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Inizio dell’Anno Accademico 2011-2012 dell’Università degli Studi di Bologna
Cattedrale di S. Pietro, 25 ottobre 2011


1. Cari giovani, la parola che Dio stesso vi ha detto questa sera attraverso il suo apostolo Paolo, vuole essere risposta ad uno dei bisogni più profondi del vostro cuore: il bisogno di speranza. Il presente che state vivendo, faticoso ed incerto, può essere vissuto bene, solo se ha la prospettiva di un futuro, la prospettiva di una meta certa e così affascinante da meritare ogni fatica del cammino verso di essa.

È grave l’insidia che sta alle porte del vostro cuore, ritrovarsi e riconoscersi in quella sorta di scetticismo così bene espresso dal poeta latino: "uno spirito contento del presente rifugge dal pensiero di ciò che accadrà in futuro" [Carm. 2, 16, 25]. O perfino di sottoscrivere un’iscrizione sepolcrale antica: "Spes, fortuna, valete. Nihil vobiscum est. Ludificate alios" [Corpus inscriptionum latinarum, vol. VI, n° 11743].

Ma in che senso e in che modo la parola di Dio vi fa dono della speranza e vi libera dal pericolo di ritagliare la vostra attesa secondo la misura dell’attimo presente?

Ascoltiamo l’Apostolo: "noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo".

Fermate la vostra attenzione per il momento sul fatto che – dice l’Apostolo – "noi possediamo già le primizie dello Spirito". Fate bene attenzione. Nella Sacra Scrittura "spirito" non denota una dimensione della nostra persona, che si oppone al corpo. L’Apostolo sta parlando della divina persona dello Spirito Santo, il quale ci dona la conoscenza viva dell’amore di Dio in Cristo. Scrivendo ai cristiani di Corinto dice: "noi [abbiamo ricevuto] lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato" [1 Cor 2, 12].

Cari giovani, è l’intima certezza che Dio ama personalmente ciascuno di noi; che Cristo è morto per ciascuno di noi che vi dà il diritto di sperare. Non siete più soli nel cammino della vita: in Gesù Dio è vostro compagno di viaggio. Non vi sto dando delle informazioni. Vi sto notificando una possibilità reale di esistere nella speranza. E voi potete fare vostra questa possibilità mediante la fede.

"La fede non è soltanto un personale protendersi verso le cose che devono venire ma sono ancora totalmente assenti; essa ci dà qualcosa … Attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro "non ancora"" [Benedetto XVI, Lett. Enc. Spe Salvi 7]. S. Tommaso dice che la fede è la "inchoatio vitae eternae". Potendo avere già l’anticipo, abbiamo la speranza che ciò che si compirà è certo.

Ma l’Apostolo, cari amici, dice che la nostra esistenza è anche un gemito. Non è il gemito di chi è privo di speranza, ma di chi, avendo pregustato il bene, ne desidera il possesso intero. È questa forse la definizione più vera della nostra persona: fili d’erba assetati.

2. Vorrei ora, cari giovani, attirare la vostra attenzione, più brevemente, su un altro aspetto della nostra condizione umana, di cui – come avete sentito – san Paolo parla lungamente.

Ciascuno di noi è immerso dentro una natura che, sicuramente, l’Apostolo lo sottolinea con grande forza, condivide le nostre sorti. Ma nello stesso tempo, l’uomo ha sempre avuto una sorta di paura.

Che cosa in fondo ci dice l’Apostolo? C’è una finalità nella natura, che Paolo non teme di esprimere nei termini della speranza: "Essa [la natura]… nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio".

Il mondo, la natura non è solo governata dalle sue leggi proprie. Essa è guidata insieme all’uomo dall’attrazione che Dio in Cristo esercita in essa fin che entrerà nella libertà della gloria dei figli di Dio.

Cari giovani, ponete il fondamento e la radice della vostra esistenza in Gesù mediante la fede e i sacramenti. E dentro al vostro presente verrà a dimorare un anticipo di quella pienezza di vita oggetto dei vostri desideri.

E sulla base di questa anticipata pregustazione, nessuno potrà togliervi il diritto di sperare. Dove c’è Dio, ivi c’è speranza.