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Solennità del Natale del Signore - Messa del Giorno
Cattedrale di S. Pietro, 25 dicembre 2010


1. "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Ancora una volta, il diacono ci ha fatto ascoltare l’annuncio di un fatto che, pur accaduto duemila anni orsono, non finisce mai di essere contemporaneo.

Il fatto annunciato è che il Figlio di Dio, il Verbo "che è irradiazione della sua [= di Dio] gloria e impronta della sua [= di Dio] sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua gloria", si è fatto carne. La maestà divina ha rivestito la nostra umiltà; la ricchezza infinita si è fatta povertà; la forza debolezza. Questo è il fatto che la Chiesa oggi narra all’uomo.

Ma l’uomo di oggi, l’uomo del terzo millennio può credere, anzi può avere interesse ad ascoltare questa narrazione? È ragionevole continuare a credere ad essa? Sembrerebbe di no. Tanto è vero che da qualche secolo gli uomini in Occidente hanno cercato, e cercano anche oggi, di costruire un mondo ed una società "come se Dio non ci fosse". Più precisamente. Non è tanto l’esistenza di Dio come tale che è messa in discussione o comunque ritenuto un tema non degno di considerazione. È la presenza di Dio venuto ad abitare in mezzo a noi, che è rifiutata o comunque ritenuta non necessaria in ordine ad una buona vita umana. Non è la verità religiosa: Dio esiste, in questione; è la verità cristiana: Dio "si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Se Dio c’è, non c’entra: sembra essere questa la formula dell’ateismo contemporaneo.

È una presenza ritenuta superflua: sarà la scienza e la tecnica a risolvere i problemi umani. È una presenza ritenuta dannosa: dalla società la fede in un Dio presente deve essere emarginata, poiché – si dice – essa ha in sé il veleno dell’intolleranza.

Quando, tuttavia, guardiamo la realtà, la riflessione sui destini dell’uomo si fa più prudente, e meno incantata dalle "magnifiche sorti e progressive".

Cristiani che avevano solo il torto di essere riuniti in preghiera, vengono massacrati. La crisi finanziaria che nessuna scienza economica aveva previsto, ha ridotto al lastrico milioni di famiglie. E che dire dell’oscurarsi delle evidenze originarie che da sempre avevano guidato l’uomo? Il matrimonio non è più solamente la legittima unione fra l’uomo e la donna; il suicidio viene nobilitato come un gesto di coraggio; l’affettività umana disintegrata dalla ragione è diventata incapace di istituire legami stabili.

Ogni uomo, ogni donna pensosi dei destini dell’uomo non può non cominciare a dubitare quanto meno che l’uomo non potrà salvare l’uomo; che l’uomo ha bisogno di una salvezza che non può darsi da solo. Per quale ragione? Perché la libertà umana è tesa tra bene e male, vita e morte, senso e assurdità. Questo è il vero problema dell’uomo, il cuore del dramma dell’uomo.

"Poiché l’uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato" [Benedetto XVI, Lett. Enc. Spe salvi 24b]. Chi promette una società per sempre immune dalle insidie di una libertà che decide di sradicarsi dal bene, fa una promessa falsa e dannosa.

È proprio da questa ferita della sua libertà che l’uomo ha quotidianamente bisogno di essere medicato e guarito.

2. La Chiesa, oggi, dice all’uomo: Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, Dio stesso è presente in mezzo a noi come nostro Salvatore, Redentore della nostra libertà. In che modo? Riascoltiamo la pagina evangelica.

"Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo".

Il nostro Redentore e chi lo accoglie mediante la fede non dona la legge: non è semplicemente insegnando all’uomo ciò che è bene o male, che l’uomo viene redento. Se uno sta soffrendo di una grave indigestione, non lo aiuto spiegandogli la chimica della digestione. Se uno sta annegando e non sa nuotare, non lo salvo insegnandogli da riva il nuoto.

Il Figlio di Dio fattosi uomo guarisce interiormente la nostra libertà, perché in chi crede in Lui Egli diventa sorgente di una vita nuova.

Oggi, proprio oggi, Dio viene nuovamente "fra la sua gente", viene nella nostra città, e a chi l’accoglie dà "il potere di diventare figlio di Dio": di divenire una nuova creatura. A chi crede in Lui è dato di vivere nella propria intera umanità la sua stessa vita. La fede è l’esperienza vissuta dell’incontro col Dio venuto ad abitare in mezzo a noi.

Ed allora, cari amici, mi piace concludere colle parole di un grande pensatore russo. "Su Cristo, potete discutere, non essere d’accordo … Tutte queste discussioni sono possibili e il mondo è pieno di esse …

Ma … sappiamo che sono tutte sciocchezze, che Cristo – in quanto solo uomo – non è Salvatore e fonte di vita, e che la sola scienza non completerà mai ogni ideale umano e che la pace per l’uomo, la fonte della vita e la salvezza dalla disperazione per tutti gli uomini, la condizione sine qua non e la garanzia per l’intero universo si racchiudono nelle parole: il Verbo si è fatto carne e nella fede in queste parole" [F. Dostoevskij, cit. da A. Sicari, Viaggio nel Vangelo, Jaca Book, Milano 1995, 149].