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Mercoledì delle Ceneri
S. Messa e il rito di imposizione delle ceneri
25 febbraio 2004

1. "Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini". Il richiamo di Gesù ci fa prendere coscienza che possiamo vivere in due modi: davanti agli uomini, davanti a Dio. Noi possiamo decidere ciò che decidiamo, scegliere ciò che scegliamo, in una parola esistere sulla base di ciò che gli altri potranno dire e pensare di noi o sulla base di ciò che Dio stesso potrà dire e pensare di noi. Il Vangelo questa sera ci costringe, carissimi fedeli, a porci quindi la domanda fondamentale: davanti a chi tu vuoi vivere? in relazione a chi tu vuoi esistere? Davanti ed in relazione a Dio oppure davanti ed in relazione agli uomini? L’esito di chi opta per la seconda alternativa è indicato da Gesù colle seguenti parole: "hanno già ricevuto la loro ricompensa". Cioè: tutto si conclude e si chiude dentro al cerchio del tempo, nella vanità dei discorsi umani che hanno lo stesso valore di chi li fa. "Hanno già ricevuto la loro ricompensa": terminata la lode e l’ammirazione umana, tutto sarà finito.
Comprendiamo allora l’intima verità di un gesto che questa sera sarà compiuto su ciascuno di noi: l’imposizione delle ceneri. Essa è accompagnata da alcune parole: "ricordati, o uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai". Cioè: questa è la consistenza umana, questa la forza del nostro essere. Quella di un pugno di polvere; basta un po’ di vento e tutto scompare senza lasciare traccia di sé. "Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce" (Is 40,6-7) poiché "lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce" (Sal 103,16). Guardiamoci dal vivere davanti agli uomini, vivremmo alla presenza del nulla "che un po’ di vento disperde". Carissimi fedeli, questa è la sera della verità dell’uomo che decide di chiudersi completamente dentro al cerchio delle relazioni umane. La creatura che non vuole vivere davanti al suo Creatore, svanisce. E questa è stata la decisione dell’uomo, quella di non vivere più alla sua Presenza; di non prendere più come misura della sua vita la sua Parola; di esistere "come se Dio non esistesse". E’ questa l’intima natura di ogni peccato.
Questa è la sera della verità! Ci presenteremo fra poco davanti al Signore col capo chinato, riconoscendo che abbiamo peccato e siamo stati giustamente condannati a divenire polvere.
2. "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di Lui giustizia di Dio". Ma ciò che le ceneri esprimono non è tutta la verità dell’uomo, dal momento che all’uomo è donata la capacità e la forza di ri-vivere davanti a Dio: di praticare le proprie opere davanti al Padre che è nei cieli. Ciò è stato reso possibile dal Padre stesso che fedele al suo Amore verso l’uomo, ha inviato il suo Figlio unigenito perché diventasse "per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1Cor 1,30). Cristo è stato trattato da peccatore; ricevette anch’egli, a nostro favore, la condanna a morte, perché noi fossimo riportati nella Alleanza con Dio.
Questo evento, l’evento della nostra riconciliazione col Padre, accaduto nella morte e risurrezione di Gesù, è reso ora attuale nella Chiesa.
Ora tu sei toccato da questa grazia; ora tu puoi cessare di vivere davanti agli uomini e cominciare a vivere davanti a Dio; ora tu che non conti nulla, che sei polvere e cenere puoi essere riconciliato con Dio; adottato da Lui come figlio, puoi diventare da mortale immortale, da perituro imperituro, da effimero eterno, da uomo dio. In che modo? "Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro". Esiste nella Chiesa una mediazione di salvezza che si attua attraverso il sacro ministero, abilitato non solo ad annunciare una Parola, ma anche ad offrire la Grazia della riconciliazione: "come se Dio esortasse per mezzo nostro".
E’ questa la sera in cui ci viene svelata l’intera verità dell’uomo e nel solo luogo in cui essa appare in tutta la sua paradossale interezza: in Cristo Gesù. "Noi non conosciamo la vita, la morte se non per mezzo di Gesù Cristo. Fuori di Gesù Cristo, non sappiamo che cosa sia la nostra vita o la nostra morte" (B. Pascal). L’uomo non è in sé e per sé che polvere destinato a ritornare in polvere; in Cristo è destinato alla vita eterna. Togli Cristo e vivrai solamente davanti agli uomini: o disperato o presuntuoso. E comunque destinato alla morte eterna.
"Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza". Sono i giorni della quaresima; i giorni della misericordia e del perdono.
Ed allora, "O Dio che hai pietà di chi si pente e doni la tua pace a chi di converte" guarda a questi figli che riceveranno l’austero simbolo delle ceneri, perché iniziando il cammino quaresimale giungano a rivivere nella pienezza della loro dignità in Cristo Risorto.