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S. Messa di inizio dell’Anno Accademico 2006-2007 dell’Università degli Studi di Bologna
Basilica di S. Petronio, 25 ottobre 2006


1. "Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato". Carissimi studenti, Magnifico Rettore ed illustri Docenti, prendendo in mano un ricamo possiamo osservarlo all’inverso o dalla parte giusta. Ciò che i nostri occhi vedono in ciascun caso è molto diverso: una grande confusione di fili nella quale non si rivela nessuna figura; un ordinato disporsi di tessuti nel quale si dà a vedere una figura.

Il significato della metafora è il seguente: la storia umana, l’intero concreto vissuto umano, è una "grande confusione di fili" che si intrecciano senza riuscire a disegnare alcuna figura sensata, oppure la storia, l’intero concreto e quotidiano vissuto umano, appare a noi una confusione di fili ma in realtà esso sta disegnando una "figura" e realizza un "disegno eterno"? Miei cari studenti, illustri Docenti: la pagina paolina è la risposta a questa drammatica domanda. La quale può essere formulata in modo più sintetico nel modo seguente: la storia, l’intero vissuto umano, è – come dice il poeta - "una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla" oppure è – come ci ha appena detto l’Apostolo - "un mistero"?

Fate subito bene attenzione che la parola "mistero" sulla bocca di Paolo ha un significato completamente diverso dal significato che ha nel nostro linguaggio comune. "Mistero" significa il progetto che Dio ha a riguardo della storia umana, e che sta attuando dentro alla nostra confusa e tribolata quotidianità.

È il dono di un senso ed è la capacità di interpretarlo sia pure con fatica, che questa sera ci fa la parola di Dio attraverso l’Apostolo. Un dono che uomini sapienti e giusti da secoli attendevano, ma "questo mistero [= il divino progetto sulla storia] non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti".

Questa rivelazione libera la nostra ragione da una duplice insidia a cui è esposta quando cerca di compiere la traversata del mare tempestoso della storia. Sia dall’insidia della disperazione: il vivere umano singolarmente preso e nella sua interezza è privo di senso; sia dell’insidia dell’utopia totalitaria: è l’uomo che deve realizzare il senso compiuto della storia.

Ma quale è il contenuto della rivelazione che la parola di Dio ci dona? Quale cioè il senso ultimo della storia? "che i gentili … sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo". Molte sono le divisioni che attraversano il genere umano: di lingua, di cittadinanza, di cultura, ed altro ancora. Ma secondo la parola di Dio la divisione più profonda che spacca in due il genere umano è di carattere religioso: fra chi conosce il vero Dio ed è stato fatto oggetto delle sue promesse, il popolo di Israele; e chi non conosce il vero Dio e segue idoli "falsi e bugiardi", noi tutti i gentili. Lo scriveva già uno dei grandi della modernità occidentale: "il vero, unico e più profondo tema della storia del mondo e dell’umanità, al quale tutti gli altri sono subordinati, è il conflitto tra fede e non fede" [W. Goethe].

Ebbene, Dio ci ha rivelato il suo progetto: "che i gentili … in Cristo Gesù, sono chiamati a partecipare alla stessa eredità" dei figli di Israele, "a formare lo stesso corpo" con essi.

Miei cari studenti, illustri Docenti: dentro al tribolato trascorrere del tempo non si sta narrando "una favola … che non significa nulla". Dio sta attuando in Cristo un disegno eterno: ricondurre all’unità il genere umano diviso; raccogliere i dispersi; avvicinare gli estranei; ricomporre i disgregati. E di questa unificazione la Chiesa è il segno visibile, sacramento dell’unità degli uomini fra loro e con Dio. La multiforme sapienza di Dio è manifestata per mezzo della Chiesa.

2. Oggi iniziamo un nuovo anno accademico nella nostra Alma Mater – Universitas Studiorum.

La parola di rivelazione portataci questa sera dall’Apostolo trova una particolare risonanza in voi tutti, perché per voi ha un significato particolarmente intenso.

La parola apostolica è risposta alla volontà dell’uomo, al suo desiderio di avere intelligenza non solo del frammento separato dall’intero, ma dall’intero dentro al frammento. Dio non solo non condanna questo desiderio che è la definizione stessa della nostra ragione, ma ci dona la risposta.

L’intuizione che proprio in questa città ha generato l’istituzione universitaria, è in profonda sintonia colla pagina apostolica, e resta pienamente valida. È l’intuizione che "voi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte vi rendono incapaci di comunicare fra voi, dovete formare un tutto e lavorare nel tutto dell’unica ragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche nella comune responsabilità per il retto uso della ragione" [cfr. Benedetto XVI, Conferenza di Ratisbona].

La parola di Dio questa sera vi apre orizzonti sconfinati di verità e di senso. Ed anche se raramente ci è dato di vedere la parte giusta del ricamo, noi usciamo nella nostra città questa sera colla convinzione che libertà di Dio e libertà dell’uomo stanno intessendo un disegno splendente di bellezza.