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Parrocchia Beata Vergine Immacolata
25 maggio 2004


La Chiesa, carissimi fedeli, durante questi giorni di preparazione alla Pentecoste ci fa meditare la preghiera che Gesù eleva al Padre la sera del giovedì prima di affrontare la sua passione. Vorrei ora aiutarvi ad entrare in questa sublime pagina evangelica.

- "Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: …". Gesù ha pregato. Spesso i Vangeli ci testimoniano questo fatto. È un insegnamento che non possiamo trascurare. Di fronte alle ritornanti critiche rivolte a questo gesto del senso religioso umano, l’esempio di Gesù basta a noi credenti per dimostrare l’inconsistenza di quelle critiche: Gesù ha pregato, dunque anche noi dobbiamo farlo.

Non solo, ma Gesù ci dà anche un altro grande insegnamento riguardo ai contenuti della preghiera. Certamente ogni necessità, ogni preoccupazione può e deve essere manifestata al Padre, poiché egli si prende cura di noi. Ma ciò che in primo luogo nella preghiera dobbiamo chiedere è che si compia sempre più quell’opera di salvezza che il Padre ha progettato ed il Cristo ha realizzato. La prima richiesta che rivolge al Padre, come avete sentito, è "Padre … glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te".

- Ed ora vorrei, carissimi fedeli, attirare la vostra attenzione su un altro passaggio della preghiera di Cristo, quello dove si descrive il contenuto della vita eterna: "questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo".

Quando sentiamo parlare di "vita eterna" non dobbiamo pensare solamente alla vita di cui godremo dopo la nostra morte, se ne saremo giudicati degni. La vita eterna è la partecipazione da parte nostra della vita stessa di Dio, di cui noi fin da ora possiamo venire in possesso mediante la fede ed i sacramenti.

La vita eterna così intesa consiste nella conoscenza dell’unico vero Dio e di Cristo. È fuori dubbio che conoscenza non significa esclusivamente l’attività della nostra intelligenza ma una comunione di vita, la quale però trova la sua base nella vera conoscenza di Dio e di Cristo. È perché l’uomo potesse avere questa conoscenza vera, che Gesù ha rivelato il nome di Dio ed ha comunicato all’uomo tutte le parole che il Padre aveva detto a Lui. Per cui accogliendo questa parole come vere, gli uomini hanno saputo che Gesù è il Figlio unigenito del Padre.

È questo un aspetto dell’esperienza cristiana che oggi merita di essere urgentemente richiamato: la conoscenza della verità riguardo a Dio e a Cristo è la base della vita cristiana. La fede infatti è un atto di assenso a quanto la parola di Dio ci rivela. In ordine al culto che noi dobbiamo al Signore non è indifferente ciò che noi pensiamo di Lui, poiché il nostro culto è in primo luogo un atto della nostra intelligenza. Il relativismo religioso, il ritenere cioè che non esista una verità religiosa ma che ogni credo religioso abbia lo stesso valore, distrugge la vita cristiana.

Del resto voi lo sapete bene, carissimi fedeli, che la radice e il fondamento della vita cristiana è la fede. Questa è il nostro tesoro più prezioso.