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Solennità del Natale del Signore
Santa Messa della Notte
Cattedrale di S. Pietro, 25 dicembre 2009


1. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce: su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". Cari fratelli e sorelle, il profeta narra l’evento accaduto in questa notte come l’accendersi di una "grande luce" che illumina una "terra tenebrosa".

L’apostolo Paolo nella seconda lettura usa la stessa grande metafora per narrare lo stesso avvenimento: "è apparsa" dice "la grazia di Dio". Il termine "apparizione" suggerisce la stessa esperienza: l’irruzione di una luce improvvisa nel mondo pieno di buio e di questioni non risolte.

Anche il Vangelo quando descrive che cosa accadde ai primi testimoni del fatto accaduto questa notte, ai pastori, dice che "la gloria del Signore li avvolse di luce".

Dunque, cari fratelli e sorelle, per vivere consapevolmente il mistero che stiamo celebrando dobbiamo per così dire porci spiritualmente nell’istante in cui una sorgente luminosa s’accende e vince le tenebre. Quale luce? quali tenebre?

Alla prima domanda risponde l’apostolo Paolo: "è apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". La luce che in questa notte apparve, è la "grazia di Dio apportatrice di salvezza".

Luce significa conoscenza della verità che vince l’ignoranza e la menzogna. A causa di ciò che è accaduto questa notte, l’uomo esce dall’ignoranza in cui si trovava circa Dio. Gli è dato di conoscere Dio, poiché può vedere la sua grazia: l’uomo questa notte può "vedere" il vero volto di Dio. Egli è il Dio che fa grazia, che usa misericordia, che dona salvezza. Nel "fondo del mistero" di Dio, l’ atteggiamento fondamentale verso l’uomo è grazia e misericordia.

Che questo sia l’intimo essere di Dio – grazia e misericordia – è mostrato precisamente dal mistero che celebriamo in questo giorno santo: Dio si è fatto uomo ed è venuto ad abitare fra noi.

L’uomo non poteva sapere quali erano i pensieri ed i progetti di Dio a suo riguardo. Anzi, data l’infinita distanza che vige fra Dio e l’uomo, questi ignorava perfino se Dio si prendesse cura di lui. Dio allora ha deciso di farsi vicino all’uomo, venendo a vivere la nostra vicenda umana non apparentemente ma realmente, facendosi uomo. È questa l’apparizione della grazia "apportatrice di salvezza": il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare fra noi.

2. La luce della rivelazione che Dio fa di se stesso in questa notte, avvolge i pastori di luce; avvolge di luce l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo.

"In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo … Cristo … proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione" [Cost. past. Gaudium et spes 22,1; EV 1/1385]. I pastori quella notte, vedendosi amati da Dio fino alla condivisione della loro povertà ed umiliazione, presero coscienza della loro sublime dignità. Cessarono di considerarsi "qualcosa" di socialmente irrilevante e diventarono consapevoli di essere "qualcuno" di cui Dio stesso era venuto a prendersi cura.

Se anche noi, come i pastori, andiamo specialmente a Betlemme, se ci inginocchiamo nella fede per riconoscere Dio nel mistero della sua incarnazione, ritroveremo noi stessi. Veramente nella luce di Betlemme l’uomo trova la risposta alle domande: chi sono? da dove vengo? a che cosa sono destinato? perché vivo nel mondo? Trova la risposta nella grotta di Betlemme, nella mangiatoia.

Vedendo nella fede il Dio fatto uomo per prendersi cura dell’uomo, questi prende coscienza della sua dignità, della sua vera grandezza, del valore incondizionato della sua umanità, del senso della vita. E così si immunizza da quella tirannia dello scientismo che oggi tende a considerare l’uomo come un semplice frutto casuale dell’evoluzione della materia, dentro ad un universo privo di senso.

Cari fratelli e sorelle, mai come oggi l’uomo ha bisogno di andare con umiltà a Betlemme se vuole ritrovare se stesso, se non vuole perdere se stesso, poiché mai come ora è messa in questione la verità circa l’uomo. Il primo difensore di questa verità è Colui che è Dio e si è fatto uno di noi.

Non stacchiamoci da Betlemme, non sradichiamoci da quella grotta. Chi ci propone in tutti i modi questo distacco e sradicamento, in realtà non serve realmente e sostanzialmente la causa dell’uomo. L’esito sarebbe – come la storia recente ha mostrato – la morte dell’uomo.

La luce che penetrò nella coscienza dei pastori continui ad illuminare la nostra: conosceremo il vero Dio e la verità circa l’uomo.