nostro cammino durante quest’anno, descrive l’inizio della pubblica attività di Gesù e definisce il contenuto essenziale della sua predicazione. Esso è enunciato come "la buona novella del Regno".

Vorrei iniziare col richiamare la vostra attenzione sul fatto che quanto Gesù dice, è qualificato come "buona novella-Vangelo". Che senso ha questa qualifica? Al tempo di Gesù la parola "Vangelo" indicava ogni proclama che l’Imperatore notificava ai cittadini. Questi cioè dovevano pensare che tutto ciò che veniva dall’imperatore era una bella notizia, perché causava sempre un cambiamento nelle condizioni di vita dei cittadini.

Il fatto che l’evangelista usi questo termine per qualificare la predicazione di Gesù, è di straordinario significato. È come se pensasse e ci dicesse: "non ciò che ci dicono gli imperatori e i potenti di questo mondo sono belle notizie perché capaci di cambiare in meglio la nostra condizione, ma ciò che Gesù dice. È la predicazione di Gesù che ha in sé la forza, l’efficacia di cambiare la nostra condizione: essa è un, anzi il Vangelo.

Viene allora spontaneo chiederci: "ma che cosa predica Gesù? che cosa dice? Gesù dice: "convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino". Il contenuto centrale della predicazione di Gesù, il "suo Vangelo" è: il Regno di Dio è vicino. Che cosa significa?

"Parlando del regno di Dio, Gesù annuncia semplicemente Dio, cioè il Dio vivente, che è in grado di operare concretamente nel mondo e nella storia e proprio adesso sta operando" [J. Ratzinger – Benedetto XVI, Gesù di Nazareth, Rizzoli, Milano 2007, 79]. È come se Gesù ci dicesse: "Dio non è assente; Dio intende agire nel nostro mondo ed intende farlo ora". "Il regno dei cieli è vicino".

Se uno ascolta seriamente questa notizia, non può non cambiare intimamente il suo modo di pensare circa il mondo e circa se stesso, e quindi cambiare il suo modo di vivere. In una parola: convertirsi. In che cosa viene, per così dire, sconvolto colui che ascolta questa notizia? Fondamentalmente in due cose.

Primo: l’uomo non è più solo. Ciascuno di noi deve cessare di considerarsi un "masso erratico" dentro un deserto privo di sentieri. Deve cessare di essere venuto al mondo per caso, di vivere per caso, e di morire per caso. È Dio che interviene, che si prende cura dell’uomo e della sua vicenda umana.

Secondo: l’uomo ha diritto di vivere nella speranza. Egli non ha come destino il nulla eterno, poiché ora Dio è presente ed opera dentro alla sua storia.

2. A questo punto tuttavia viene da chiederci: questa bella notizia – il Vangelo – viene annunciato anche a me, oppure noi oggi ci dobbiamo accontentare di ascoltare la narrazione di ciò che è accaduto duemila anni orsono? Deve accadere oggi il Regno di Dio?

Miei cari fratelli e sorelle, il sacramento del Regno di Dio oggi è la Chiesa di Cristo. La Chiesa ha precisamente la missione, il compito di annunciare il Regno di Dio e di instaurarlo fra tutte le genti: anche ora, in mezzo a noi, nella nostra città, in mezzo al nostro popolo. Di questo Regno la Chiesa è come il germe e l’inizio che si compirà alla fine dei tempi.

Mentre dico questo non dimenticate neppure per un istante che cosa significa Regno di Dio: è la presenza attiva di Dio in mezzo a noi. Mediante la Chiesa questa presenza ancora oggi si realizza perché in essa e mediante essa viene predicato il Vangelo, vengono celebrati i santi sacramenti, si va faticosamente costruendo la nuova co-umanità nella carità.

3. Cari amici giornalisti, oso pensare che la pagina evangelica che stiamo meditando riguarda in modo particolare voi tutti, operatori della comunicazione sociale.

Nella sua inspiegabile condiscendenza, Dio ha voluto che nell’agorà degli uomini risuonasse anche la sua voce, e la sua parola. "Dopo averlo fatto molte volte e in molti modi mediante i profeti, ora lo ha fatto mediante il suo Figlio Unigenito" [cfr. Eb 1,1].

La Chiesa, testimone fin dalle origini della predicazione e delle azioni con cui Gesù ha annunciato il Regno, esiste per comunicare agli uomini questa bella notizia.

È in questo contesto che vedo la vostra opera, la quale, attraverso l’inculturazione del Vangelo dentro il linguaggio mediatico, tende a rendere i media più capaci di trasmettere e lasciare trasparire il messaggio evangelico.

La vostra propria modalità di comunicare il Vangelo del Regno risponde ad un’urgente esigenza della fede oggi: l’esigenza che la fede sia sempre più una fede pensata perché diventi chiave interpretativa e criterio valutativo di ciò che accade.

È a voi ben noto che i media non sono mezzi neutri. Sono al contempo mezzi e messaggio, che generano una nuova cultura. La Chiesa comprende che per comunicare il Vangelo, "non basta quindi usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa nuova cultura creata dalla comunicazione moderna" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio 37; EV 12/625].

È grande il compito, assieme alla povertà dei mezzi. Ma questa "paradossale miscela" fa parte dello stile con cui il Regno avviene. Esso è il seme di senape ed il lievito nella massa. La vostra ricchezza e potenza è nel Vangelo che comunicate.