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FESTA DEL VANGELO – COMUNITA’ DEI FIGLI DI MARIA
Bologna – S. Cuore
25 aprile 2005


1. "Canterò senza fine le grazie del Signore .. perché hai detto: la mia grazia rimane per sempre". Carissimi fratelli e sorelle, Figli di Maria di Nazareth, a pieno diritto la Chiesa fa proprio il Salmo di Israele e nel suo cuore essa dice: "cantero senza fine le grazie del Signore". Non un cantico delle labbra, ma del cuore. La Chiesa infatti ha conosciuto "il Dio di ogni grazia" - come lo chiama Pietro nella prima lettura – poiché essa è nata dalla chiamata del Padre a partecipare in Cristo alla sua stessa gloria: "vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù". Le "grazie del Signore" sono tutte come concentrate, "ogni grazia" è come inclusa nella chiamata alla gloria eterna in Cristo Gesù. "Questa è la vera grazia di Dio", ci ripete con forza l’apostolo.

È grazia perché espressione di puro amore preveniente: "egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia" [Tit 3,5]. È grazia perché ci destina ad una condizione che supera infinitamente ogni nostro desiderio, ogni nostra esigenza, ogni nostra aspettativa: "quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano" [1 Cor 2,9]. L’uomo è introdotto in una condizione divina perché realmente diventa partecipe della divina figliazione del Verbo.

La pagina dell’apostolo Pietro che stiamo meditando, sottolinea una dimensione esistenziale della grazia divina, una dimensione che l’uomo oggi ha particolare bisogno di sperimentare: la dimensione della stabilità, della saldezza, della consistenza. Dice l’Apostolo che il Dio di ogni grazia, proprio chiamandoci alla sua gloria eterna in Cristo Gesù "vi ristabilirà, vi confermerà e vi renderà forti e saldi".

Carissimi fratelli e sorelle, la parola di Dio suggerisce in modo suggestivo un’esperienza umana alla quale siamo quotidianamente esposti: l’esperienza dell’incertezza, del turbamento dello spirito. Non è solo l’incertezza circa fondamentali beni umani che può indurre gravi turbamenti del cuore. Pensate, per fare solo due esempi, che cosa significhi l’incertezza a riguardo del lavoro o a riguardo di una grave minaccia alla nostra salute fisica. Ma non sto parlando di questo. È l’incertezza che riguarda la vita come tale, il suo senso ultimo, la sua esposizione al male nel senso più radicale del termine, ad un "nemico, il diavolo, [che] come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare". Ebbene, fratelli e sorelle, è la chiamata alla gloria eterna in Cristo, è l’essere stati eletti e predestinati in Lui, ancor prima della fondazione del mondo, per divenire figli di Dio: è questa grazia che ci conferma, che ci rende forti e stabili. La "sicurezza esistenziale" profonda è il dono, è la conseguenza di questa grazia: "la tua fedeltà è fondata".

Ma l’Apostolo non ci nasconde che è anche compito nostro e pertanto anche ci dà un comandamento: "in essa state saldi". Cioè: prendete sempre più coscienza della vera grazia di Dio; vivete nella certezza che "il Dio di ogni grazia … vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo". È questa certezza, il sentirsi non in preda al caso ma amati da Dio, che "vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza, vi confermerà e vi renderà forti e saldi".

2. "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura". Carissimi fratelli e sorelle, il Dio di ogni grazia continua a chiamare gli uomini alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, mediante la predicazione del Vangelo. La voce della chiamata risuona nella parola di chi evangelizza.

Non è un dovere prima di tutto: è un’esigenza insita in chi ha vissuto l’esperienza della chiamata. La gioia della chiamata non può non essere condivisa. E l’annuncio del Vangelo è la condivisione della gioia di un incontro.

Carissimi fratelli e sorelle, voi oggi celebrate la "festa del Vangelo". Celebrate la gioia della chiamata; celebrate la gioia di un dono immeritato; celebrate la gioia di un senso ritrovato. Partite da questa festa ripetendo a voi stessi, nel cuore, ogni giorno: "annunzierò ai fratelli la salvezza del Signore". È beato infatti chi cammina alla luce del volto del Signore e chi trova la sua gloria non nella propria, ma nella giustizia del Dio di ogni grazia.