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Festa di San Marco
Bologna – Cristo Re, 25 aprile 2007


1. Come avete sentito nella prima lettura, chi decide di seguire Gesù e di essere fedele al suo insegnamento è esposto a gravi difficoltà. È un brano della lettera che Pietro scrisse ai cristiani dispersi nelle varie città dell’Asia minore, che in quel momento subivano persecuzioni di ogni genere.

Che cosa raccomanda l’Apostolo? In primo luogo di rimanere saldi nella grazia di Dio, nella vocazione cristiana, nella professione della fede. Ma soprattutto l’Apostolo raccomanda di affidarsi al Signore, "gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi". È il Signore stesso dunque che rende i suoi discepoli "forti e saldi".

Carissimi ragazzi che fra poco riceverete il sacramento della Cresima, voi sapete che esso viene anche chiamato "Confermazione". È questo sacramento che "vi confermerà e vi renderà forti e saldi". L’unzione che a forma di croce io farò sulla vostra fronte è il segno efficace della fortezza che lo Spirito vi darà.

Questa parola che il Signore vi sta dicendo ha senso ed interesse per voi ad una condizione: che decidiate di vivere come discepoli di Gesù. Se terminata questa celebrazione; se uscendo da questa Chiesa, pensaste che con il Signore "avete chiuso"; se non vi farete mai più vedere per continuare la vostra formazione, non avete bisogno di rimanere "saldi nella fede". Per vivere come tutti vivono, per ragionare come tutti ragionano, per comportarvi da "conformisti" non ci vuole molto coraggio né molta forza. Chi si lascia trasportare dalla corrente non ha bisogno di compiere sforzi per remare. Carissimi cresimandi, non rinunciate mai alla vostra libertà di seguire Gesù ed il suo Vangelo.

Come avete sentito, per incoraggiare i suoi fedeli l’apostolo Pietro ricorda loro che i loro fratelli di fede "sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze". Anche oggi, cari amici, ci sono cristiani perseguitati, imprigionati ed anche uccisi a causa della loro fede. È accaduto la scorsa settimana in Turchia. Siamo ancora in una Chiesa di martiri. Il secolo appena trascorso è stato chiamato il secolo dei martiri.

Vi ho detto questa parole "per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi".

2. Ed ora vorrei rivolgere qualche parola anche a voi adulti, genitori e non.

La nostra più grande missione – nostra, intendo di noi adulti – è quella di educare questi ragazzi. Non possiamo dire: "lo lascio libero così da grande farà le sue scelte". Non fare loro nessuna proposta educativa autorevole impedisce alla loro mente e al loro cuore di avere una visione della realtà con cui confrontarsi. L’abdicazione alla nostra responsabilità educativa genera schiavi, non persone libere.

La lettura che abbiamo appena ascoltato, ci offre un esempio di come si fa una proposta educativa. L’Apostolo introduce i suoi fedeli nella realtà – l’educazione è l’introduzione della persona nella realtà – mostrando da una parte anche gli aspetti più difficili, e dall’altra indicando con quali attitudini il cristiano deve porsi nel mondo. È un testo che lascia trasparire una vicinanza, una condivisione del destino di quei fedeli, una forza di consolazione che li conforta. Insomma: si è istituito un rapporto educativo vero e proprio.

Vorrei che tutti, ragazzi e adulti, terminata questa celebrazione rientrassimo nella nostra vita di ogni giorno coll’intima certezza che "Dio ha cura di noi" e che questa cura di Dio nei confronti dell’uomo ci rende "forti e saldi" durante le nostre giornate: sempre ed ovunque.