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Santa Messa della Notte di Natale
Cattedrale di San Pietro, 24 dicembre 2008


1. "Il popolo che camminava nella tenebre vide una grande luce". Carissimi fedeli, la notte di Natale è illuminata da una grande luce, poiché – come dice l’Apostolo – in essa "è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". La luce che il profeta vide rifulgere "su coloro che abitavano in terra tenebrosa", è l’apparizione della "grazia di Dio".

Questa espressione "grazia di Dio" significa che nel cuore di Dio dimora un’attitudine di benevolenza verso l’uomo, che si rivela mediante il dono del suo Figlio unigenito: "Egli ha dato se stesso per noi", dice ancora l’Apostolo. La luce di questa notte santa è dunque la manifestazione della salvezza donata all’uomo in Cristo. È questa infatti la notizia dell’angelo ai pastori: "Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore".

Il profeta parla di un "popolo che cammina nelle tenebre", e di persone che "abitano in terra tenebrosa". ed in realtà questa è la condizione spirituale dell’uomo non ancora illuminato dalla luce di questa notte.

Se infatti l’uomo non censura le domande più profonde del suo cuore, non può non chiedersi se la sua vita è o non è consegnata ad oscure ed impersonali forze chiamate "il destino"; oppure al caso da cui è assente ogni ragionevolezza, chiamato "la fortuna". Destino e/o fortuna sono il volto enigmatico della realtà, oppure essa è guidata da un intelletto pieno di amore?

Se l’uomo ritiene vera la prima alternativa, egli non può pensare se stesso se non come un semplice prodotto della casualità della materia. L’apostolo Paolo ha magistralmente descritto la condizione di questo uomo, quando dice che egli vive sotto la signoria degli "elementi del cosmo" [col 2,8]; è l’uomo che pensa di essere stato prodotto e di essere governato in ultima istanza dalle leggi della materia e dell’evoluzione.

2. Il fatto accaduto questa notte, nel suo carattere di "grazia di Dio", ci dice la verità intera e circa Dio e circa l’uomo.

Circa Dio. Dio rivelandosi nella povertà della nostra natura e condizione umana, ci dice che Egli si prende veramente cura dell’uomo. Ci dice che la realtà non è governata dal caso o da una impersonale razionalità, ma da una Persona che si prende cura di ciascuno. Ci dice che Dio non è lontano dalle vicende umane, non è estraneo; ma se ne è lasciato pienamente coinvolgere perché tutto cooperi al bene di coloro che lo amano.

La luce apparsa questa notte illumina anche il mistero dell’uomo. Essa lo rende consapevole della sua dignità. Se Dio si prende cura dell’uomo fino al punto di condividerne la condizione, quale valore deve avere ai suoi occhi ogni uomo!

Veramente in questa notte è stata affermata per la prima volta l’infinita preziosità di ogni singola persona umana.

Anche della persona già concepita e non ancora nata; anche della persona in stato vegetativo permanente; anche della persona ammalata allo stadio terminale.

L’uomo non può considerarsi un casuale prodotto dell’evoluzione della materia, se ha "meritato" di aver come compagno della sua vicenda terrena Dio stesso.

La luce apparsa per la prima volta questa notte duemila anni orsono non si è più spenta. Dopo i pastori, essa ha "avvolto" uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo, insegnando "a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo". Questa luce ha generato una nuova umanità.

Come possiamo anche noi lasciarci avvolgere da essa sia come singoli sia come società? Il Concilio Vaticano II insegna che la luce di Cristo si riflette sul volto della Chiesa, mediante l’annuncio che essa compie del Vangelo [cfr. Cost. dogm. Lumen gentium 1; EV 1/284]. Ecco, cari fratelli, la risposta alla nostra domanda!

La luce di Cristo ci illumina interiormente, ma lo fa attraverso la predicazione evangelica della Chiesa. Le verità profonde fatte conoscere all’uomo questa notte non sono il prodotto della ragione umana. Sono un dono che possiamo solo ricevere nell’obbedienza della fede. È essa che libera l’uomo dall’instabile varietà dell’errore mediante la verità divina: la verità che ha preso carne e sangue umani nel bambino di Betlemme.