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Dedicazione della Cattedrale
Cattedrale di San Pietro, 25 ottobre 2012


1. La pagina evangelica appena proclamata non è di difficile comprensione. Essa ci rivela che il vero tempio è Gesù, il Signore risorto nel suo vero corpo. In che senso? È nell’umanità risorta del Signore che abita corporalmente la pienezza della divinità, la presenza salvifica di Dio; il Cristo innalzato sulla croce è il centro di attrazione che unifica l’umanità disgregata [cfr. Gv 11, 52]. L’unica risposta vera alla domanda di Salomone, "ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?", è Gesù il Verbo incarnato nel quale l’uomo può contemplare la gloria di Dio. La domanda della samaritana circa il luogo dove è possibile adorare Dio, è superata. Non esiste un luogo fisico privilegiato. Il luogo è la Verità: la persona di Gesù rivelazione del Padre; è lo Spirito: questi mi introduce nella Verità.

Se desideriamo vivere alla presenza di Dio, lo possiamo solo dimorando in Gesù: altre strade non portano a niente. Se desideriamo entrare in rapporto col Tu assoluto, lo possiamo fare solo in Gesù, entrando cioè nel dialogo che è proprio del Figlio unigenito col Padre. "Noi possiamo parlare a Dio nella parola che il Figlio rivolge al Padre; il Padre può parlare a noi nella parola che il Padre rivolge al Figlio" [D. Barsotti, cit. da Notiziario CFD, ottobre 2012, Inserto pag. 4]. Parola questa che è diventata parola umana. È questo dialogo divino il nostro tempio; è questa l’adorazione "in Spirito e Verità".

La porta di ingresso in questo tempio è la fede, e solamente la fede. Cari fratelli tocchiamo il cuore del nostro sacerdozio, dicendo questo. Corriamo infatti quotidianamente un tragico rischio, che mi piace spiegarvi con un esempio. Se voi prendete un sasso dal letto del Reno e lo rompete, all’interno vi apparirà asciutto. Per secoli è rimasto dentro l’acqua senza che questa lo abbia impregnato in profondità. Possiamo vivere per anni dentro il tempio, quasi ex officio, senza che l’Assoluto Tu di Dio sconvolga, converta a Sé, orienti, strutturi tutta la nostra vita. Come può accadere questo? È mancata la fede, la quale è impegno dell’uomo per l’Assoluto ed impegno assoluto dell’uomo.

Perché le cose stanno in questo modo? Mi limito, ovviamente, ad alcune riflessioni essenziali.

Non possiamo entrare alla presenza di Dio se egli non lo consente; non possiamo rivolgere la nostra parola a Dio, se non è Dio che per primo ci rivolge la sua parola: la nostra ha sempre carattere di risposta. È vero che la nostra ragione, faticosamente e non senza errori, può giungere all’affermazione di Dio. Ma trattasi di una conoscenza indiretta e mediata, incapace strutturalmente di generare un rapporto interpersonale. Nessun filosofo ha mai terminato la sua ricerca con la preghiera.

E Dio come si rivela in Gesù? Come Amore assoluto ed incondizionato; come "desiderio" di stabilire un rapporto d’amore con ciascuno di noi. Lo insegna la Cost. Dogm. Dei Verbum: "Con questa rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1, 15; 1Tim 1, 17) per la ricchezza del suo amore parla agli uomini (cfr. Es 33, 11; Gv 15, 14-15) e si intrattiene con loro (cfr. Bar 3, 38) per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé" [EV 1, 873].

Di fronte alla proposta di amore non c’è molto da discutere resta solo da crederci o non crederci. L’amore non è dimostrabile, è solo credibile. Alla libertà di Dio che si rivela può corrispondere solo la libertà dell’uomo che crede. Nel nuovo tempio della nuova Alleanza o avviene l’incontro di due libertà o avvengono solo fatti rituali.

Ecco, cari fratelli, il rischio del… sasso del Reno. La libertà è il muoversi della persona: è l’io in movimento, in atto. E la misura dell’intensità può essere molto diversa. Un rapporto personale fondato sulla libertà dell’uomo non può mai essere acquisito una volta per sempre. L’Anno della Fede ci è donato perché cresca la fede, cioè si radichi sempre più profondamente nel nostro io.

2. Non possiamo, cari fratelli, trascurare del tutto il fatto che ha dato origine alla rivelazione che Gesù ha fatto di sé come il vero tempio. "Trovò nel tempio venditori di buoi, di pecore e di colombe, e cambiavalute seduti al loro banco": la trasformazione della casa del Padre in una casa di mercato.

È la corruzione totale: la "logica" della casa del Padre è esattamente contraria alla "logica del mercato". C’è un solo modo, come vi dicevo, di rimanere nel nuovo tempio della nuova Alleanza: la fede che è libera risposta ad un Amore assoluto. La vita nel nuovo tempio è governata dunque dalla logica del dono, non dalla logica dell’offerta che deve avere un ritorno. Un ritorno in termini di auto-realizzazione, di soddisfazione psicologica, di libera progettazione della propria vita. La "logica mercantile" nega i fondamentali della nostra vita sacerdotale: la povertà, la castità, l’obbedienza.

Come è accaduto a Paolo, ad Agostino, a Madre Teresa [per fare qualche esempio], anche a noi è accaduto di vedere nel volto di Cristo la gloria di Dio, la rivelazione del suo Amore assoluto. La nostra risposta non può essere che totale: il resto è solo perdita. "A chi ha Dio, non manca nulla, se lui stesso non si rifiuta a Dio" [S. Cipriano, La preghiera del Signore 21].